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Dipinti e parole
Antologica
di Silvana Weiller Romanin Jacur

Testo di Alessandra Pucci
Fotografie di Luccia Danesin

Padova, Palazzo della Gran Guardi

Che bella festa nel salone restaurato del Palazzo della Gran Guardia, illuminato dai preziosi lampadari di Murano che danno il giusto risalto agli affreschi delle pareti senza prevalere sulle opere esposte, rese preziose una ad una da un accurato allestimento che permette la lettura di una produzione selezionata ma indicativa di tutto il percorso artistico dell’Autrice.

Molta gente intorno a Silvana per renderle omaggio, per ringraziarla di tanta bellezza, intelligenza, e audacia, in un’epoca così confusa, dove la sua esperienza pittorica appare come un momento di grazia ritrovata e una speranza per il futuro.

É stato un incontro di generazioni, di tutta la famiglia Romanin Jacur, figli, nuore, nipoti e pronipoti tutti partecipi di un momento speciale della vita dell’artista, con questa mostra pensata e curata da Marina Bakos Romanin Jacur.

L’Autrice ha ringraziato tutti i presenti con il solito garbo, mentre riceveva grandi mazzi di fiori, seduta accanto al tavolo, partecipando al rito delle dediche nei cataloghi freschi di stampa e ai flash dei fotografi.

Di questa mostra particolare per molti versi, le parole del sindaco Zanonato, scritte nel catalogo e ribadite al momento dell’inaugurazione, sono indicative per tracciare un profilo immediato e significativo dell’Autrice “Singolare figura d’intellettuale e artista, appartata ma autorevole, sensibile e attenta al circolare delle idee in uno scenario molto più ampio di quello cittadino, Silvana Weiller ha esercitato in un periodo articolato e ampio i linguaggi della pittura e della critica, della scrittura e della poesia”.

Il suo incedere sicuro, spesso solitario nell’avventura dell’astrazione informale, nella Padova degli anni sessanta e settanta, rappresenta una pagina di grande valore culturale, che questa mostra finalmente espone e documenta in modo appropriato”(...)

Le opere si succedono seguendo il percorso temporale: le date sono indicative del fluire delle esperienze dai primi lavori su carta da scena che Silvana dipingeva a tempera prendendo a modello la vita del Prato della Valle, una visione quasi fiabesca eppure realistica di un tempo che ci appare lontanissimo, perfino nella vegetazione dei grandi platani che facevano del Prato una specie d’immenso verziere. Testimonianza di altri modi di vivere che lo sguardo sognante della pittrice ci restituisce con la freschezza dell’istante in cui ne fu attratta. Dal paesaggio ai ritratti nei quali già s’intravede la ricerca verso una nuova forma espressiva, nella sintesi del colore e nella secchezza della forma. Gli agganci culturali con l’espressionismo tedesco sono un riferimento come punto di partenza per poi passare alla ricerca decisiva del colore composto in sé, su superfici quadrate che saranno sempre la base ideale per ogni pittura.

Pittrice materica, a volte le sue opere appaiono come bassorilievi su cui la luce gioca un ruolo fondamentale, facendo mutare la visione a seconda del momento e del punto di osservazione: opere monocrome, nero su nero, bianco su bianco, sono di grande suggestione, non meno interessanti sono anche le ricerche con altri cromatismi dove i rossi puri si alternano ai neri o ai viola in accensioni improvvise quasi a creare dei vortici di materia incandescente, primordiale. FOTO n. 5

Alcuni titoli di queste opere sono esemplificativi: Nascita dell’acqua, Materia in esplosione, Liberazione dalla forma. Ma non sono meno significativi quelli di alcuni quadri che bloccano l’attenzione per la loro misteriosa energia, tutta vibrata su texture nere, Freccia nera, del 1977, o Quadrato nero, sempre dello stesso periodo. Sempre leggendo le date, appare evidente come sia stato costante lo snodarsi della ricerca dell’Artista intorno all’astrazione fin dal 1968 con soluzioni espressive e tecniche dove appare evidente quello che sarà il grande lavoro fino ad oggi. I quadri che pure sembrano così lontani nel tempo, potrebbero essere accostati a quelli più recenti proprio in considerazione dello sviluppo cromatico e tematico. Ecco alcuni titoli: Vortice di luce, Cristallizzazioni prismatiche, uno su tonalità calde che proiettano lo sguardo verso un turbine di luce, l’altro giocato con tinte fredde che sembrano condurre dalla luce al buio. Queste opere furono esposte alla Galleria La Chiocciola nel 1970, (...) “evidenziano questa nuova urgenza di sperimentazione incentrata sulla ricerca della luce. E se l’origine di certe tematiche traggono spunto dalle iridescenze di Balla (Mercurio passa davanti al sole), di Marc (Tirolo) o dai lavori di Robert e Sonia Delanay, non manca un suo interesse per opere come “Canto” del 1958 di Kenneth Noland denotando un’informazione di maggior respiro internazionale”… (Marina Bakos, catalogo Dipinti e Parole).

Silvana Weiller continua a tessere giorno dopo giorno, la trama dei pensieri espressi con il segno, con il colore, con le parole della sua poesia strettamente connessa al fare pittorico, l’altra faccia della stessa medaglia, un cammino parallelo che trova il naturale collegamento già nel titolo della mostra “Dipinti e Parole”, poesia di cui così scriveva Elio Filippo Accrocca ad Angelo Bellettato ”Si tratta di una poesia di qua del “confine”, entro la linea che appartiene al tempo (ricco di silenzio e di parole) che trae significato dalla distanza, dalla presenza di ombre e porte, tasselli di un mosaico che non è solo lirico, ma esistenziale...(dal catalogo della mostra)

Con una poesia di Silvana chiudiamo il testo che può dare solo una traccia leggera, non esaustiva, di una vita per l’Arte.

Un filo sottile
da terra a cielo
un filo leggero
curvo di vento
nel sole spento:
di notte un velo
d’attesa febbrile,
di notte un mistero
che annulla il pensiero:
gira la terra senza profilo

Nel catalogo della mostra, i testi critici sono di: Diego Valeri, Virginia Baradel, Stefano Annibaletto, Elisabetta Vanzelli e quelli della curatrice Marina Bakos Romanin Jacur.


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