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Andar per mostre
Leo Borghi
testimone del tempo, tra storia e poesia

testo di Alessandra Pucci
fotografie di Luccia Danesin

Una mostra importante quella di Leo Borghi, che si è appena conclusa alla galleria della Rinascente di Padova (dal 17 Novembre ‘06, al 6 Gennaio ‘07).

Importante perchè ha dato ancora l’opportunità ai visitatori di accostarsi alla Bellezza, che l’artista sa proporre in modo sempre diverso, con fare discreto come si addice al suo temperamento schivo, incline alla quieta ossevazione di ciò che è passato, rivisitato e trasposto in chiave contemporanea.

Tele disposte a fronte delle vetrate della galleria che sovrasta le architetture del centro storico, su una Padova luminosa, veloce, rumorosa, a cui si contrappone la visione di quella trecentesca dei Carraresi e degli Scrovegni, che Borghi fa riemergere come frammenti di un percorso amoroso.

E’ l’amore per questa città e il suo territorio, quello espresso dalle stesure di colori caldi, screpolati, rarefatti come memoria di affreschi sbiaditi dal tempo, dimenticati all’ombra di porticati di palazzi, chiese, e collegiate rovinose.

Il fare pittorico di Borghi ha una lunga storia, legata ai suoi viaggi in Toscana, Umbria Abruzzo, Campania, luoghi dove i sedimenti della grande cultura medievale e di quella classica romana sono ancora tangibili, e costituiscono il patrimonio mirabile per chi ne sa leggere i messaggi e capire gli immensi significati. Colline morbide dei colli Euganei, città murate come Montagnana, Cittadella, o turrite come Padova, sono il terreno su cui il vissuto culturale dell’artista dà, crea una nuova visione fiabesca di quel tempo, di quella storia.

La sua vasta produzione artistica è documentata da mostre personali su tutto il territorio nazionale fin dal 1961, (quasi 100), da numerosissime collettive e relativi premi, oltre alle illustrazioni di copertine di libri e opere su commissione di vari comuni e di privati.

Il critico Giorgio Segato scrive della sua opera nel catalogo di questa mostra: Il fascino della pittura di Leo Borghi consiste, appunto, nelle reminiscenze e nel racconto: egli lascia montare a livello di coscienza particolari episodi della storia della città, fraseggi murali, lacerti di affreschi, cinte murate, personaggi, eventi, atmosfere e li ricompone nel gesto pittorico libero, leggero, senza troppe insistenze segniche, e, anzi, scivolando sulla tela col colore, creando campiture morbide, proprie di un quieto rammentare, e inventando alberelli, foglie e uccelli, stendendo spazi di atmosfera evocativa, grigi perla che danno risalto agli ocra e agli arancione dei frammenti architettonici, ai verdi di siepi e boschetti.

Alla Rinascente l’artista ha esposto alcune opere in ceramica: il fondo bianco di vasi o di piatti è lì per dare risalto ai verdi cupi, FOTO N. 6 – Ceramica alle ocre, ai piccoli delicati segni che lasciano intendere la sua passione per una tradizione ancora viva e rinvigorita della provincia padovana. Tutta la mostra appare come la sintesi di un lungo cammino e di una incessante ricerca espressiva sempre contenuta nel suo personalissimo e inconfondibile stile.


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