Servizi
Contatti

Eventi


Fiore di loto
Firenze 1991.

Per amore

Per amore si vive,
per amore si muore,
per amore si nasce,
per amore si uccide.

Tutte queste antinomie
mi nutrono l’anima
e me la logorano.
Tutto questo
mi fa vivere
fredde estati
e caldi inverni,
mi fa germogliare
in autunno,
seccare
in primavera.
Mi fa sentire
fondale di un asciutto mare,
acqua sulla sabbia del deserto,
montagna senza vetta,
valle senza pascoli.
Tutto questo, amore mio,
tutto questo sei tu,
battaglie vinte
ma guerra persa.

Per troppo amore ti amo,
per troppo amore ti odio.

Prato.... 1998

Ti stringevo a me...

Ti stringevo a me,
oh Dio, se ti stringevo
ubriaca mi perdevo
nelle messi di giugno,
tra distese di pampani in ottobre.

Più ti stringevo più ti allontanavi
lasciandomi sempre più sola.

Ti stringo ancora,
oh sì, ancora stringo
quello che di te è rimasto
polvere, profumo, profili di noi
nelle piovigginose ore di novembre,
tra le fredde coltri di gennaio.

Ma dimmi, amore mio,
cosa stringerò
quando l’ultima alba
spalancherà il suo vuoto di te
sopra di me?

Fiore di loto

Delirio nella notte:
le tue mani di seta
sulla mia pelle d’avorio.

Brividi nell’anima,
pazzia nella mente,
ti vedo letizia vivente.

Afferro la tua essenza
fiore di loto,
ricoprendomi
con un velo d’oblio
ritrovo le radici del mondo.

24 giugno 1998

Ti frusterò vento di malinconia...

Ti frusterò vento di malinconia
con l’impeto dei miei desideri,
cavalcherò le tue indomiti nubi
e le soglie del cielo infinito varcherò.

I fianchi di giovani amanti palperò
rinverdita dalla rugiada
dei miei acerbi sogni.

Riderò e canterò,
sorseggiando il nettare dell’amore,
tra stormi di gioia mi perderò.

Ubriacherò i miei tormenti,
libera dalle catene
gli ultimi sprazzi d’estate gusterò,
nuda di colpe,
vestita di pelle di donna.

Sapore di favola

Ti sei riversato nelle mie vene
come ambrosia
e l’amore è diventato divino.

Ti sento ora sulla mia pelle,
sapore di favola,
ti racchiudo tra le mie mani
scaldando i tuoi desideri,
ti mormoro fragili parole
con labbra di fragola.

Mi apro al mondo
per essere parte di te,
saluto l’alba per vedere
l’azzurro dei tuoi occhi,
aspetto il tramonto
per portarti nei miei sogni.

25 giugno 1998

Tu...

E’ proprio successo,
all’improvviso,
senza preavviso,
appena ti ho visto,
l’imprevisto
ha preso il posto
del previsto.

Tutto si è dissolto:
tu padrone assoluto
della mia immaginazione,
tu signore
della mia ragione,
tu agitazione
delle mie emozioni,

tu... l’Amore.

Lucciola di neve

Rigirato ho la clessidra del divenire,
soffiando sulla polvere
delle infinite trasparenze,
per nutrirmi ancora
dei tuoi occhi di giada.

Scivolando su ghiacciai
di strati di anni,
inseguita ti ho lucciola di neve,
per sciogliere il tuo gelo
con il mio turbinio di vento.

26 giugno 1998

Tumide labbra

Mi hai baciata...
Ti ho baciato...

Attimo infinito...
Finito in fretta...
Risucchiato
da tumide labbra...

Umido contatto,
dolce tepore,
porta aperta
su ripide scale,
portano dritte al cielo,
al cielo infinito,
finito in una bocca
dal sapore di miele...

Cerchi di fuoco

Cerchi di fuoco
cingono le mura di carta
del mio giardino segreto.

Ti vedo mio tormento,
seme della mia pazzia,
eterna tentatrice.

Mi avvicino al rosso riverbero
bruciano le mura,
brucia la mia passione,
si aprono i cancelli del mio giardino.

27 giugno 1998

Misteriose foreste

Misteriose foreste
solitaria penetrerò
scardinando alberi
dalla forza secolare.

Non avrò paura
dei figli dei serpenti
nascosti tra le radici adunche,
sono già immune
ai loro velenosi morsi.

Non sono morta
attraversando
la giungla di cemento,
scavalcando
barriere di umane incoprensioni,
non morirò ora
che un cuore non ho più.

Finissime trine

Stelle cadenti
le ore di sole
passate nel buio
del tuo bianco nido.

Finissime trine,
ricamate da tenue carezze,
si avvolgevano languide
intorno ai nostri incerti linguaggi,
balbuzie di bimbi incoscienti
uniti dalla sconcertante debolezza
di essere soli con se stessi.

30 giugno 1998

Perla di sogno

Ti racchiuderò perla di sogno
in una conchiglia di cristallo.

Ti poserò su un tappeto di verdi alghe,
profumate di sale e di sole.

Mi stenderò sul tuo mare,
respirando la tua salsedine,
avvolgendo le tue onde
con la mia nuda passione.

Ti ho esaltato Amore...

Ti ho esaltato Amore
nei miei giorni di sole,
nelle mie notti di luna,
su verdi prati, su morbidi letti.

Ti ho visto nascere
in pupille multicolori
tremante e famelico,
adorare idoli di carta
belli ma falsi,
racchiudere
in stanze di vetro
persi amanti.

Ti ho creato un mondo
senza spazio e senza tempo,
lontano da tabù
e false credenze,
un mondo di fuoco,
solo mio, solo tuo,
eternamente nostro.

2 luglio 1998

Dita di porcellana

Oltre le sbarre
il cielo è più blu.

Con dita di porcellana
il fondo di antichi silenzi
penetri,
saltando al di là
dei meandri del tempo.

Stordirsi dell’essenza
dei traditi noi
ripieni di eterne promesse,
figli di svaniti amori.

Scomode paure

Scomode paure
aleggiano nei tuoi occhi a mandorla,
frenetiche vi danzano
quando mi vedono.

Spaventate si dondolano su fili
di sospettosi dubbi,
finché stremate dal logorio
dei loro movimenti
si apprestano a cancellare
il mio irrazionale devastante amore
con freschi tranquilli idilli.

8 luglio 1998

Orme di cigno nero

I tuoi granitici pregiudizi
non sono stati scalfiti
dal mio soffice incidere.

Bende di lucido spessore
avvolgono ormai le mie orme
di cigno nero,
incantata da divini solfeggi
scrivo su muri di pianto
assurde storie di assurde vite.

Illuse allodole

Anime ammaliatrici
hanno avviluppato
i tuoi voli di colomba,
in deserti umani.

Impazzita disegni
perpetui girotondi
tra ali di pipistrelli,
neri bagliori,
scure emozioni,
tetre ma tentatrici,
specchi per illuse allodole,
consapevoli ma incoscienti.

10 luglio 1998

Statue d’alabastro

Caos nel tempio pagano,
la vestale di carne
ha tradito il Dio di pietra.

Statue di alabastro
scendono dalle alte colonne
sorridono beate all’avvento,
l’incantesimo è rotto:
l’amore è risorto.

Spiritelli dispettosi

Spiritelli dispettosi
stuzzicano i miei sopiti istinti
con piume di curiosità.

Solleticano l’immaginazione,
ridendo li rincorro
per sentieri sconosciuti,
per lande deserte,
ammiccano, spariscono,
poi, ricompaiono
più birichini di prima.

Mi sfidano i malignetti
non sanno, ora ricordo,
vivevo prima di morire,
amavo prima di odiare,
lottavo prima di arrendermi,
lancio la mia tela di ragno,
argentei fili, sottili ponti,
fuggo verso la vita.

12 luglio 1998

Il pendolo

Metallici rintocchi,
battiti di bronzo
feriscono la notte.
Sanguina il mio silenzio,
sessanta minuti
mi separano
con ritmo monotono
dal numero esatto.
Uno... due... tre...
tic... tac... tic...
Amore, dove sei?

Non mi piace il Silenzio...

Non mi piace il Silenzio:
trasuda la mia solitudine,
è intriso della tua indifferenza,
risuona dei nostri muti ricordi.

Amo il rumore del Vento:
parla alle cose del mondo,
ne percuote, ne scuote l’immobilità,
il movimento è vita
di esseri irrequieti,
echi di irrazionalità
dispersi nell’aria
vibranti di suoni misteriosi,
affascinanti creature
piene di vitalità

Non mi piace il Silenzio:
sipario invisibile calato
su morti amori
o amori fantasmi,
muro di rancori
fatto di vili parole,
scudo infame
riparo di gente codarda.

Amo le Parole
piene di luce,
angeli di verità,
salde ancore
per amicizie nascenti,
morbide nuvole
su cui intrecciare
trame di sogni eterni.

15 luglio 1998

Sogno senza immagini

Mi sono persa nel torpore
di un tiepido dormiveglia,
rimbalza il suono della tua voce
in un’ampolla di cristallo,
oh, mio perpetuo sogno senza immagini!

Non tradirmi amore

Non tradirmi amore,
portami sempre nei tuoi pensieri,
non spezzerò il filo
del tuo leggero aquilone,
lo lascerò volare
per i cieli della vita.

Veleggerà accompagnato
dai miei sorrisi
privi d’inganno,
sentirà il mio intenso richiamo
e ancora una volta atterrerà
sulla mia lussureggiante isola,
poi, di nuovo si rialzerà
verso novelli lidi,
ma sempre ti cercherò
e tu sempre tornerai
perché IO sono la tua libertà.

19 luglio 1998

Epilogo

Si accartocciano i miei pensieri,
come la mia pelle,
non più pèsca,
ma esca per tortuosi ricordi.

Panico, brivido vincente
mi attanaglia le viscere,
le aggroviglia
in mille ghirigori
di oscuri presagi
che affondano
come incandescenti tenaglie
in un futuro che non sento
già più mio.

Caldi gioielli

Stridono i freni
della mia lucida follia
sul viscido asfalto della vita.

Sbando, ubriaca di frenesia,
sinuose immagini vedo
danzare sull’acqua di salate lacrime,
all’ombra della distorta luna
argentei movimenti.

Riflettono evasioni dell’anima,
conturbanti movenze
di tentazioni sfibranti,
caldi gioielli
da sotterrare in silenzio
nel seno di un’adolescente
mai cresciuta.

28 luglio 1998

Tamburi nella notte

Tamburi nella notte,
misteriosi richiami,
il ventre della grande madre
si dilata.
Accogliente regno
di anime ibernate,
resti di illusi cadaveri
privi di sguardi,
granelli di polvere cosmica,
schiacciati dal peso
del dove e del quando.

Ponti di sospiri

Ponti di sospiri
costruisco nella solitudine
delle mie ore,
fendendo l’aria
ti cerco palpito divino.

Ti sento perso
teso ad inseguire
le tue fobie,
nate da una storia
non nostra
ma uguale alla nostra.

31 luglio 1998

Vitrei chiodi

Vitrei chiodi
con martelli
di pesanti rancori
conficchi
nel silenzio
delle mie parole.

Scrosci di violenta nostalgia...

Scrosci di violenta nostalgia
si abbattono con selvaggio tintinnio
sull’intricata selva dei miei ricordi.

Ti penso struggendomi dentro,
nell’aria afosa il mio canto di sirena
malinconico si insinua
negli abissi del tuo fluire.

Disteso il tuo viso nello specchio
dei pozzi del tempo si sorprende
a riflettersi sulla liscia superficie
dei miei occhi scuri, l’acqua trema
bagnata da gocce di fuso ardore,
mentre sottili dite di dispettose Parche ,
scompigliano la trama
di un destino già ordito.

1 agosto 1998

Segreti di bambola

Tra nere zolle
hai sotterrato
i segreti di bambola.

Neri corvi
dall’occhio lungo
ne hanno fatto scempio.

Assoluto amore

Assoluto amore,
assonanze di anime.

Tormento nel tempo,
ricerca di concomitanze
in tempeste di sentimenti
che diventano assurdi voleri
a senso unico.

Nomi ed eventi,
irrisori particolari,
unico segno evidente
una ruga più triste.

5 agosto 1998

I tabù

rimescolano i sottili fili
di anime burattine

sibili di bocche credenti
su facce ridenti di falsi guerrieri,
paladini di personali credenze.

Un sacco di buio

Ho immerso la testa
in un sacco di buio,
nero mare le mie orbite
dove affondare reconditi pensieri.

Dura pietra la mia anima
su cui strofinare
le sue vesti carnali,
bucate stenderle
su fili di dubbi corrosi.

Lasciarli in balia
dei traslucidi raggi
di una coscienza
infettata da umane malattie,
causa estrema
di morti precoci.

5 agosto 1998

Al di là del muro

Notti insonni,
occhi sbarrati nel buio.
Guardi lontano,
al di là del muro...
ieri, ieri perduti,
sperperati, bruciati
dalla voglia di vivere
il domani.

Resta solo cenere,
odor di bruciato,
lacrime di rabbia,
angoscia finale.

I giorni sono freddi,
i fiori appassiti,
gli ardori spenti,
nulla è rimasto
di ciò che era,
ed io, io,
chi sono ora?

Atavico profumo

Scavi con unghie di gatto
tra zolle di nera terra,
annusando il suo atavico profumo,
cerchi le tue radici
come bianco tartufo.

Lo senti nell’aria,
sospeso su viali estivi,
vapore acqueo,
tremolio di gocce infinite
su penne di gabbiano ferito
dai guardiani dei cancelli
del non ritorno,
ultimo cielo di fumo grigio.

15 agosto 1998

Rimorsi

Guglie appuntite,
maestose lucentezze
perforanti la calma
di fronde stanche.

Ammiccano da lontano,
fari tra bruciate stoppie
dove rotolarsi
per tingere l’immenso
di un vago torpore
nato dall’oppio del credo
di una fede tramandata,
recinto di omertà
per libere scelte.

21 Agosto 1998

Spessa fuliggine

Spessa fuliggine
intasa i camini
del celeste Olimpo.

Grigie ipocrisie
si spandono acri
nelle orbite terrestri.

Caduche false stille
vuote d’anima
frenano la loro corsa
su pelli riarse.

Tu ed io, io e te,
frutti maturi,
di estinte piante divine,
tracciamo roventi cerchi
tra spente fiamme,
consumando
le nostre felici
ma non scialbe vite.

18 agosto 1998

Artigli di lava

Con artigli di lava
il mio cielo di latta
hai perforato,
insensibile straniero.

Trascinandomi dietro
cespugli di favola,
alla moderna Biancaneve
hai rubato l’anima,
avvelenandola
con rosse promesse.

Tra boschi di grattacieli
abitati da frettolosi nanetti,
dove non c’è più posto
per fiabe a lieto fine
nessun principe mai giungerà.

Assurdo palcoscenico

I rintocchi di mezzanotte
alzano il sipario
sulla fuga di pungenti nostalgie.

Teatro la mia vita,
dove fosche vicende
si alternano
facendo scricchiolare
le marce assi
di un assurdo palcoscenico.

Recito eterne tragedie
scritte da gente perbene,
truffatrici di sentimenti.

Soffro sovente
su un palco deserto
dove ti cerco disperatamente
anima mia,
per riscrivere insieme
un solo atto
di una commedia d’amore.

23 agosto 1998

Sogni infranti

Ferita, trafitta,
da schegge taglienti
di sogni infranti,
pietà invochi.

Nel pesante silenzio
solitudine immensa.

Persa nel buio
di una vita distrutta,
alla ricerca di perché
senza risposta vaghi.

Il nulla ormai alle porte
della tua anima morente,
fa svanire
l’ultima illusione
di cantare
la tua più bella canzone.

Neve la tua pelle

Neve la tua pelle,
spicchio di luna
per le mie sere
di malata malinconia.

Percepisco il tuo calore
disperso tra curve perfette
e tremo di rabbia feroce.

30 agosto 1998

Funeste funi

In grovigli di viventi rovi
mi aggiro accigliata.
Si attorcigliano funeste funi
sulla mia visiera color fumo.
Grigie sagome depongono
spinose corone sulla mia testa
di regina delle delusioni.

Diamantino igloo

Tenebroso il tuo sentire
mi scruta e tace,
funesti timori
scalano le vette
delle mie percezioni.

Precipizi vuoti di te
si spalancano
sotto le mie convinzioni
perderti algente rovina.

Trincee profonde scaverò
su spicchi di iceberg,
dove costruirò un diamantino igloo,
tiepida alcova
in cui coccolare e placare
il tuo turbolento spirito.

1 settembre 1998

Assurde gelosie

Le mie ali tagliare vorresti.

Tramano vendetta
le forbici delle tue convinzioni,
impastate da assurde gelosie.

Nell’attesa ferocemente fremano.

Dalle mie grondaie sgangherate...

Dalle mie grondaie sgangherate
goccialavano guizzanti,
liquide stille di roventi delusioni.

Asciugandosi sparivano
nell’ormai apatico ventre
del mio cuore,
rigonfio di amare consapevolezze.

Pronto a partorire di nuovo
stralci di un amore demente
si contorce in palpiti
di sfavillanti ma funesti presagi.

8 settembre 1998

Rughe

Segni permanenti,
Piaghe del divenire,
Illusioni di acquisita saggezza.
Ragnatele di ricordi
Scalfite in anime stanche.
Ancore ferme
In calme acque
Di un lago ormai prosciugato.

Visioni di lune piene

Sbiaditi giorni
sgranano chicchi
di inutili minuti.

Senza scosse scivolano via
consci della propria assurdità.

Storditi dal costante ticchettio
dei tacchi dei soldati del tempo,
segnano il passo
di un corpo deperibile,
logorato da visioni di lune piene.

Scalpita lo spirito,
giovane stallone,
adirato non si arrende
alla triste evidenza.

Sconcertato
il suo nitrito si perde
nei meandri del nulla.

9 settembre 1998

Un mare, un oceano di bugie...

Un mare, un oceano di bugie
dalla tua bocca sono salpate,
attraccando al mio porto.

Dorati castelli di sabbia
sono crollati miseramente
davanti alla spada della verità
inabissandosi nell’acqua.

Senza respiro annaspo.
Non so nuotare
e tu mi guardi affogare.

Angelo di pietra

Fonte di amari sospiri
sei diventato,
angelo di pietra,
fredda lapide
su cui sono incise
stupide date
senza più senso nè nesso.

12 settembre 1998

Soffro Afrodite

Soffro Afrodite,
tuo figlio mi ha ferita.
La sua freccia
avvelenata d’amore
ha trafitto
la mia grigia quite,
preludio
di catastrofiche tempeste.

Luminoso Apollo

Io libero spirito,
Icaro dalle ali di cera,
tu incantatore d’anime,
luminoso Apollo.

Le mie piume
si sono disperse
sulla cresta delle onde,
Delo tua culla,
isola dai fiori d’oro,
ha sentito vibrare
le corde della tua cetra.

Celestiale musica
ha sopito il mio ribelle istinto,
tu stanco di suonare
hai poi scagliato
dal tuo ricurvo arco
un dardo d’argento.

14 settembre 1998

Azzurri granchi

Struggersi nella solitudine
dei propri pensieri,
vedere crollare infantili miti
come steli recisi
da chele di azzurri granchi.

Una nube fantasiosa...

Una nube fantasiosa
avvolge la tua fronte
come una fulgida aurora.
Resti sospeso
tra realtà e finzione,
sfiorato dal profumo
di teneri amori.
Lasci scivolare
nella sfera del fato
le avventure più cristalline,
languidi sprazzi di vita,
tensioni per far morire
dolcemente
chi più ti ama.

22 settembre 1998

Bacinelle di omertà

Tuffiamo i nostri affanni,
fogli scarabocchiati
da appuntite penne,
in bacinelle di omertà.

Si sfalderanno
come carne di nessuno,
diluendosi in sospiri di niente,
lasciando il corpo spossato
e la mente vuota.

Fosforescenti rotondità

Sono sprofondata negli inferi,
fosforescenti rotondità
feriscono l’arcana immobilità
del mio sotterraneo fluire.

Spiano dai tetti d’aria
l’aureola d’iride
sospesa sulle mie ore,
ne soppesano le forme,
ne catturano i colori.

Sghignazzando le racchiudano
in ampolle di vetro,
pullulanti di vittime
immolate sull’altare
del troppo dare e nulla avere.

23 settembre 1998

Ti ho vista...

Ti ho vista
tracce profonde
dipingere
su volti di latte,
stendere
veli di paura
su occhi di pietra.

Abbaiando
mi stai seguendo,
inossidabile falciatrice
la mia ultima,
stanca chimera
è già imbiondita.

Sconfitta

Scalza di eroismi
tra sciami di api
immergi
il tuo frustrato dare.

Gonfia e tumefatta
appollaiata
su uno scoglio
sporgente
di un’oscura palude
gracidi alla vita,
verde accozzaglia
di bolle di niente.

28 settembre 1998

Aquila regina

Corro lungo corridoi
senza fine
succube di una subdola malattia
infiltratasi nelle crepe
dei miei antichi dolori.

Rovista tra squarci di vita,
divora,
chiudendo a chiave
le porte della serenità.

Prigioniera di un Assurdo Universo
consolo la mia irrequietudine
promettendole Mondi Alternativi
dove librarsi
come un’aquila regina.

Falsi giganti

Le mie erbose praterie
piegavano con dispetto
le loro cangianti chiome
al soffio del vento dell’ovest.

Protesa verso un punto indefinito,
trampolino di lancio
verso l’ultimo filo d’orizzonte,
seguivo le orme di falsi giganti,
quando tu, solitario lupo di mare,
hai fermato il mio respiro
tra cielo e terra.

1 ottobre 1998

Dolcissimi chicchi

Regina sono diventata
di un mondo
dove tutto è permesso:
uomini e dei
figli del solito fato.
Insieme riempiono
azzurri cesti
di dolcissimi chicchi,
raccolti su spiagge
di realizzati desideri.

Erba cristallina

Tra canne di bambù
si aggira la tua nivea figura,
spezzando in segmenti d’aria
la mia cristallina erba.

Fili d’amore di fata,
melograni da sgranare
con le tue affusolate dita
nelle lunghe sere di solitario pianto.

17 novembre 1998

Trucioli di donna

Opachi trucioli di donna,
distesi su palpebre
di vuoto amore,
impallidiscono di dolore.

In un autunno di piombo,
ad ovest migrano
cercando l’isola che non c’è.

Vai avanti, Nicoletta...

Vai avanti, Nicoletta,
sciocco sale spargi ancora
su ghiaccio d’acciaio,
cammina tra stalattiti e stalagmiti,
graffia la tua stupidità
con l’essenza dei puri minerali,
non con marce parole,
putride ma tenere carezze
per le tue orecchie
di giovane cerbiatta.

Non chiedere pietà, Nicoletta,
raccogli la tua testa dal cesto
non lasciarla in balia
degli scherni dei boia di carta,
frantumala sotto i tuoi scalzi piedi,
nessun banale brandello
della tua tormentata esistenza
rimanere dovrà.

Strappa, Nicoletta,
ululando alla Musa,
fogli di crudele poesia,
briciole di anima sgomenta,
strappa te stessa,
quello che di te è rimasto.

24 ottobre 1998

Voglio sapere...

Un teschio dalle vuote orbite
mi guarda sogghignando,
beffardo...

Sciocca testa vuota,
non sa, io non ho paura,
lo conosco da molto tempo:
lo vedevo rimpiattato
negli angoli scuri
della mia mente, compagno
dei miei incubi notturni.

Presuntuoso, avvicinati,
fammi compagnia,
raccontami ciò che hai visto,
racconta ti prego,
voglio sapere...

L’occhio del ciclope

Caparbia in punta di piedi
guardi nell’occhio del ciclope
cercando di vedere il futuro.

Tra bianchi cirri spariscono
cime di scheletrici domani
recintati da ammiccanti ciglia.

30 ottobre 1998

Ti aspetterò

Ti aspetterò
per brillare della tua luce,
scalerò arcobaleni,
mi accovaccerò
sulla loro cima
ed aspetterò.

Quando arriverai
spargerò
petali di biancospino
sulla nostra pelle
ed aspetterò
che il vento porti
nel mio mare
la tua voce,
tutto sarà melodia.

Ti aspetterò
nelle mie cangianti
stagioni di rondine,
errabonda figlia
dell’universo,
e ancora nei miei voli
ti aspetterò...

Anima di cera

Distesa nel limbo
tra teneri languori,
con stupore
guardo i tratti
del tuo accigliato viso
addolcirsi, accarezzato
dalla mia anima di cera.

Fusa dalla tua fiamma,
ti avvolgo nelle mie ali,
noi, cherubini bambini,
noi tiranni di estatiche,
diamantine amenità.

3 novembre 1998

Confidarsi

Librando lo spirito,
deltaplano
dei miei pensieri,
mi confondo
con il respiro
dell’immenso,
palpo la vita
sfiorandole i seni,
le stringo le mani
e racconto di te.

Luminosi deliri

Come indelebili movenze
di vite incrociate
da imprevisti binari,
incidi i tuoi luminosi deliri
sulla corteccia
del mio acuto sentire.

Non cancellerò
con l’altezzoso attendere
l’umile accaduto
e nel guscio del mio sempre
realtà di fuoco diventeranno.

4 novembre 1998

Scatole cinesi

Strofina la tua fronte
sul frangersi del mare,
tratteggia con soffice spuma,
il contorno di scatole cinesi
ripiene di labili te,
sale della mia terra.

Occhi bui

Dietro persiane socchiuse
guardano occhi bui
l’avanzare del crepuscolo
sul monte alla fine del mondo.

Spenti garriti,
ombre di rimpianti
hanno lasciato
su selciati di solitudine,
amari ghirigori
di struggenti antinomie.

11 novembre 1998

Giorni venduti per te

Solletico, con il mio pelo
di gatto nero, cespugli di te.

Sfiorati dal fruscio
dei miei giorni venduti per te,
fremono di apatica incredulità.

Selvagge savane

Tradirò la pazienza
dando libero sfogo
alla furia,
scardinerò le trappole
con i convulsi singulti
di una leonessa dalla saettante,
immaginaria criniera.

Nelle selvagge savane
della mia intimità
infrangerò barriere
di crudeli accaniti linciaggi,
tra sassi e sterpaglie
nasconderò la carcassa
di me stessa
dilaniata dalle oscure ombre
di avvoltoi,
piombati da remoti incubi
nel sogno da me reinventato.

13 novembre 1998

Tradimento

A colpi di sciabola
sono stati recisi
i nodi della mia amicizia.
Ferita la stima
a terra si è accasciata.
Con parole di piombo
hai schiacciato
i suoi ultimi appigli
lasciandola precipitare
nel baratro della disperazione.

Sagace vampiro

Nel buio del sole,
occulti il vuoto
delle tue parole d’amore,
ripiene del silenzio dei vivi.

Bacche di tradimenti
emanano effluvi di emozioni
lisciate con garbo
dalle tue pantomime
di sagace vampiro
vissuto nell’agio
sulla cima di alti cipressi.

13 novembre 1998

Mi sfuggi anima mia...

Mi sfuggi anima mia,
seguo le tue tracce di daino
confuse tra femminili selve,
come Diana cacciatrice,
tendo il mio arco,
sibilano le mie frecce,
ma nel tuo vuoto di me
si perdono
senza lasciare traccia.

Acque limacciose

Lascia riposare le acque limacciose,
risucchia con calma i rottami
della tua paurosa fragilità,
riaccendi la fiaccola
dei tuoi sentimenti smarriti
in fiere illusioni.

Scavalca con agilità
i cancelli dell’odio, vai oltre,
scaglia lontano ciottoli di risentimenti,
stupisci il fomentatore
del tuo profondo malessere,
annichiliscilo
con il tuo innato ardore.

15 novembre 1998

Rette parallele

Non mi capisci:
le nostre realtà
scorrono su rette parallele.

Scivoleranno nell’abisso
dell’infinito non essere,
dove ristagnano le anime
senza pace.

Coscienti del loro eterno esilio
cozzeranno le loro evanescenze
contro l’occhio del ciclone
generato dal male di vivere,
dal male d’amare.

Nodosi rimpianti

Trasognata impasti
la tua immagine
con visibili deformità.

Sbatti le palpebre
folgorata da visioni
di streghe e megere,
trotterellanti sbilenche
dietro al cinereo carro
della perduta bellezza.

Funeree nenie
rattrappiscono l’aria
cancellando oasi
di frondosi amori.

Restano nodosi rimpianti
avviluppati al tronco
di ciò che eri un tempo
o credevo che tu fossi.

16 novembre 1998

Verdi, pingui marziani...

Verdi, pingui marziani
da solitari universi
emergono invadendo
il mio spazio vitale.

Trastullano le loro ansie
con l’oro delle mie parole,
imbevendone il significato
di acceso scetticismo.

Traboccanti lavacri

Un alone di atavica tristezza
schiaccia le tue albe.

Costellato da roboanti tradimenti,
depone nelle tue molli braccia
l’agonizzante credibilità
figlia del Dio Nessuno.

Traboccano dai tuoi lavacri
fallaci parole,
stigmate idealizzate
dalla tua mente
di farfalla leggera.

Perisci in silenzio,
tra ali recise,
per paura di ferire
coloro in cui tanto credevi.

18 novembre 1998

Magico scudo

Impietosito Efesto
mi ha regalato
un metallico, magico scudo
forgiato in fucine alimentate
dalle gelide fiamme
della tua sublime noncuranza.

Sarà riparo
dalle luminose sciabolate
di un astro nascente
nel mio cielo di donna.

Il tuo inferno

Incastra i pezzi del puzzle,
con pazienza,
non rincorrere il tempo,
lascialo scivolare
sulle tue rotondità,
con voluttà,
come una veste di seta.

Ricomponi l’immagine
di un volto angelico,
deformato da smorfie
di finta bontà,
poi brucialo
tra fiamme di rabbia,
sarà il suo inferno
il tuo lo è già.

12 dicembre 1998

Bisbiglianti canne

Scende l’impalpabile buio
tra le canne della palude,
le solletica invitandole
a reclinare la testa
bisbigliante al soffio del vento.

Impavida attendo
lo spuntare della luna
per abbracciare la tua ombra,
allungatasi al di là del reale
fino al tramonto della notte.

La calma dei venti

Me ne andrò, perdendomi
nell’inverno del passato,
un candido strato di nuove vite
coprirà la mia.

Vestita da sposa,
reciterò amare poesie d’amore.

Le parole si perderanno
tra ghiacciate lacrime
riempiendo la calma dei venti.

Tu, tutti voi, non le sentirete
persi a rincorrere le tempeste
gonfie di nubi di personale sentire,
ed io, resterò avvolta
tra bianche, nude coltri,
recitando amare poesie d’amore
e le parole si perderanno
nella calma perpetua dei venti.

12 dicembre 1998

Dita di ghiaccio

Dita di ghiaccio
accarezzano sovente
il mio io sbilenco.

Stordito stormisce al vento
cercando più solidi rami
su cui cullare il suo tormento.

Le lune di Giove

Incrinature nel mio specchio,
lance di luce
fendono i confini della realtà.

Rubo le lune di Giove,
occhi di vetro sull’infinito,
raccolgo gli anelli di Saturno,
corone per l’eterno Eros,
spengo le cattive stelle,
inquietanti soli per contorte visioni,
svanisce la fiaccola non eterna
del mio credere pagano
ma umano,
con braccia di miele
cingo il tuo cuore di ape,
frastornati da tanto interno clamore
perdersi nei remoti noi.

22 dicembre 1998

Come allora

In un grigio giorno
di fitte nebbie
morire vorrei.

Un impalpabile sudario
circondare dovrebbe
un vuoto involucro
a volte osannato
altre bistrattato.

Vorrei si dissolvesse
in trasparente polvere,
libera di volare
al di là dei tempestosi mari,
al di là dei terreni confini,
in balia del giogo del destino,
per ritrovarti ancora,
per amarti ancora,
come allora.

Ghirlande di papaveri

Foschia nella clessidra
dei miei sentimenti,
a tratti intravedo
le vostre sagome
apparire tra le dune
della sabbia del mio vivere.

Confusi dalla mia dualità,
ghirlande di papaveri
intrecciate nel mio campo di grano.

Le mie spighe
maturate con selvaggia violenza,
sfidando gli astri bollenti,
sono morte per rinascere
e per poi morire di nuovo
tra braccia possenti
nell’eterno ciclo del divenire
per poi scomparire.

24 dicembre 1998

Sipario di velluto viola

Il sipario di velluto viola
si sta chiudendo.

Tutto è già stato detto e fatto.

Si sono dissolte le forme,
svaniti i colori,
frantumate le parole.

Resta grigio e informe silenzio.

Ha preso il sopravvento
il volere degli spettri di carne.

Cielo di raso

Eolo, spirito errabondo,
mi ha rapita
nelle spire del ciclone.

Su cime di nere foreste,
su scrosci di onde impazzite,
inseguiamo cavalli
dagli zoccoli di vento.

Canto di neve,
sulle acque di fiumi di vetro,
come i nostri affannosi respiri,
volute di caldo vapore,
scalano l’aria
conquistando un cielo di raso.

3 gennaio 1998

Soffio vitale

Il soffio vitale
si è affievolito.

Si è disperso
tra cunicoli di dolore,
indebolito da cascate
di arrugginite lacrime.

Umidi granelli,
fertile humus
per sbiadite terre
dove le ginestre sono secche
e i mirtilli sterili,
stanchi di affondare
le loro radici
nelle amarezze del mondo.

Solo per te morbidi sì...

Solo per te morbidi sì
nell’attesa.

La mia è ripiena
di duri no.

Come echi nel fondo
dei calici del tempo,
stonati rimbalzano
su pareti di rocce
traforate dai tarli
di solitarie chimere.

Diventano agghiaccianti lamenti,
spettri di vibranti suoni,
caricatura di celestiale musica,
gorgheggi di arcangeli traditori.

5 gennaio 1999

Spettrali ombre cinesi

Pesanti chicchi di grandine
hanno troncato
le cime della mia foresta.

Spoglie braccia si dimenano
nel vuoto di sogni,
graffiano
il paravento delle delusioni,
ultima barriera del reale.

Come spettrali ombre cinesi,
stampano i loro movimenti
su impassibili volti di porcellana.

Aquiloni di piume

Le alte torri
squarciano l’orizzonte:
lampi di pietra
tra cavalli rigonfi d’acqua.

Noi, ali di gabbiano,
aquiloni rivestiti di piume,
solletichiamo la schiena
del Titano Blu
con faville
di immensurabile intensità,
anime di umani ceppi
accesi sulle insensibili palme
dell’impassibile fato.

15 gennaio 1999

Sogno dei miei incubi

Frantumerò le lame
delle spade
stringendo i pugni
del mio cuore.

Ghiaccio bollente
scorrerà nelle vene
del mio rovello.

Solo tu,
sogno dei miei incubi
sei e sarai
la mia tormentata pace.

I veli del tempo

E tu non mi pensi,
forte del tuo
non amarmi.

Ed io mi perdo
ad inseguire l’ombra
dei tuoi pensieri,
creatura viva
nelle nicchie
del mio presente.

E tu non mi cerchi,
forte del tuo
non vedermi.

Ed io anelo
un sospiro carico di me,
nel fluttuare
dei veli del tuo tempo.

20 gennaio1999

Assopite nebulose

Senza voce
hai parlato
al mio immenso.

Immobile
hai attraversato
i miei fiumi
fendendo le brume
delle mie assopite nebulose.

Vorticoso azzurro
ha ricoperto
la sommità degli scogli:
quiete
nell’immemore mio universo.

Non sapevo

Non sapevo,
oh non sapevo
amore mio,
la tua forza
potesse essere
così grande!

Sembravi così fragile,
così bambino,
così morbido,
quando stringevo
nel mio sguardo il tuo.

Ora sei fuoco che mi brucia,
acqua che mi spegne,
terra che mi accoglie,
aria che mi fa volare,
ora, oh sì, ora sei forte
come la vita
che mi prende
come la morte
che mi attende,
come la voglia di te
che mi mette in ginocchio,
per farmi urlare il tuo nome
nel vento, nella notte, nell’infinito
per supplicarti
di stare ancora con me,
nel bene, nel male,
ma con me, dentro di me
per sempre e ancora più in là

Prato... 1999...

autore
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza