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Alida Casagrande

Un vecchio amore

«Ritroverai la felicità ricongiungendoti con un vecchio e passato ma sempre presente amore», le predisse Madame Martinette, la più nota sensitiva e cartomante di Vicenza.

Nora Martini l’aveva guardata, scettica. «Un mio vecchio amore?», domandò scuotendo la testa, «Ma io... io non ho avuto amori tanto importanti... io...»

«Perchè non vuoi credere?», chiese Madame seguitando a sistemare sopra il tavolo le carte due a due. «Guarda...», e additò il Re di Cuori, «Questo è l’amore figlia mia... abbi fede e vedrai che prima o poi accadrà ciò che ti dico: ritroverai la felicità ricongiungendoti con un tuo vecchio amore. Vedrai...»

«Bè, spero solo che non si tratti del mio ex-marito...», disse Nora d’un fiato.

«È stato un grande amore il vostro?»!

«No, non mi pare proprio.»

«In effetti», mormorò Madame, «se così fosse stato sareste ancora insieme. Perchè vi siete separati?», domandò poi.

Nora la fissò. Avrebbe voluto risponderle ma le parole non trovavano la strada per uscire dalla sua bocca. Gli occhi le si velarono e Madame comprendendo il dolore della sua cliente agitò il braccio in aria e disse: «Non fa niente. Non importasse non vuoi parlarmene... capisco che ti sto causando troppo dolore e preferisco lasciar perdere... si sa... tutte le separazioni...»

«No no!», esclamò improvvisamente Nora, «Non è la separazione in se stessa che mi fa stare male... è... è...», e si bloccò come una radio alla quale si sfila la presa dalla corrente elettrica.

Madame Martinette appoggiò una mano sopra quella di Nora. «Non continuare. Va bene così... hai figli? Vuoi che ti legga il loro futuro nelle carte?»

Prima di rispondere Nora respirò a fondo, si schiarì la voce e tentò un penoso sorriso. «No», disse alfine, «non ho figli dei quali mi prema di conoscere il futuro. Ma piuttosto mi dica: non riesce a capire di chi tratta?», domandò pur sentendosi ridicola, «Sono curiosa...»

«Tutti noi siamo curiosi di sapere che cosa ci riserva il futuro e da che parte viene la nostra felicità, ma purtroppo tu mi chiedi ciò che non ti posso dire. Lo vedrai da te da dove arriva il vento della tua felicità. Quando lo incontrerai capirai... solo quando lo incontrerai ti sarà svelato il mistero e ti sarà permesso di capire.», concluse poi rimestando sette volte le carte per la settima volta. Poi fissò la sua cliente, fissò quegli occhi ricolmi di tristezza ma non provò nessuna meraviglia di ciò perchè da lei si recavano persone tristi, deluse e disilluse, persone che avevano bisogno di un sogno, di qualcosa di straordinario seppure improbabile, di speranze da coltivare dentro lo spirito come fiori in un giardino, persone che avevano bisogno di un aiuto , di una spinta per andare avanti, di un salvagente per restare a galla, di qualcosa o qualcuno in cui credere, sperare e sognare. E lei faceva il possibile – e qualche volta anche l’impossibile – per dispensare un pò di serenità, un pò di sana illusione e di rosea speranza. A volte ci riusciva, altre volte no.

«Bene Madame, mi dica quanto le devo», chiese Nora alzandosi dalla poltroncina in velluto rosso.

«Dammi mille lire...»

«Ma come! Mille lire?»

«Sì, mi basta. Non ti chiederei nemmeno queste, ma sai, mi devi dare un’offerta perchè altrimenti non si avvererà quanto ti ho predetto ed io credo che veramente incontrerai la tua felicità... ne hai bisogno: vero?», domandò fissandola e avvertendo nel contempo un crampo alla bocca dello stomaco. «Ho letto nei tuoi occhi ciò che stai ansiosamente cercando, non avere timore: lo troverai, ritroverai ciò che hai perduto e con esso ritroverai quella felicità che continuamente ti sfugge di mano... un vecchio amore: ricorda le mie parole... un vecchio amore, una passione mai spenta ma solo sopita...», e prese le mille lire che Nora le diede ed accompagnandola alla porta aggiunse: «Non fuggire il tuo destino: ti darà ciò che ti ha tolto...»

Parlava, Madame Martinette, ma Nora non l’ascoltava più perchè già aveva incominciato a pensare a chi avrebbe potuto essere questo vecchio amore che le avrebbe ridato la felicità perduta. La felicità.... considerò per un attimo, che esista da qualche parte la felicità che si è persa?

Camminava Nora, per le vie del centro, osservando intorno, alla ricerca di quel passato amore che avrebbe potuto essere – perchè no? – a passeggio lungo quelle stesse strade. E si specchiava davanti a tutte le vetrine compiacendosi per il suo aspetto che considerava ancora piacevole nonostante i cinquant’anni compiuti da qualche mese. – Per mia fortuna non devo sottopormi ad allucinanti diete per riacquistare un aspetto attraente in modo da essere preparata per quel mio vecchio amore che dovrei incontrare, sono già in vantaggio, come se partissi favorita in una corsa – scherzò fra sè e sè. Davanti a una vetrina si soffermò un istante più a lungo del solito e fissò il suo stesso sguardo provando un brivido lungo tutto il corpo al ricordo di ciò che i suoi occhi, il suo sguardo, avevano dovuto vedere, al ricordo di ciò che le era stato mostrato in un giorno non tanto lontano.

Si rifugiò nel primo bar che incontrò, ordinò un cappuccino e si abbandonò al flusso dei suoi pensieri. Si era accomodata a un tavolino a ridosso del muro, i cuscini delle poltrone erano confezionati con un tessuto intarsiato di fili d’argento e azzurro in un bizzarro disegno orientale. Nora appoggiò dolcemente la testa allo schienale , chiuse gli occhi mentre nella sua mente si infrangevano sugli scogli del pensiero le confortanti parole di Madame Martinette: "Ritroverai la felicità ricongiungendoti con un vecchio amore...»

Il riflusso del suo pensiero andò all’uomo che per quasi vent’anni era stato suo marito, considerò che per tutto quel tempo era stato un buon marito... un buon marito fino a quando... fino a quando... il suo cuore cominciò a palpitare furiosamente e il suo volto impallidì. Si piegò in avanti, come colta da un improvviso malore.

«Signora... signora si sente poco bene?», le chiese una voce.

Nora alzò lo sguardo sull’uomo che aveva davanti: «No, la ringrazio, è stato solo un brutto pensiero ma ora è passato...», rispose sorridendogli. Intanto lo scrutò: alto, magro, ben vestito e dall’aspetto curato.

Che fosse lui l’uomo del suo destino?

« D’accordo, – considerò Nora, – non l’ho mai visto prima di adesso, ma dopotutto, perchè no?, Madame potrebbe sbagliarsi: non sarà sempre infallibile! In fondo quest’uomo potrebbe essere il mio futuro, perchè no?» «La ringrazio per la sua cortesia... signor...?», e fece il gesto di porgergli la mano e di alzarsi, ma quegli la fermò con un gesto della mano.

«Stia pure comoda signora, io scappo perchè mia moglie mi sta aspettando... vede quella giovane sulla porta? È quella graziosa giovanetta mia moglie. Arrivederci signora...» e andandosene agitò la mano in un gesto di commiato, se ne andò inconsapevole di portare via con se un soffio di speranza. Nora si rilasciò sulla poltroncina , e d’improvviso le sembrò di avere cent’anni e il peso del mondo intero sulle sue spalle e dentro il suo spirito.

Bevve l’ultimo sorso di cappuccino che oramai si era raffreddato e con un moto di amarezza ripetè fra se e se: «Aveva ragione Madame, un vecchio amore, solo un vecchio amore... ma quale sarà questo vecchio amore? E perchè mai mi emoziona tanto il pensiero di incontrare questo vecchio amore?», si domandò.

Una lama di dolorosa tristezza le si infilò fra le costole, e penetrò fino a raggiungerle il cuore e a farglielo sanguinare. «Sempre questo dolore...», mormorò, «ma non finirà mai? E a che cosa mi potrà servire un eventuale incontro con un vecchio amore? E poi chi dovrei incontrare di tanto importante?

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