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Zina, il mio tempo

La forza e l'incanto ci rendono eterni

L'angelo della Taverna degli Angeli

Angeli: in un'affresco, in un'icona, in un quadro. Angeli Francescani. Angeli magici e trasparenti. Angeli maestosi che benedicono. Angeli piangenti o dall'aspetto guerriero. Creature di bellezza superiore.

Si celano al nostro concreto sguardo; – Solo una piccola loro emanazione si raccoglie nel meglio di noi stessi quando liberamente lasciamo fluire il nostro spirito nei giochi leggeri del vento ed umani tra gli umani, cogliamo quel volo. Nostra futura speranza. Eterno messaggio dell'imperatore. Voglio parlarVi della mia singolare avventura di "Angelo" – umano angelo – che inizia così: Il mio nome è Gina, sono una ragazza non ancora diciottenne. Scappata da una città in fiamme, contrastata da guerre religiose, dove gli angeli piangono. Ne ricordo solo odio e morte. Ma l'orrore ha talvolta una tregua, e mentre dorme, rinuncia. In una notte dove piccoli ed infiniti attimi di pace tennero sospeso l'odio, come un magico angelo trasparente decisi di volare e di vivere. Lasciavo alle spalle grida di bambini. Freddi mattini d'inverno, estati di sole. La scuola, le ricorrenze i compleanni. La famiglia distrutta, la casa incendiata. Infine la fuga, il riscatto alla vita. Piansi arrampicandomi, nascondendomi nei fossi. Tremai di fame e freddo. Trattenni il respiro per la paura più forte. Poi come un angelo guerriero placato, venni alla luce, in una città di piazze e fontane che odorava di mare. La vita era nel suono delle campane amiche le cui chiese non uccidevano nessuno. La mia casa stava nello zaino che avevo in spalla e la mia vita lo reggeva. Ora guardavo attonita ed incantata il fluire dei flutti limpidi, repentini e gli intricati percorsi della fontana davanti a me. A fatica staccai da quell'inumigine di puri cristalli che si inseguivano diffondendo freschezza nell'aria. Spostai lo sguardo tutto intorno. La gente parlava, correva, si salutava. E c'erano bambini e cani e ragazzi che pattinavano. E poi auto, bici e negozi e l'edicola. Mi specchiai alla vetrina di un caffè, annusando l'aroma che ne usciva, presi atto del mio misero aspetto: ansimavo. Il cuore mi batteva forte. Tutto era normale. Solo poco più in là viveva l'orrore. Una linea scindeva le due cose. Avevo aperto una porta. All'improvviso facevo parte della pellicola che scorreva e mi proiettava in un mondo diverso. Mi mancava il respiro. Raggomitolata sul marciapiede continuavo a guardarmi intorno. Lessi nel palazzo di fronte la grande insegna. Era la testata di un noto quotidiano conosciuto da noi come i loro corrispondenti. Pensai subito di rivolgermi al giornale. Avevo padronanza della lingua, fu facile spiegarmi. Mi accolsero bene. Ebbi i primi soccorsi, mi rifocillarono. Sapendo la mia provenienza e notando il disagio, non vollero parlare della situazione ma intuii che costantemente erano al corrente degli eventi. Più tardi mi portarono all'Ostello Senza Frontiere che mi avrebbe ospitata. Finalmente un letto su cui dormire. Passarono ore e giorni. Ma la serenità con piccole mani si inerpicava lentamente dentro di me. Cercava il suo percorso. Finché rinfrancata nelle forze e nello spirito un giorno uscii a esplorare il mondo circostante. Ero molto curiosa. Mi stimolava conoscere questa città. Cosi mi avviai passo dopo passo. Ad un tratto mi accorsi che...

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"Principesse" e non... Una corona per te...

Con una speciale esperienza alle spalle mi accingevo ora ad una nuova entrata che stimolava il mio interesse e fantasia. Avrei iniziato a lavorare in un quotidiano di provincia, Il Meridian. Il Meridian, la cui redazione ed uffici amministrativi sono situati nel centro della ns. cittadina, è un quotidiano di informazione locale. L'edificio, un piano rialzato ed un primo piano, è esclusivamente occupato dal personale che vi lavora. Al primo piano vi si trovano, un'ampia stanza dotata ed assemblata di fax, telefoni e quant'altro con noi del personale addetto, ed un piccolo ufficio, la tana di Mr. Gufo, burbero, occhialuto fumatore di sigari, ns. direttore. Le finestre vi rimangono quasi sempre chiuse. Si aprirebbero infatti da un lato sul viale principale, trafficato e maleodorante di smog, e dall'altro all'interno di un cortiletto ghiaioso un po' tetro. Ma al Meridian siamo tutti alacrissime formiche e l'informazione è curata ed assicurata. Ho sentito un'urlo, è lui Mr. Gufo, da un po' di tempo mi dà il tormento. Sta pensando ad uno: Speciale spazio per la cronaca locale. Ad uno speciale personaggio femminile dell'anno che dia risalto alla ns. testata. Ora, sono in piedi davanti a lui, spaparanzato tra sedia e scrivania e non sento che ripetermi: Zina, cose nuove! Ok! Capo, avrà qualcosa di speciale, mi darò da fare, ma mi dia un po' di tempo, è la mia risposta. Il suo assenso è un grugno. Ci salutiamo. Esco con addosso l'acre odore di fumo. E il lavoro comincia febbrilmente. Giorni su giorni passati origliando. Allungando orecchi. Ascoltando i colleghi della cronaca che fitto fitto commentavano avvenimenti. Poi ho spalancato gli occhi su fatti e cose. Ho raccolto sogni di ragazzine e non. Pian piano, così, come un piccolo embrione che si animava, lo – speciale spazio – prendeva forma. Un flusso organico, intrigante che avrebbe catturato il lettore titolando: speciale personaggio femminile eletto "Principessa". Aristocratica o borghese, capitana d'industria forse, o una giovanissima che, in una notte di fruscii e portamenti alteri, si consacrava "Principessa" al ballo delle Debuttanti. Volevo, potevo. Potevo, volevo questo – speciale spazio – e l'avrei ottenuto, ne ero certa. Passavano con dinamismo le ore. Il rito del caffè al mattino, quattro chiacchiere con i colleghi, i grugni e l'agitazione. Lo sguardo vuoto dalla finestra. La concentrazione assoluta. Più tardi un panino in piedi, le urla di Mr. Gufo. Fine giornata. Giù dal metrò. Due passi ed inciampavo quasi sempre sul solito "fagotto" stralunato barbone raggomitolato su se stesso, e sapevo che era sera. Ma un raggiante mattino, ecco la bella notizia: Avevo l'intervista. Clarissa C., rockstar, praticamente mia coetanea e personaggio discusso, era disponibile ad incontrarmi. Fissato l'appuntamento non c'era che da pazientare qualche giorno che puntualmente arrivò. Alzataccia all'alba. Grande corsa non traffico e caos. Poi finalmente eccomi all'infinito Centro Commerciale – Alice e le meraviglie –. Trafelata ed emozionata salgo all'ultimo piano. Lo spazioso salone è una gabbia di vetro. Tutto è stato allestito in onore di Clarissa C.


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