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Nota critica a
Foemina Tellus
Luigi Fontanella
State University
of New York
Delle poesie che
compongono Foemina Tellus, composte da Alfredo de Palchi in questi ultimi anni,
di cui un nucleo significativo e recentemente uscito nell'Almanacco dello
Specchio, colpisce di primo acchito il tono complessivo di confessione (senza
patimenti o autoindulgenze: categorie, del resto, sempre rifiutate dall'autore)
diretta a una Donna, che può essere reale o immaginaria, o ancora, nella
progressiva lettura, emblema cosmico della Donna-Terra.
Il poeta si pone
come nudo — quasi a voler sottolineare ciclicamente il suo stato di nascita "ab
ovo" — di fronte al Creato, alla sua bellezza e al suo fatale disfacimento, il
quale Creato, tutto sommato, gli resta incomprensibile o misterioso, pur
avvertendone la corruzione e forse il suo definitivo sfacelo (molto indicativo,
a tale proposito l'ultimo componimento). Ma resta la parola dello scrivente,
irriducibile e tesa, asciutta ed essenziale, tagliente e implacabile — così come
piaceva a Sereni e a Cattafi, che furono i primissimi lettori di de Palchi
negli anni Sessanta — a documentare questa incessante consunzione, quasi volendo
— baudelairianemente — additare a una stellare utopia dentro la carne del
linguaggio.
Al poeta forse
davvero non resta altro che documentare lo sfilacciamento di ciò che gli ruota
incurantemente attorno: luoghi, momenti e volti lampeggianti mentre le sue
parole diventano battiti d'ali velocissime che «lapidano» le facciate dei
palazzi a lui familiari. Questo il destino della «bestia umana»; questa la
storia che va spurgando i suoi ultimi rantoli; ma questa, anche, l'eterna
identificazione del sesso-ventre femminile rigenerante, che «ingoia crescite e
pianeti» senza interruzione.
O, ancora, al poeta resta il volare su tutti e su tutto (il "volo", il
"volare" sono stilemi significativamente ricorrenti in non poche di queste
poesie), come desiderio fantastico (leonardesco), quasi bramando di essere lui, il poeta, rapito in volo, per ri-identificarsi, spoglio di membra e di arti, in
altra creatura, purissima, come un bianco lenzuolo al vento.
È questo, mi
sembra, il desiderio centrale del poeta: Angelo Sterminatore o neghittoso
messaggero del Marcio Totale da una parte e, al contempo, Angelo Purificatore
dall'altra, rimbaudiano aspirante alla Bellezza e alla Purezza, sia pure
perseguite, ostinatamente, attraverso la parola espiatrice della quotidiana
peste.
Da qui, infine, e
direi perfino, l'afflato "religioso" (termine da intendersi precipuamente nel
suo etimo) di Foemina Tellus, i cui versi, a tratti, si offrono nudamente al
lettore come sacrificio al Male, quando solo la vera Poesia, spoglia di ogni
orpello, come questa di Alfredo de Palchi, 6 in grado di fronteggiare e
sconfiggere.
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