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L’opera in prosa

Donne in fuga
Sassoscritto Editore, 2003.

Dall’introduzione di Enrico Nistri:

“Da che cosa scappano Fiore ed Esterina e Anita e Lucetta e Valli e Camilla, le umbratili ma tutt’altro che evanescenti protagoniste dei racconti che compongono questo volume? Alcune fuggono, almeno all’apparenza, dai peggiori mali del mondo, ma tutte a pensarci bene, fuggono da e per se stesse, senza rivendicazioni femministe, ma per un istintivo desiderio di libertà. Con una sapienza tecnica che ricorda certo realismo magico alla Massimo Bontempelli, l’autrice propone storie che fino all’ultimo si conservano verosimili. Se molto in Donne in fuga è lasciato alla fantasia, poco o nulla è lasciato al caso. Come le poco facilmente dimenticabili figure di donne cui è intitolato questo suo libro, anche Roberta Degl’Innocenti è una scrittrice in fuga. In primo luogo dalla gratuita volgarità che affligge tanta narrativa dei nostri giorni”.

Dalla prefazione di Alessandro Resti:

“Le vicende descritte da Roberta Degl’Innocenti, piane e volutamente prive di asperità lessicali, disegnano tuttavia atmosfere talvolta oniriche e, probabilmente al di là delle sue stesse intenzioni, non di rado originano nel lettore un senso di sottile inquietudine, costringendo a più riprese a fare i conti con la propria zavorra razionalistica.

La narrazione appare frequentemente pervasa da sensorialità pura, sottratta coscientemente all’ipoteca di ogni tradizionale ragionevolezza. Il colore appare per i personaggi delle storie narrate assai più che un elemento costitutivo della realtà circostante, assumendo i toni di un bisogno metafisico, di una vera nebulosa necessità”

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