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Rose rosse

Lui le regalava sempre rose, rose rosse in segno d’amore, per dimostrarle il suo amore.

«Rose per la mia Rosa, – mormorava immancabilmente, dopo aver fatto l’amore con lei, avvampando ancora di desiderio, il volto arrossato e la fronte imperlata di goccioline di sudore – ma nessuna rosa sarà mai più bella della mia Rosa.»

«Sì, rispondeva lei, immancabilmente, dopo aver fatto l’amore con lui, ancora desiderosa di stringerlo e di possederlo – nessuna rosa sarà bella come la tua Rosa, nessuna rosa sarà bella come me.»

Le regalava mazzi e mazzi di rose rosse ad ogni occasione, anche alla più banale, anche alla più insignificante, così, come un altro marito avrebbe portato a casa il pane fresco ogni giorno, lui portava a casa rose rosse, ogni giorno. Perché non conosceva altro modo per farle capire il suo amore. Rose rosse pegno d’amore. Rose rosse simbolo d’amore.

Rose rosse profumate.

E le ripeteva sempre di amarla, sempre, di giorno e di notte, anche nel cuore della notte, quando si svegliava di soprassalto come preda di chissà quali oscuri presagi, le diceva di amarla, di avere sempre il timore i perderla perché sognava di essere abbandonato, sognava di vederla andare via dentro una fitta coltre di nebbia, e sognava di chiamarla, di chiamarla fino allo stremo delle forze senza che lei ritornasse indietro, sognava di vederla scomparire.

Lei sorrideva beatamente. L’amore suo la rendeva felice.

Si sentiva paga, non desiderava altro dalla sua vita, nient’altro che l’amore di lui, dell’uomo che aveva accanto, e supponeva di essere invidiata da tante delle sue amiche che passando per la strada vedevano le rose rosse di lui sui davanzali delle finestre; in ogni angolo della casa, sia dentro che fuori, le rose rosse facevano mostra del loro splendore.

Rose rosse ovunque. Rose rosse pegno d’amore. Rose rosse simbolo d’amore. Rose rosse profumate.

Un giorno Rosa manifestò un’allergia. Il dottore, giunto subito dopo che lei gli aveva telefonato, una valigetta stretta in una mano e un quotidiano nell’altra, senza fare il minimo sforzo e senza visitarla, solo guardandola (era seduta sul divano, indossava un abito estivo senza maniche che lasciava vedere chiazze rossastre e pustole di un rosso cupo) disse subito che erano le rose, che la sua allergia era causata dalle rose, dal loro troppo intenso profumo.

Osservandosi attorno disse: «Ce ne sono troppe! Danno fastidio persino a me che sono appena arrivato, come può vivere qui dentro signora? Dovrebbe buttarle via, se non tutte almeno una gran parte. Sembra di essere in un cimitero, o meglio ancora dentro una bara, mi scusi se sono indelicato e brutale, abbia pazienza sa, ma come può respirare sempre questo miasma, e stare bene?»

«Miasma? – ruppe lei piangendo e tentando maldestramente di coprirsi più che poteva con il provvidenziale plaid che aveva appoggiato casualmente sul divano, Come può definire miasma il profumo di una rosa?»

Il dottore ebbe un attimo d’incertezza. Poi disse: «Tenga un solo mazzo, vedrà , starà meglio perché il profumo sarà più leggero e non le darà fastidio.»

Lei rispose: «Mai! Non posso buttare nemmeno una rosa. Non una! Mio marito si offenderebbe: mi ama così tanto! Sono sue sa, queste rose. Si sentirebbe come respinto, rifiutato, se ne gettassi anche una sola di rosa …lei non può sapere!»

Il dottore infatti, perplesso come non mai, non poteva capire, non avrebbe mai potuto capire come mai una persona non rinunciasse a trangugiare un veleno, perché secondo lui un veleno erano tutte quelle rose e quel loro miasma che aleggiava nel piccolo e scuro appartamento.

No, il dottore non poteva capire, non capiva. E gli sembrava perciò inutile qualsiasi altra parola, qualsiasi altro consiglio. «Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire,» pensava.

«Faccia come crede, aveva alla fine sentenziato facendo spallucce – informi suo marito e vedrà che sarà proprio lui, se come sostiene l’ama tanto, a volerla liberare di tutte queste rose. Mi creda, se è una persona sana di mente lo farà. Arrivederci signora.»

Rosa informò il marito, minimizzando la sua situazione, raccontando più bugie che verità, e lui, imperterrito, continuò a regalarle rose rosse sempre, perché l’amava e non conosceva altro modo per dimostrarglielo.

Glielo diceva sempre che l’amava, anche se la vedeva con gli occhi gonfi e tanti bubboni rossi e pruriginosi dovuti alle sue rose. La sua Rosa era la più bella tra le rose. E rose continuò a portare a casa anche quando lei, sfinita dall’allergia, non cambiava più l’acqua nei vasi e non buttava via le rose appassite.

Con il trascorrere dei giorni il piccolo e scuro appartamento si impregnò lentamente del nauseabondo odore di acqua marcia, e di fiori morti.

Lei non si curava più di nulla. Nemmeno di lui.

Ma lui amava ugualmente e più di sempre la sua Rosa, l’amava, e per dimostrarle il suo amore aveva continuato a regalarle rose rosse, rose rosse, rose rosse, fino a quando a Rosa, a causa di tutti i farmaci cortisonici che trangugiava contro l’allergia, fiorì un’ulcera allo stomaco che si trasformò rapidamente in un cancro fulminante che la condusse alla morte.

E sulla sua tomba, piangendo, lui depose fasci e fasci di rose rosse, perché non conosceva altro modo di mostrarle il suo amore.

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