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Itinerari veneti

Il Castello di San Martino della Vaneza
Cervarese Santa Croce (Padova)

A soli 15 chilometri da Padova, quasi al confine con la provincia di Vicenza e lungo l’antica via fluviale del Bacchiglione, si erge il Castello di San Martino della Vaneza. E’ un maniero di probabile origine longobarda e risalente, nella sua parte più antica, all’anno Mille.

Fu costruito come fortificazione per la difesa del territorio padovano dagli attacchi dei nemici, soprattutto dai Vicentini, e dai Veronesi, e come vedetta per il controllo dei traffici fluviali lungo il Bacchiglione.

La magnifica torre del Castello, che la tradizione vuole sia la stessa raffigurata nel famoso quadro di Giorgione La tempesta, (Giorgione nel 1500 vi soggiornò per un breve periodo e lì avrebbe eseguito la tela), si può ammirare già da lontano e prepara lo spettatore ad immergersi nell’epoca medioevale che per le vicende storiche, belliche e commerciali è stata così importante e in una certa misura, ancora misteriosa.

Il castello passato dalla proprietà dei conti Papafava al Consorzio per la Valorizzazione dei Colli Euganei, è ora della Provincia di Padova. Dal 1995 ospita il Museo del Fiume Bacchiglione.

Nelle varie sale allestite sotto la direzione della Soprindendenza Archeologica, sono visibili reperti, collocati in teche e vetrine, rinvenuti nel corso del tempo nel fiume e nelle aree circostanti. Armi, anfore dell’epoca romana, ceramiche, stoviglie e strumenti per le attività domestiche ma anche carte topografiche e idrografiche, pergamene del XV e XVI secolo, segnano per il visitatore l’evolversi del territorio nei secoli. Grande spazio è riservato ai reperti appartenuti agli Antichi Veneti così da ricostruire le loro abitudini di vita, di culto. Nella “Sala delle Piroghe” sono esposti due magnifici esemplari di imbarcazioni monossili risalenti all’ VIII secolo d.C. e recuperate nel ’72 nei pressi del ponte di Selvazzano.

Raggiungibile da Padova in pochi minuti, questo antico maniero, è un “testimone silenzioso” che coniuga la bellezza quasi intatta dell’ambiente con l’interesse storico e artistico offrendoci così la possibilità di scoprire un altro prezioso gioiello nello scrigno della nostra ricca regione.
Per informazioni e visite guidate: Castello di San Martino della Vaneza - Via San Martino – 35030 Cervarese Santa Croce (Padova) - tel.: 049.9915425.


Oratorio di San Michele Arcangelo
a Pozzoveggiani

Testo di Alessandra Pucci
foto di Luccia Danesin

Lungo la strada provinciale che separa Albignasego da Salboro c'è una stradina con l'indicazione per Pozzoveggiani; qualche curva ed ecco apparire quasi timidamente un segnale del passato, della fede religiosa espressa nella forma semplice di una architettura di epoca carolingia dedicata a San Michele Arcangelo.

I rifacimenti di periodi successivi sono evidenti, ma l'insieme parla di tante storie di cui restano i frammenti, che rendono il luogo così suggestivo.

All'esterno le pietre di base su cui s'innalza l'opera in laterizio con fasce a spina di pesce si accendono di colorazioni rosate per creare una texture preziosa.

La porta a sud si apre con un catenaccio e dà accesso all'oratorio sul lato lungio dello stesso, come nelle basiliche romane. I numerosi interventi che hanno nel tempo modificato l'edificio, hanno lasciato all'interno una serie di affreschi il cui tema iconografico riflette i modi della pittura colta classicheggiante, soprattutto nella serie dei sei apostoli. Altrettanto suggestivo il Cristo Benedicente incluso nel catino absidale che sovrasta la fascia con gli apostoli illuminati da una monofora. I colori sono caldi, prevalgono le terre rosse e i gialli ocra. I segni dei panneggi rimandano al ritmo delle sculture ottoniane.

Si resta perplessi davanti ai cavalieri della fascia più bassa: forse un torneo? Una tenzone tra le forze del bene e del male? Certo l'insieme è vivacissimo nelle linee e nel movimento che ricordano l'arazzo della Regina Matilde a Bayeux. Sopra il portale del lato opposto all'abside, emergono tracce di sinopia che creano un misterioso motivo astratto più vicino alla scrittura che alla forma. Altri frammenti di affreschi corrono lungo le due navate a testimonianza di una committenza attiva fino al XVI secolo.

Il soffitto a capriata e il campanile inserito a vista all'interno completano l'edificio. I banchi ben ordinati su due file, il piccolo altare e una sorta di sacrestia a vista lasciano intendere che l'oratorio ha i suoi fedeli; lì si prega insieme forse la domenica e nei rosari di maggio.

Il prato, tra le pietre che testimoniano l'antico uso di sepoltura prossima alle chiese, è un tappeto verde che dà risalto all'oratorio e lo rende accogliente anche se circondato da edilizia non più rurale. Nella bella stagione è un luogo discreto da riscoprire con una gita, perchè no, in bicicletta.


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