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Introduzione a
Orazioni dell'arte
Annamaria Cielo

la Scheda del libro

Annamaria Cielo
Introduzione

L’immagine è un pensiero molto grande. Con le immagini fermiamo la vita dentro la quale i pensieri non possono svaporare. Esse abitano in noi da sempre, non come cose, ma come eventi e avventure dello sguardo. Pensare per immagini è saper cogliere messaggi al di là della parola. In particolare, gli artisti vi attingono per costruire mitologia, letteratura, spettacoli, romanzi, psicologie; così esse diventano la struttura che, superata la Visione del singolo, si consegna al Mondo. Per questo l’immagine diventa un pensiero molto grande, la cui funzione è di rispecchiare Visione e Mondo, i quali si riscrivono di continuo l’una nell’altro e viceversa, con un’interazione dialettica sempre aperta da ciò che passa tra i due: il tempo, i valori, la storia, le idee, lo spirito, la psiche.

Perché il titolo “Orazioni dell’arte. L’orazione è un richiamo primordiale, niente a che fare con la religione, semmai con la religiosità, quel tempo interiore di ascolto che cerca energie nuove e risposte e tiene viva la voglia di resistere. A tal punto da entrare nei gesti quotidiani come rito della memoria. Il tempo interiore non ha tempo e come l’Arte si genera da tale memoria cellulare. Alla pittura e alla scultura tocca il compito di ancorare il tempo alla sua parte più concreta: la visione, quella incisa nell’umana ricerca di senso, spirituale, storico e politico. Nell’arte informale, dove non c’è mediazione razionale bensì impulso psichico,la visione si traduce in un “gesto”, in segni. Così succede ammirando la Natura, dalla più umile alla più solenne: bastano dei segni o un’impronta per dirne la forza millenaria, fino a respirare la vastità dell’invisibile. In sintesi: nelle Arti e in Natura, a valere è l’energia comunicativa, anzi l’energia plurima: le sofferte pluralità convergenti nel cammino orante dell’uomo.

I testi sono divisi in quattro parti. Quattro sono i concetti che modulano la ricerca e sono serviti per attraversare i livelli principali dell’esistenza. Sono pensieri di: Platone, Czeslaw Milosz, Kahlil Gibran e, con sottomissione agli altri, una mia poesia sulla Pietas.

La ricerca inizia con l’opera di Bosch ( i “Sette vizi capitali”, che narrano l’identificazione primordiale dell’uomo nel peccato) e con le “Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, capaci di far sperimentare la morte con la mediazione visiva delle ossa dei frati. Segue un cammino logico-istintivo, come in un diario appassionato, il cui scopo è quello di risalire le nervature dell’inquietudine umana, spirituale e anche politica. Il tutto per arrivare alla pietà.

La pietà, virtù della condivisione, rinnova la coscienza proiettandola in un futuro migliore, essendo la cronaca della trasformazione umana in qualcosa di profondo e progettuale in cui “l’uomo accende a se stesso una luce nella notte”, usando una frase di Eraclito. Ma per arrivare alla Pietas il cammino maestro è laico, assomiglia al viaggio di Ulisse, a quel diritto di sperimentare o meglio di “existere” che “né dolcezza di figlio, né la pietà / del vecchio padre, né il debito amore / lo qual dovea Penelopé far lieta / vincer potero dentro a me l’ardore / ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto...” (Dante, Inferno Canto XXVI).

La poesia che chiude “Orazioni dell’arte” è volutamente “Il ritorno di Ulisse”, ispirata al quadro molto significativo di De Chirico.

Il ritorno riporta l’uomo ai suoi doveri, ma in un moto lineare e non circolare, cioè in un moto infinito, pieno di esperienze di un mondo già visitato ma nel contempo sempre desiderante di altri possibili mondi. Solo l’abdicazione dell’Io alla propria centralità fa sì che il soggetto trovi la propria ricomposizione nella dislocazione, l’unica a contenere l’esperienza per il futuro.

Riassumendo: veniamo dal male però tendiamo verso il bene, affondiamo e risaliamo, meditiamo per cercare risposte, siamo fragilissimi e forti, ammissibili e inammissibili, eppure tutto ciò che ci divide alla fine ci unisce.

Alla fine, tutte le divisioni si uniscono e “tendono a un’unità profonda e oscura, / vasta come le tenebre o la luce,  / i profumi, i colori, i suoni si rispondono ( Baudelaire).

Le opere (scelte fra quelle di Bosch, Michelangelo, Picasso, Munch, Cigoli, Matisse, Rodin, Géricault, i Murales, Kush, Depero, Degas, Segantini, Wols, Cranach, Fontana, Turner, Van Gogh, Leonardo da Vinci, De Chirico) rispecchiano la complessità evolutiva dal male al bene. - I “quadri” della Natura rientrano nella sublimazione della bellezza e sono l’originale irriproducibile. Ogni uomo si appoggia, durante la vita, a qualche albero, al mare, alle nuvole, a una roccia, a un manto erboso, perché sono il massimo grado del sollievo.

autore
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