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Andar per mostre

Padova: Tre artisti, Tre luoghi, Tre eventi:
Lorenzo Fonda - Silvio Fiorenzo - Marco Nereo Rotelli

testo di Alessandra Pucci
fotografie di Luccia Danesin

Vecchiato Arts Galleries

Aria di Padova anni 70 da Vecchiato Art Galleries, con la presentazione contemporanea di tre Artisti di grande suggestione visiva, a cui il gallerista ha dedicato spazi ideali per l’efficacia della resa di opere diversissime nei contenuti e nelle tecniche, ma accomunate da un “respiro”che attiene solo alla grande pittura.

Difatto nelle sale espositive c’è l’atmosfera di attenzione e contemplazione che è propria degli eventi significativi a cui da qualche tempo la città guarda con più interesse e partecipazione. C’è del coraggio osare proporre ad un pubblico spesso impigrito e forse annoiato da inaugurazioni imponenti nell’apparato ma modeste nella sostanza, un piccolo tour da Piazzetta San Nicolò, via Dondi Dell’Orologio e Via Alberto da Padova, alla stessa ora in una atmosfera festosa di riscoperta della città e della sua tradizione culturale.

Per chi è stato presente anche mecoledì 7 Maggio 2008 alle ore 21, in Piazzetta San Nicolò, allo spettacolo di luci, suoni e voce recitante di Eleonora Brigliadori, su frammenti di testo tratti da Madam de Sade, di Mishima, la pienezza dell’idea di Arte ha accomunato tutti nella magia del progetto dell’Artista Marco Nereo Rotelli.

Ma torniamo alla prima esposizione, quella di Lorenzo Fonda proprio nello spazio raccolto della galleria San Nicolò: l’artista perugino travolge lo sguardo con le grandi tele che possiamo definire classiche nell’impostazione e nei procedimenti, e nello stesso tempo attuali per le tematiche legate alla drammaticità dell’Eros, della violenza e della morte, in un registro di colori densi, a volte quasi cretosi altre invece trasparenti con velature che rendono il disfacimento delle membra e della psiche. Fonda ha fatto coesistere due realtà: quella del medico appassionato d’arte e amico del grande Burri con cui ha elaborato, attraverso esperienze di viaggi e relazioni, la sua dimensione creativa fino a farne il nuovo centro della propria esistenza..

Da questo avvio insolito, nasce la feconda produzione di chi sembra voler bruciare le tappe della ricerca stilistica, unendo in modo personale la visione concettuale ed espressiva di Burri, ad un suo sentire del tutto classico, come una rivisitazione dei Maestri visionari dell’800 francese, in particolare Delacroux.

I rossi vermiglio si precipitano a guerreggiare sui neri fondi e vellutati ai cui margini tagliati come un collage, si stendono dense superfici opalescenti che trattengono frammenti di corpi colti nell’attimo indicibile. La materia che avvolge queste membra e sguardi, è assemblata con impeto, così come le colature e la juta rendono aspre e inquietanti tutte le sue grandi tele.

C’è nella produzione di Fonda un notevole senso del Sacro, vagamente presente in questa personale ma molto più pronunciato se si analizza il catalogo della mostra dove sono riprodotte alcune grandi composizioni di forte impronta religiosa, appoggiate alle pareti del suo studio, come il suo ultimo lavoro per l’altare maggiore della chiesa di Santa Caterina a San Pietroburgo. Il Prof. Claudio Strinati, nella presentazione, parla della pittura di Fonda come dominata dal Fuoco, inteso come metafora della sua creatività, o come simbolo di un incendio vivificante interiore.

Pochi passi più in là, sull’acciottolato che separa il teatro Verdi da via Dondi dell’Orologio, appare la coloratissima esposizione di Silvio Fiorenzo, come controaltare di quella più inquietante di Fonda, quasi un gioco di rapporti positivo-negativo, bianco –nero, ombra-luce ecc. Le opere esposte sono di formato cartellone, eseguite con colori acrilici, con grande perizia tecnica, s’impongono per la gioiosa e ironica giustapposizione di soggetti-icona protagonisti dello sfondo, a cui si rapportano con sfrenata fantasia i personaggi dei più noti fumetti americani ed europei.

Adamo appena creato, disteso che porge la mano verso quella del Creatore, come l’ha dipinto Michelangelo nella Sistina, appare riprodotto in bianco e nero, una monocromia necessaria per creare lo scatto dei frenetici e coloratissimi Paperoni, Snoopy, donne Gatto, e uomoni Ombra. La miscela è di grandissimo effetto e anche se riprende motivi cari ad autori americani della Pop Art, se ne distacca proprio in virtù di questi accostamenti improbabili e perciò efficaci.

Colpisce la scelta dei soggetti che Fiorenzo introduce come quiete divinità che accettano il ruolo dissacratorio e irriverente dei vitalissimi eroi dei fumetti: “La donna con collana di perle” di Vermeer, si staglia sul fondo giallo con la monocromia chiaroscurata di un rosso pompeiano in uno spazio rotto verticalmente da un precipitare di Uomo Ragno, Nonna Papera, Corto Maltese, ecc. che separano il resto del tranquillo interno della casa olandese del ‘600. Così prosegue la visione dal “Bacio” di Hayez alla “Madonna dei Palafrenieri” di Caravaggio,alla “Venere” di Botticelli, al trittico del Lanfranco con il taglio di una diagonale coloratissima capace di rendere omaggio all’opera del Maestro classico coinvolgendola in una attualità inverosimile ma eccitante.

Valgono le parole dello storico dell’arte Andrè Escarameia Calha, nel catalogo della mostra “La serietà dell’opera d’arte messa in discussione da Duchamp e dai Dadaisti, da Warhol e dalla Pop, è di nuovo messa in discussione da Silvio Fiorenzo quì, in maniera più umoristica che ironica”

Nella stessa sede L’Artista espone opere di maglia di ferro con cui realizza sculture figurative leggere e trasparenti, ancora una rilettura in chiave contemporanea delle danzatrici di Degas, o anche di corpi di giovani donne sorprese negli atteggiamenti che le rendono naturali nella loro totale inconsistenza. Fiorenzo porta con sè tutto il colore e il calore della terra siciliana d’origine e di quella di adozione che è il Portogallo dove lavora e risiede per gran parte dell’anno. Il suo curriculum è intenso e interessante per il percorso fatto di studi formativi come scultore a Brera con Messina, poi in America Latina dove perfeziona la tecnica del fumetto e poi in Portogallo dove trova non solo nuova linfa creativa ma anche dei sostenitori e collezionisti delle sue opere.

Tra tanta gente che circola tra le opere con i calici di prosecco in mano, dispiace allontanarsi ma ci aspetta la terza esposizione, in via Alberto da Padova, quella con le opere di Marco Nereo Rotelli.

L’ambiente spazioso, luci apposite per creare la giusta atmosfera di attenzione per ogni opera, tutto contribuisce a rendere magica la mostra di Marco Nereo Rotelli, veneziano di formazione e di nascita, ma europeo e internazionale nel pensare e vivere l’esperienza estetica ricca di sollecitazioni in continuo rinnovamento, mai disposto alla sosta dopo il raggiungimento di un percorso intenso e sempre significativo. Descrivere l’insieme dei materiali di questa personale non è semplice, proprio per la suddivisione in sezioni tematiche e tecniche diverse, tuttavia si può dare rilievo all’insieme come impressione generale, e soffermarsi su alcune opere che sono di forte impatto visivo.

 

Black s’intitola la serie delle opere su fondo nero a cui la scrittura poetica, i segni simbolici e i pittogrammi danno un senso di pagine misteriose appartenenti al nostro destino, che Rotelli non decodifica, ma ne interpreta lo spirito e ne fa un canto.

Della scrittura poetica visiva, l’Artista è un forte rappresentante che sa porre in un perfetto equilibrio il segno grafico, il senso e il colore, tutto in una apparente semplicità che invece nasconde la immediatezza del gesto senza possibilità di pentimenti. L’occhio segue le curve nere sui fondi in foglia d’oro delle “Porte” stagliate come polittici trecenteschi sulle superfici scure delle pareti, un effetto che solo la venezianità dell’Autore ha reso possibile.

Su queste superfici di recupero, che hanno conservata intatta la loro struttura di provenienza, l’oro ne nobilita la storia pregressa, innalzandole ai fasti d’un nuovo splendore, a cui la scrittura in lingue diverse dà il significato di messaggi universali. Dello “Spirituale nell’Arte” si sono occupati molti artisti moderni e contemporanei, sicché non stupisce il senso del sacro che pervade queste opere, interessa molto il modo in cui si manifesta che è pittura di luce e di suono.

Sono presenti in questa mostra anche opere realizzate da Rotelli nell’Isola Di Pasqua, dove l’Artista dirige un progetto internazionale di empowerment culturale che lo ha coinvolto in un profondo legame con quelle popolazioni, di cui l’artista accentua la vitalità nelle sculture dorate e nelle grandi lastre fotografiche dedicate ai guerrieri Rapa Nui.

Del percorso di Marco Nereo Rotelli, parla in modo efficace Fernanda Pivano, enumerando le tappe significative dell’artista partecipe non solo dell’estetica dell’arte ma anche del sociale dell’arte, a cominciare dalle installazioni poetiche durante la guerra dei Balcani, per proseguire con l’incontro nelle famiglie e nelle case degli artisti e poeti di Montpellier, e poi le panchine poetiche di Merano, con incisi i versi di vari poeti, creando un momento di sosta e riflessione prima e dopo essersi seduti.

Sempre sospinto dal segno-parola Rotelli ha lasciato il suo tributo anche sul bianco accecante delle cave di marmo di Carrara, o scritte di luce al Petit Palais, di Parigi, o l’ultimissima in piazzetta San Nicolò a Padova.

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