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A casa dell'artista
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Testo di
Alessandra Pucci Foto di Luccia Danesin |
In una strada poco trafficata del centro storico di Padova, tra la riviera San Benedetto e il Teatro Verdi, c’è l’abitazione di Rabarama. Una porta di ferro e vetro segna l’ingresso alla casa-studio dell’artista: figura sottile vestita di jeans e golfino neri ci accoglie con garbo da padrona di casa, consapevole di vivere nel luogo che la rappresenta come artista e come donna.
Lo spazio delle idee e della quotidianità sono fusi in modo razionale e armonioso e in ciò già si manifesta la complessa personalità di Rabarama, che nella scelta del nome d’arte ha quasi inconsciamente prefigurato il suo cammino: raba – segno, parola, tatuaggio; Rama - divinità della religione indiana.
La notorietà delle sue opere dagli anni ‘90 in poi è il risultato di una appassionata ricerca sul significato profondo dell’esistenza che l’artista racchiude nella forma classica del nudo androgino, trattato con tecnica sapiente sia nella scultura che nelle grandi tele dipinte ad olio. Riviste importanti con testi di critici famosi ne evidenziano da tempo la personalità, il talento, e l’originalità del liguaggio con cui riesce a dare forte significato simbolico ed espressivo ad ognuna delle sue opere. Sulla copertina della rivista ”ArteiN” del Dicembre 2007, l’Artista appare seduta su una delle sculture bronzee rivestite di quella ”pelle” dipinta che fa emergere la struttura del DNA come abito immodificabile che condiziona i viventi fin dal concepimento.
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Alcune di queste creature appaiono accovacciate come in una attesa senza tempo, altre chiuse come blocchi, altre in gruppi di due o più figure si allacciano in un impossibile salita verso un atrove comunque ostile, che non le libererà da quei tracciati, cinghie, puzzle che condizionano l’esistenza di ogni essere vivente. Luciano Caprile scrive: ”Col suo atteggiamento artistico Rabarama pare volerci offrire le molteplici campionature di un Eden inquinato da una trappola interpretativa che ci corrode lentamente come un tarlo, al pari dei tasselli che marchiano la pelle delle sue creature.”
Nell’ultima personale dell’Artista alla Galleria Vecchiato di Padova, erano esposte le opere più recenti in una ideale installazione che ne esaltava il messaggio inquietante e suggestivo, che parla un linguaggio di segni e di forme comprensibili a livello globale. Ciò può spiegare il notevole interesse che queste opere suscitano in galleristi e collezionisti di grandi Paesi come la Cina e l’America, ma anche agli addetti culturali di molte regioni italiane che sentono l’importanza di questi manufatti misteriosi e preziosi.
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A ragione si può parlare di Rabarama come di un Maestro del Rinascimento per la perizia della tecnica scultorea e di quella pittorica portate avanti con disciplina e organizzazione esattamente come ai tempi delle botteghe d’arte dove si formavano schiere di orafi, scultori, pittori e architetti. Anche nel suo laboratorio, disposto nel piano sotto allo studio soggiorno, tre collaboratrici in camice bianco lavorano sulle sculture con pigmenti acrilici per completare il percorso creativo composto di vari momenti in cui la forma si sviluppa fino al risultato finale.
Rabarama esegue le sculture-modello nello studio di fianco all’ingresso: è un ambiente ordinato dove ogni attrezzo ha il suo posto, i trespoli sono disposti in modo da ricevere la giusta illuminazione mentre le sculture più grandi possono essere completate nello spazio del soggiorno, davanti all’ingresso, pronte per le ultime finiture (con gli stecchi) con le mirette sulle superfici di plastilina che poi servirà da base per la fusione in bronzo.
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La coppia dei suoi fedelissimi cani osserva il nostro movimento tra le opere con attenzione e discrezione: sembra che conoscano il rituale degli incontri, il senso delle frasi, il percorso, le soste, i commenti e i flash della macchina fotografica. Ci troviamo a guardare lo studio dalla scaletta che conduce alla cucina attrezzata secondo i più moderni criteri dell’arredamento necessario a chi in cucina passa volentieri un pò di tempo. L’Artista ci dice che ama preparare da mangiare per sè e per i suoi ospiti, la cucina come momento di relax ma anche di altra creatività e relazionalità.
Mentre Rabarama prepara il caffè, Luccia ed io scendiamo verso il piano terra e osserviamo due grandi tele che ripropongono in modo tridimensionale la tematica delle sculture: ancora una volta si ha la sensazione della grande forza ed energia che si espande da questa giovane donna fino a renderla molto prossima alle esperienze Michelangiolesche.
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Due ritratti di giovani uomini che un pò le assomigliano colpiscono la mia attenzione anche perchè appartegono ad un altro periodo del cammino artistico: chiedo notizie, e con sorpresa mi sento dire che i due ritratti altri non sono che la versione maschile di se stessa. L’Artista parla con passione del suo apprendistato di scultrice all’Accademia di Venezia, dell’essere figlia d’uno scultore già noto e per questo aver deciso di celare la propria identità sotto altro nome; racconta delle persone importanti affettivamente e professionalmente che hanno avuto fiducia in lei permettendole di sviluppare in piena libertà la ricchezza creativa.
Ci sediamo per vedere il filmato di una intervista durante la mostra-installazione delle sue opere a Reggio Calabria: Rabarama espone i concetti filosofici che determinano i significati e le scelte del suo operare, pensiero indagatore mai chiuso da certezze ma spalancato verso le mille domande che generano altre incertezze ed altre domande.
Parliamo di libri e di autori, quelli che nella vita ci accompagnano perchè ne condividiamo le idee e attraverso i loro scritti scopriamo molto di noi stessi e le possibili affinità elettive con gli altri.
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Rabarama e l'intervistatrice Alessandra Pucci. |
Ci salutiamo cordialmente certe di poterci incontrare per una conversazione quando il suo studio si trasferirà in altra sede più ampia. Auguri.
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Note
biografiche: In abcveneto aprile 2008 |
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autore |
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