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A casa dell'artista
Elio Armano






Testi di Alessandra Pucci
Fotografie di Luccia Danesin

Giornata piovosa della prima decade di Novembre quando Elio Armano ci ha ricevute nel suo atelier posto in una sorta di angolo di campagna all’interno del complesso sistema viario della zona Stanga a Padova.

Oltrepassato il cancello, si è già in uno spazio che sigla da subito la personalità dello scultore, con forme d’argilla nascoste a terra tra il fogliame e altre appoggiate come uccelli su trespoli di ferro intorno all’asta che tenta di trafiggere le nuvole con le punte azzurre di una banderuola, più in là un arco di glicine s’appoggia alla parete esterna su cui si apre la porta che introduce all’interno dello studio. Un luogo ampio, accogliente, reso più allegro dalla stufa a legna che arde e manda bagliori di luce sugli oggetti e sui nostri volti. Aria di tranquilla operosità, in semplice raccoglimento tra i segni che il tempo ha lasciato sedimentare e che Armano pazientemente sa riconoscere e recuperare fino a divenire elementi necessari alla sua forza creativa. Ma non è corretto parlare di forza nelle sue opere perché appare evidente il continuo tendere alla leggerezza, quella tanto cara a Calvino, che l’Artista sa coniugare ai materiali e alle forme sue proprie.

Alessandra Pucci ed Elio Armano.

Armano è tranquillo e affabile, pronto a mostrare tutto il materiale presente nello studio: molto, ma è solo una piccola parte perché in questo periodo le sue sculture sono in mostra a Piove di Sacco, altre nel Museo Archeologico di Pordenone. Le forme modellate nella creta e poi cotte, lasciate nel colore caldo senza altre aggiunte decorative, hanno molto del mistero dei reperti di civiltà remote, ricreate per questo nostro tempo perché ci si possa fermare e riflettere sui significati e i simboli che questi manufatti trasmettono.

Forme e segnali, alfabeti segreti o non traducibili, impressi nella pietra, nella creta ma anche su pellame per popoli lontani nel tempo o forse futuri cavalcatori di nuove praterie e steppe.

E’ interessante riportare ciò che scrissero del suo operare, Angela Ruta Serafini del Museo Atestino e Angelo Tabaro, responsabile della Cultura del Veneto, in occasione della sua personale a Este nel 2004 “...un gruppo di multipli evocativi del paesaggio veneto sottolineano il legame del museo e il territorio; alcune forme allusive ad antiche imbarcazioni documentano la vitalità della risorsa acqua, in riferimento al corso del fiume Adige che bagnava la città di Este...alcune opere sul tema dei colli si collegano alla fioritura, fin dall’epoca preistorica di antichi insediamenti sugli Euganei...rocchetti, fusi, pesi da telaio, vasi rimandano alla vita quotidiana degli antichi veneti, attraverso le attività di sussistenza e produttive.”

I barattoli di vetro appoggiati alle mensole, contengono le serie dorate di questi oggetti, frammenti di un mondo arcaico, riscoperti dalla modellazione semplice e sapiente.

Armano cita l’esperienza di lavoro corale con gli operai che hanno contribuito a dare forma alle opere di grandi dimensioni progettate per luoghi che prendono una veste riconoscibile grazie all’impatto visivo con i suoi “reperti del futuro”. Le fotografie testimoniano la suggestione creata da forme essenziali atte a stabilire la sensazione di armonia con il paesaggio, come avviene nel Giardino dei Giusti presso l’Internato Ignoto a Padova.

Sul tavolo da lavoro sono sparsi fogli per schizzi e appunti, tutto l’armamentario di chi progetta in continuazione quasi per un tentativo di recuperare il tempo dedicato agli impegni pressanti della vita politica per circa un trentennio. Ma la necessità può a volte essere ottima levatrice, far nascere delle idee o rinascere ciò che era nella mente e nel cuore, con rinnovato vigore e una nuova visione del mondo: meno drammatico di quello che rappresentava nelle opere degli esordi negli anni ’60.

Sfogliando i cataloghi, le immagini riprodotte testimoniano la grande energia dell’Artista e la sua inesauribile curiosità di conoscere e trattare i materiali diversi e opposti: creta e ferro-cemento e legno, e la suggestione della ceramica per la realizzazione di paesaggi carsici o euganei, come visti da una mongolfiera. Forse.

Alle pareti sono appese piccole teche contenenti le forme enigmatiche di terracotta inserite in sequenze che ne esaltano le variazioni di spessore e di chiaroscuro, quasi la collezione di un minimuseo; manifesti delle mostre recenti e disegni a penna dei primi anni d’Accademia, eseguiti con notevole maestria senza ripensamenti: nudi femminili che testimoniano il talento naturale del giovane allievo di Viani.

Sulla trave di ferro smaltato che separa lo studio da un altro vano, sono allineate improbabili imbarcazioni con a bordo forme vegetali o forse onde solidificate, tutto uno scenario pronto per la rappresentazione di una fiaba. E forse proprio di fiabe oltre che di storie preistoriche sono i componenti essenziali di tutta la sua produzione, e anche della rivisitazione dei ricordi d’infanzia, con le “costruzioni” in legno variopinto, o i castelli di sabbia in riva al mare.

Dal mare Elio Armano trae continua ispirazione, e, anche quando non c’è alcun riferimento, le sue argille ci fanno sentire che le onde sono lì, e che l’artista ne ha contemplato l’infinito battito sulle rocce dell’alto Adriatico, o delle spiagge del Marocco.

I fogli acquerellati per diverse progettazioni, fanno emergere il piacere dell’Artista per il colore, una necessità di tendere l’esperienza oltre la forma, con la sensibilità di chi ha la conoscenza della pittura contemporanea e l’interesse per le molteplici sperimentazioni visive del nostro tempo.

Armano ricorda a questo proposito, le sue scenografie realizzate, negli anni giovanili per il teatro dell’università di Padova, e un rincorrersi di nomi, luoghi e situazioni che resero viva e indimenticabile la sua città.

Della tradizione veneta è permeata ogni forma e ogni segno che scaturiscono dalla mente rese vive non solo dalla materia o dal fuoco, ma dall’uso costante delle mani, delle spatole, di ogni attrezzo utile al raggiungimento efficace della realizzazione. Il ricordo degli anni all’Istituto Selvatico nel laboratorio di scultura con Amleto Sartori, è strettamente connesso alla disciplina del fare con quotidiana determinazione, tenacia e umiltà. Qualità che oggi sembrano in via di sparizione.

Elio Armano e Alessandra Pucci.

C’è ancora una stanza con altri scaffali: lì sopra sono ammucchiati i taccuini di viaggio dell’Artista, veri e propri diari per immagini che scandiscono il passare delle ore e dei giorni, una meditazione quotidiana sul tempo che trasforma uomini e cose.

Luccia ed io siamo attratte da alcuni foglietti appesi alle mensole dello studio sui quali con grafia veloce Armano ha scritto frasi degne di attenzione “Si può essere felici con pochissimo e miserabili nell’abbondanza”, oppure un pensiero di Goethe ”Non si può fuggire al mondo così bene che attraverso l’arte e non ci si può legare maggiormente che attraverso l’arte.”

Del trascorrere del tempo si è parlato a lungo, ricordando gli anni ‘70 con i nomi di artisti come lui che allora erano ancora delle promesse, e oggi raccolgono unanime riconoscimento. Abbiamo ricordato i galleristi che puntavano su quei giovani talenti in una atmosfera di fiducia reciproca e forse di successo comune. Una vena di nostalgia per gli anni veneziani e forse per i fortunati incontri con Maestri capaci di essere esemplari con le opere e con la funzione docente.

Il racconto della sua esperienza di sindaco è interessante per il modo in cui l’essere artista gli ha permesso di fare scelte coraggiose e anticipatrici di movimenti e tendenze che solo oggi cominciano a farsi largo nella politica. Nel comune di Cadoneghe ha promosso importanti interventi urbanistici per rivalutare zone in degrado con la partecipazione di architetti di grande nome come Samonà, Cappai e Mainardis, o inventato premi di pittura all’insegna del recupero della “Borsa della Spesa”, contro l’uso dei sacchetti di plastica.

E sempre restando in tema consumo e rifiuti, è importante citare la sua installazione alla discarica di Sant’Urbano, per il progetto “Biogazia 08. Le città sono la forma del tempo”, opera titolata “Porta Balduina” inaugurata nello scorso Settembre.

In questi ultimi dieci anni, Armano ha prodotto e realizzato opere che ne mettono in evidenza la inesauribile vena creativa, con la capacità di essere sempre originale e innovativo nelle scelte e nei percorsi, sicché la sua traccia è inconfondibile per la fusione di tecnica e bellezza.

Il manifesto dal titolo “Feltre-Sottosopra” è motivo per capire lo spirito con cui l’Artista inserisce le sue sculture nell’ambiente, in modo classico, non come ornamento o arredo urbano, ma come elementi strettamente connessi all’architettura e allo spazio circostante che ne esige la riconoscibilità. Il suo lavoro è in stretto rapporto alla progettazione di architetti sensibili alla restituzione di identità di cui lo spazio urbano ha tanto bisogno.

L’ultimo recentissimo segnale d’intervento nell’architettura è dedicato al Palladio, nella zona della città dove nacque 500 anni fa, tra la riviera Tiso Camposampiero e via della Paglia: scultura d’un frammento d’arco in pietra bianca, inserita nel muro antico in cotto, per sottolineare gli elementi caratteristici del pensiero palladiano. Il tempo scorre velocemente, si potrebbe ancora parlare di tante cose, ma per il momento ci accontentiamo di un profilo che certo non rende la complessa personalità dell’Artista, ma è un modo garbato per testimoniare la nostra ammirazione.

Prima di salutarci Armano sceglie due cuori di “teracrea” come dono in segno di amicizia: hanno la forma cava e impresso la punta di freccia come ad indicare una misteriosa direzione.

Rientriamo dopo una conversazione che è stata un viaggio nel tempo, sentendoci più leggere e forse più felici

Elio Armano è nato a Padova nel 1945. Ha concluso gli studi artistici a Venezia con il Maestro Viani. Premiato più volte per la scultura, volge la ricerca anche in altri settori come la scenografia e il restauro, la grafica e la scrittura come giornalista.

Le mostre nelle Gallerie pubbliche e private, sono limitate poiché per oltre un trentennio si è occupato di politica e vita istituzionale.

E-mail: elioarmano@virgilio.it

in: abcveneto, gennaio 2009


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