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Note critiche a
Dante e Gioacchino da Fiore (1997)
Eugenio Dal Cin
“Il
corriere di Roma”, Roma, 15.XII.2001
“[...] Carmelo
Ciccia si dedica all’abate calabrese da una quarantina d’anni,durante i quali ha
tenuto al riguardo numerose conferenze in Italia e all’estero, ed è stato il
primo studioso nella seconda metà del Novecento a proporre per lui non solo la
canonizzazione, ma anche il titolo di ‘Dottore della Chiesa’”. [...]
Eugenio Fizzotti
“Orientamenti pedagogici”, Roma, nov.-dic. 2000
“Ben noto agli
studenti italiani per l’inserimento dei suoi testi in varie antologie
scolastiche, Carmelo Ciccia ha ottenuto meritatamente numerosi riconoscimenti
sia in Italia che all’estero [...] Volume opera un’interessante rivisitazione
della vita, delle opere e della dottrina di Gioacchino da Fiore e [...] passa ad
analizzare gli stretti rapporti tra il pensiero di Gioacchino e il magistero
ecclesiastico, ricordando anche alcuni dei miracoli che gli vengono attribuiti.”
Mario Marti
“Giornale storico della letteratura italiana”, Torino, 116, CLXXVI (1999), 573
“La posizione
del Ciccia è troppo compromessa per ispirare sicuro affidamento di rigore: egli
si augura [...] che possa essere emanato addirittura ‘un provvedimento
pontificio di beatificazione ufficiale, anche in considerazione dei numerosi
miracoli attribuiti a questo beato’ (p. 41). Ed è anche unilaterale nell’analisi
del rapporto non tanto fra Dante e Gioacchino, quanto tra il poema e il Liber
[...] E tuttavia l’elegante libretto (carta patinata, limpide riproduzioni a
colori, ecc.) va segnalato proprio come documento di una persistente linea
ermeneutica di carattere agiografico, che si riflette sul, per altro,
innegabile, ma per ben diverse motivazioni, gioachimismo dantesco, non certo
tecnico, ma vagamente ideologico (‘di spirito profetico dotato’, Pd. XII, 141).
Horatius Antonius Bologna
“Latinitas”, Città del Vaticano, dic. 1998
“Volumen illud,
de quo sum aequo animo acturus, compluribus de causis dignum est qui legatur et
in bibliothecis potissimum obtineat locum. Praeter Auctori ingenium et
investigationis curam, sanctum monachum et incredibilem eius doctrinam iis
omnibus, qui librum legunt et quomodo tam modestus vir doctissimos poetas atque
theologos moverit quaerunt, doctae et laboriosae paginae praebent. Quamvis
temporibus nostris, quibus de omnibus fere viris et argumentis graves et
ponderosos libros cum lyciorum discipuli tum docti et sapientes viri evolvere et
inspicere possint, quis Ioachim de Fiore fuerit, quid egerit, quibus denique de
causis laudatus et damnatus sit neminem amplius fugiat vel lateat, volumen
quasdam praebet vestigationes et argumenta, quae apud ceteros auctores haud
facile invenias. [...] Doctus tamen Auctor brevibus sed doctis et laboriosis
capitibus, quod possit et liceat, quos homines Ioachim doctrina sua moverit et
quibus notitiis, rationibus et consiliis ditaverit, singillatim disserit et
tractat. Quibus de causis, libro lecto et in maximis operibus posito, eos omnes,
qui in Medium Aevum incumbunt, hortor, ut volumen legant et quanta doctrina
illis temporibus, in longinquis locis, et quanto auxilio doctis et sanctis
fuerit perpendant. Quibus prolatis, non dubito quin Auctori suadeam, ut alterum
et doctiorem de re perscribat librum, quo hominum mentes et animos ditare possit
et veritatem, qua nostris quoque temporibus nihil dulcius est, quibusdam doctis
ostendat.”
Assunta Tavernise
“Talento”, Torino, ott.-dic. 1998
“Numerosi sono stati gli studi sulla
personalità e sull’opera dell’Abate, tra cui l’attenta analisi di un gruppo di
studio che si è costituito a Cosenza ed organizza congressi nel paese natale
dell’Abate; la bibliografia di Ernesto Bonaiuti, Antonio Crocco, Henri de Lubac
e Carmelo Ottaviano approfondisce criticamente la vita, le opere e la dottrina
di Gioacchino da Fiore, ma lo studio di Carmelo Ciccia, che porta avanti
intuizioni e scoperte di stupefacente ingegno, sicuramente costituisce una
pietra miliare nel settore.”
Brunella Martucci
“L’informalibri”, Radio Vaticana, 21.IX.1998
“Nuova rassegna di studi meridionali”, Cosenza, n° 1-4/1998
“Agli
ascoltatori interessati ad approfondire la storia e la letteratura religiosa del
1300, di cui la Divina Commedia è la massima espressione, consigliamo la lettura
del libro di Carmelo Ciccia “DANTE E GIOACCHINO DA FIORE”. L’autore, studioso
delle tesi gioachimite, apporta interessanti ed originali spunti
all’interpretazione delle visioni, allegorie, figure dantesche, arricchendo di
nuovi tasselli il complesso sistema cosmico-teologico della Divina Commedia.
[...] Tradizioni iconografiche e prospettive escatologiche sono analizzate
dall’autore [...]. Il raffronto Liber figurarum-Divina Commedia, auspicato
giustamente da Carmelo Ciccia anche nello studio scolastico, diventa tanto più
interessante quando supera il piano puramente dottrinale e teologico, e
approfondisce il senso di straordinario fermento religioso dell’epoca dal quale
sono derivate esperienze letterarie tra le più interessanti della nostra
letteratura.”
Ugo Stefanutti
“La
voce del Cnadsi”, Milano, 1.VI.1998
“Carmelo Ciccia, infaticabile dantista,
più volte premiato per meriti culturali [...] Il volume di Carmelo Ciccia sta
godendo di ottima risonanza fra letterati e artisti, mentre numerosi ed
importanti sono gli autori che lo hanno recensito.”
Giuseppe Tardiola
“La
rassegna della letteratura italiana”, Firenze, gen.-giu. 1998
“(Puntuale
bibliografia in questo lavoro, alle pp. 145-149). Pare ormai certo che qualche
lascito del radicalismo morale dell’Abate calabrese e della peculiare visione
teologica presente nelle sue opere, specialmente nella Expositio in
Apocalypsim, sia filtrato nel più ampio alveo del profetismo dantesco. Non
così chiaramente sondati risultano invece i rapporti che sembrano legare, e
questo è lo spunto da cui muove lo scritto del C., alcune delle più celebri
configurazioni dantesche ai simboli contenuti nel Liber figurarum [...].
Questa ricerca intende recuperare le intuizioni e le conclusioni al riguardo di
Leone Tondelli [...]. Secondo C., e sempre a conferma di una dipendenza di Dante
dal Liber figurarum, “perfino il ‘Pape Satan’ del canto VII dell’Inferno
può essere ricondotto all’ideologia gioachimita, se inteso come ‘tentatore del
Papa’ [...]”.”
Bruno De Donà
“Il
gazzettino”, Treviso, 8.IV.1998
“Ultimo in
ordine di tempo è il contributo recato da Carmelo Ciccia [...] che in qualche
modo riprende lo studio del Tondelli in chiave critica e recando nuovi apporti.”
Silvano Demarchi
“Nuovo Contrappunto”, Genova, gen.-mar 1998
“Importante
questo studio di Carmelo Ciccia perché valorizza la figura di un monaco-teologo
che Dante ebbe in somma stima, tanto da attingere da lui idee e immagini.”
Vincenzo Rossi
“Il
corriere di Roma”, Roma, 30.I.1998
“Il
ponte italo-americano”, Verona (New Jersey), gen.-feb. 1998
“Abruzzo e Sabina di ieri e di oggi”, Pescara, apr. 1998
“Carmelo Ciccia, dantista tra i più
attenti e attivi, saggista profondo e sincero, pubblica, ora, un suo lavoro
condotto con ‘lungo studio’ e ‘grande amore’: pone a confronto Dante e
Gioacchino da Fiore. Va subito detto che il Ciccia, senza nulla togliere al
divino poeta, come fine ultimo mira a dimostrare la statura di cristiano
preveggente e la feconda presenza di Gioacchino nella cultura e nell’opera
maggiore di Dante. Lo stile, la compattezza, la documentazione, il rigore dei
confronti istituiti tra i testi di Gioacchino e quelli di Dante sono tali da
convincere il lettore colto e avveduto di quanto si sostiene con lucida e acuta
intelligenza, ma anche con indubitabile passione. [...] Carmelo Ciccia invece
con acume critico e con una dovizia di documentazioni costategli, diremo, una
vita intera di ricerche e di amore, con vari interventi orali e scritti ha
mantenuto acceso ed ha esteso e approfondito l’influenza del pensiero e dei
testi gioachimiti in Dante, in particolare nell’opera maggiore. [...] Il Ciccia
sviluppa un esame penetrante, testuale/figurale/concettuale; coglie fin le
sfumature minime che hanno però grande rilievo. [...] Notevole è l’attenzione
che il critico riserva al ‘profetismo’ dell’abate calabrese, spesso colto dal
suo testo fondamentale, il Liber figurarum, dalle cui pagine con
preferenza trae concetti, nessi linguistici, figurazioni, trasposti di peso o
trasformati e sviluppati dal divino poeta e immessi, filtrati dalla sua alta
ispirazione e dal sublime magistero della sua arte, nella Divina Commedia.
Il prezioso libro di Carmelo Ciccia evidenzia con fermezza non poche fonti
gioachimite cui attinse la potente fantasia e l’alta intelligenza di Dante: è
meritevole di attenta lettura per comprendere a fondo la spaziosità e profondità
intuitive dell’autore che vede e sente nella Divina Commedia la indubbia
presenza del grande abate calabrese (troppo spesso frainteso dai contemporanei e
da coloro che sono venuti dopo) dove altri, pur fini spiriti esegetici, non sono
stati sfiorati neppure dal dubbio. Letto il libro ed esaminato il vasto corredo
documentario cui spesso si riferisce, l’attento lettore rimane con la certezza
che l’influenza della predicazione e dei testi di Gioacchino da Fiore nella
Divina Commedia è certamente maggiore di quanto già si riconosce. [...]
Mentre l’autore non toglie nulla al nostro poeta sovrano, riconosce, con
giustizia, una importanza maggiore di quella che gli è stata attribuita al
grande abate calabrese, mirando essenzialmente a ‘ristabilire la verità al fine
di portare Gioacchino da Fiore alla gloria degli altari’”.
Concettina Rizzo
“La
gazzetta dell’Etna”, Paternò, 5.XII.1997
“Il saggio di Carmelo Ciccia affronta e
sviluppa con dovizia di particolari e di documenti uno degli aspetti più
suggestivi dell’opera dantesca, l’influenza esercitata dal pensiero e dagli
scritti di Gioacchino, in modo specifico dal Liber figurarum, sulla
stesura della Commedia. La struttura del testo ha una triplice scansione che
permette al lettore di addentrarsi progressivamente nella dottrina gioachimita e
di poter apprezzare le numerose convergenze, dimostrate, con una serratissima
analisi, tra il manoscritto illustrato di Gioacchino e la concezione formale
della Commedia. [...] L’arguta analisi linguistica di Carmelo Ciccia evidenzia
gli stretti legami figurativi [...] che si rivelano determinanti per l’esegesi
testuale. [...] Il saggio del prof. Carmelo Ciccia ripropone oltre ad una
rilettura della Commedia, ricca di sostrati gioachimiti, una rivisitazione della
profetica personalità dell’abate calabrese ancora per molti aspetti da
rivalutare alla luce delle tracce del suo pensiero riscontrabili in testi
diversi per epoche e generi.”
Rai
Televideo, il “Buonalettura”,
settimana dal 27.X al 2.XI.1997, pag. 562, 9/15
"Il rapporto fra Dante e Gioacchino da Fiore
illustrato dalle ‘figure’ del profeta calabrese."
Angelino Cunsolo
“La Sicilia”, Catania, 4.IX.1997
“Carmelo Ciccia ha allungato la già lunga
bibliografia su un personaggio, Gioacchino da Fiore, dando però un nuovo
contributo per meglio capire il rapporto tra il pensiero gioachimita e quello di
Dante. L’autore del libro ha saputo magistralmente dare una visione critica
della vita, delle opere e della dottrina di Gioacchino [...]. Il Ciccia ha
distribuito la sua opera, di 160 pagine, con ammirevole
organicità.”
Italo Rocco
“Sìlarus”, Battipaglia, set.-ott. 1997
“Carmelo Ciccia, non nuovo ad opere
critiche, con il suo acume intellettuale ha meravigliosamente presentato e
rivisitato la vita, l’opera ed il pensiero dell’illustre Gioacchino da Fiore.
Nella presentazione del libro l’autore porge al lettore il filo d’Arianna
dell’interpretazione critica attraverso tre tappe dell’itinerario intellettuale
da percorrere. [...] A conclusione postula che sia iniziato il processo di
canonizzazione di Gioacchino da Fiore ed in questo ci trova consenzienti e
speranzosi. Consigliamo ai lettori di Sìlarus il libro di Carmelo Ciccia, perché
è degno non solo di studio e di meditazione, ma anche di vero e proficuo
miglioramento culturale e spirituale.”
Alessia Di Marcantonio
“Rassegna di cultura e vita scolastica”, Roma, set.-ott. 1997
“Nel suo
interessante studio Carmelo Ciccia propone un approfondimento critico delle tesi
di Leone Tondelli (1883-1953) sulla possibilità di ‘spiegare molte delle
allegorie dantesche con le figure’ (p. 35) ideate da Gioacchino da Fiore
(1130-1201/5) a illustrazione del suo pensiero e contenute nel suo Liber
figurarum. Una chiave di lettura, questa, a torto trascurata dai moderni
commentatori della Divina Commedia e che l’autore riprende proprio con
l’intenzione di palesarne la validità attraverso ‘nuovi apporti, documenti e
interpretazioni’ (p. 8). L’acuta analisi delle coincidenze concettuali e
rappresentative tra il poeta e l’abate [...] si sviluppa nella sezione centrale
del lavoro. [...] Riscontri ancor più probanti l’autenticità non solo della
suggestione esercitata dal Liber figurarum sull’immaginazione dantesca,
ma anche dall’ipotesi che il poeta abbia consultato a fondo l’opera [...]
emergono infine dall’esame di alcuni passi dei canti XVIII e XXXIII del
Paradiso [...] D’interesse più specificamente documentario le altre due
sezioni che completano il volume.
Bianca Garavelli
“Avvenire”, Milano, 5.VII.1997
“Col manoscritto
di Reggio, e con l’analisi che ne fa Carmelo Ciccia, studioso e preside di
Liceo, in Dante e Gioacchino da Fiore, l’autore della Commedia
torna a far parlare di sé, con nuove possibilità interpretative di alcuni passi
importanti del suo capolavoro. [...] È comunque interessante l’accostamento che
Ciccia fa tra alcune immagini del Liber figurarum e altrettanti passi
chiave della Commedia. Quello celebre del “veltro”, per cominciare, che
non ha dato pace agli studiosi e che tuttora non ha trovato un’interpretazione
indiscutibile. [...] Alcune ipotesi di Ciccia rappresentano un contributo alla
conoscenza del complesso sistema delle fonti dantesche.
Benito Soranna
“Il
Piave”, Conegliano, lug. 1997
“Saggio del
Ciccia che esamina con originalità il valore universale dell’opera dell’insigne
abate calabrese [...]. Il nostro autore, avvalendosi anche di fonti critiche di
eccezionale significato storico e teologico, fa più luce sul ‘profetico’ e
geniale florense fornendo una lucida e significativa documentazione da cui
emerge, nitida e ineccepibile, l’immagine di un personaggio la cui fama ha
fornito motivo di seria meditazione, tra gli altri, al Mazzini e al Foscolo.”
Egidio Finamore
“Il
sodalizio letterario”, Rimini, giu. 1997
“È evidente
l’impegno di studioso dello scrittore-commentatore sull’opera di Dante ai fini
di una sempre più corretta valutazione storica e letteraria della stessa.”
Giorgio Bárberi Squarotti
Università di Torino, 30.V.1997
“Libro su Dante
e Gioacchino da Fiore: è ricco di notizie, di documenti, di osservazioni
puntuali e molto profittevoli per il lettore.”
Nilo Faldon
“L’azione”, Vittorio Veneto, 18.V.1997
“È un libro di
cultura, letteraria, filosofica, teologica, grafico-artistica. [...] Bravo e
paziente è stato il professor Ciccia, preside del Liceo classico di Conegliano,
a dedicare molto del suo tempo a queste ricerche e a questi studi. [...] Mi
viene voglia di dire (e credo proprio di non sbagliare) che per comprendere
meglio Dante, in alcuni punti, è doveroso leggere le 157 pagine di questo nuovo
libro.”
Giovanni Lugaresi
“Il
gazzettino”, Venezia, 4.V.1997
“Studioso di
letteratura medioevale e contemporanea, il professor Ciccia si occupa in questo
nuovo lavoro del rapporto Dante-Gioacchino da Fiore e del rapporto di questi con
la Chiesa, alla quale rimase fedele. L’autore ripropone anche il problema della
canonizzazione del famoso personaggio al quale sono attribuiti numerosi
miracoli.”
Salvatore Gennaro
Università di Catania, 23.IV.1997
“Il suo studio è
condotto con rigoroso metodo critico e costituisce un notevole, intelligente
contributo all’interpretazione dell’influenza delle opere di G. da Fiore sulla
‘Divina Commedia’.”
Domenico Ferraro
“Nuova rassegna di studi meridionali”, Cosenza, n° 1-2/1997
“La
procellaria”, Reggio Calabria, apr.-giu. 1998
“La specificità
del volume di Carmelo Ciccia si riferisce all’approfondimento dei
condizionamenti che l’opera del frate calabrese ha determinato sulla produzione
letteraria del maggiore poeta italiano. Inoltre, è una ricognizione approfondita
ed una rimeditazione della religiosità di uno dei periodi più tormentati e più
emblematici della storia della chiesa. [...] Ciccia si augura che, con la
comprensione della simbologia fantastica di Gioacchino da Fiore, si debba
ritornare ad una riconsiderazione fondamentale di tutta la poetica di Dante per
comprenderne i fondamenti dottrinari, le ispirazioni bibliche e quel senso
tragico e cosmico, che la sottendono e che costituiscono l’apocalittica visione
della vita, vissuta nella fervida immaginazione del monaco calabrese. [...] Per
Carmelo Ciccia l’opera di Gioacchino da Fiore assume una dimensione teorica che
ancora dev’essere scoperta in tutta la sua efficacia e in tutta la sua funzione
e finzione rivoluzionaria.”
Giorgio Ronconi
dalla
postfazione
“Carmelo Ciccia
ha affrontato uno dei temi teologici più suggestivi della Commedia: il rapporto
tra il pensiero gioachimita e quello di Dante […] La prova di questi influssi ci
viene offerta dalla presenza nella Commedia di alcuni simboli contenuti nel
Libro delle figure, che l’Abate aveva ideato per rappresentare in modo ancor
più evidente il suo sistema esegetico. È strano — ha osservato Carmelo Ciccia —
che i commentatori moderni della Divina Commedia non abbiano fatto ricorso a
questo prezioso repertorio per illustrare i canti danteschi. Queste “figure”
infatti sono di grande interesse non tanto perché concorrono a chiarire qualche
dettaglio interpretativo, ma perché gettano luce sulla concezione complessiva
del poema. ”
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autore |
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