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Itinerari francesi
Chartres

Così scrive Cristina Campo in una delle duecentoquaranta lettere inviate all’amica Mita (Margherita Pietracci) fra il 1956 e il 1976 e raccolte nel volume Lettere a Mita edito dall’Adelfi (1999).


 

agosto 1958

Carissima (...)
Non so dirle la mia gioia nel sapere che va a Parigi – una gioia più grande di qualunque altro sentimento (la mia amarezza, per esempio, di non essere partite assieme). Del resto è meglio, cara, che vada sola. Parigi è dolceamara, dà una forza inattesa, un desiderio di mordere nella vita che si assapora compiutamente da soli.”
E, alla fine della lettera, prima di concludere: “In questo po’ di spazio che mi resta le dico: non parta da Parigi senza aver visto Chartres. Sono appena 30 minuti di treno ed è la cosa più importante di Francia, forse d’Europa in un certo senso (come la Cappella Brancacci). Lasci tutto, ma veda Chartres, la prego.
 

Partiti in treno da Parigi dalla gare Montparnasse si percorre un lungo tratto di campagna francese: Val della Loira, piana e verdeggiante in questo fine estate. Poi, quasi improvvisamente, le guglie della cattedrale di Notre-Dame svettano alte. Siamo a Chartres, una città d’arte, di storia ma divenuta anche punto d’incontro per festival e convegni culturali internazionali.

Sarà proprio la Cattedrale, questo straordinario monumento gotico, la nostra meta.

E’ un avvicinamento graduale che ci porta a gustare pian piano la mole della sua architettura dalle proporzioni eleganti, dalla bellezza austera senza essere pesante, omogenea nello stile nonostante i vari rifacimenti e sovrapposizioni avvenute nel corso dei secoli. (La prima chiesa gallo-romana risaliva al IV secolo e subì numerosi incendi). Due le guglie, una alta 103 metri, salvata dall’incendio della cattedrale romanica del 1194, e l’altra di stile gotico fiammeggiante (115 mt), opera di Jeham de Beauce.

Ma è l’interno che lascia subito, e via via, più stupefatti. Le altissime navate, da cui tuttavia non ci sentiamo schiacciati e che prendono vita dai colori delle vetrate – ne conta 176 – dai magnifici blu, dai verdi smeraldini, dai rossi intensi. “Le vetrate di Chartres, essenzialmente del XIII secolo, sono fra le più belle di Francia, uniche per i loro colori e per l’utilizzo del famoso bleu de Chartres.”*

Una meraviglia. Dai tanti rosoni, in particolare dal più grande e centrale, entrano e si frammentano lame di sole. Filtrano all’interno della chiesa e rese palpabili dal pulviscolo, vanno a “toccare” le colonne, le statue, il pavimento, formando piccole pozze di luce variopinta.

Un luogo sospeso, ricco di rimandi emotivi dove il pensiero segue e rincorre lo sguardo ricevendone bellezza e armonia.

Il pavimento al centro della chiesa, purtroppo ora invisibile da file e file di seggiole, cela una famosa incisione che raffigura il labirinto, simbolo spesso usato nelle chiese del XII sec. e che rimanda al suo significato di perdita e di ritrovamento.

Ed è vero, la suggestione di questi luoghi rende percettiva la magia di un “incontro” silenzioso, delicato, solo raramente sfiorato.

Fuori, nel sagrato ci aspetta la luce abbagliante del mezzogiorno.

Al lato della piazza, tanti piccoli negozi con cartoline, piantine, souvenir e mille altri gadget esposti. In ombra, ai tavoli del caratteristico “ Le bistrot de la Cattedrale”, sono già aperti i menu del giorno.

* Parigi e l’Ile-de-France, Touring Club Italiano, 2007

foto © luccia danesin

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