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Un racconto

Pare un assurdo, e pure è esattamente vero, che,
tutto il reale essendo un nulla, non v'è altro di reale,
né altro di sostanza al mondo che le illusioni.

(Giacomo Leopardi)

Il venditore di palloncini

Il venditore di palloncini trascorreva la sua giornata ai margini del parco; certo non era una persona molto elegante, almeno non secondo i dettami della moda del momento, ma il suo abbigliamento, bizzarro e stravagante, si intonava perfettamente con le piccole sfere colorate che vendeva, per la gioia dei bambini. Un piccolo sogno da tenere, delicatamente, nel palmo di una manina e poi far volare lontano, lontano nel cielo, così in alto fino a che lo sguardo si perdeva, nell'impossibilità di raggiungerlo.

Il venditore di palloncini ne possedeva veramente tanti ed i colori si intrecciavano, si moltiplicavano, si sovrapponevano in un tutt'uno, come un grande ed allegro arcobaleno.

Alcuni di essi, poi, non si accontentavano di essere rotondi, ma assumevano consuete forme domestiche: un cane, un gatto, un'oca e sembravano così ancora più preziosi.

Il venditore di palloncini aveva davvero una sua clientela varia e sempre nuova, nel piccolo spazio all'angolo del parco, e non invidiava per nulla i grandi negozi del centro, così ricchi e ricercati, dai commessi ben vestiti e sempre sorridenti.

I suoi piccoli clienti erano i bambini, a volte talmente imprevedibili, da lasciarlo un pochino perplesso; allora si accarezzava con la mano destra la barba, facendo un gesto spesso ripetuto e scuoteva leggermente la testa, con fare bonario.

La sua gioia più grande non era la moneta del compenso per la vendita del palloncino, bensì il sorriso che riusciva a strappare e che talvolta, purtroppo, si trasformava in calde e copiose lacrime, quando il palloncino scappava di mano e nessuno era più in grado di raggiungerlo.

A volte, alla fine della giornata, si metteva a pensare e la sua mente vagava verso strane mete: "Se solo riuscissi a sollevare con un soffio, come il vento solleva e trasporta nell'aria i palloncini, il sottilissimo lembo che divide la realtà dal sogno e liberamente scegliere in quale dimensione vivere?"

Ma queste erano considerazioni troppo difficili e complicate per il venditore di palloncini, la cui vita, semplice e serena, si svolgeva in quel piccolo spazio, ed egli ogni giorno tornava, anche se un poco più faticosamente, con i capelli e la barba imbiancati, al suo solito posto, per colorare il mondo dei bambini.

I bambini della piazza, dal canto loro, adoravano il venditore di palloncini e spesso si facevano raccontare strane storie di altri mondi, lontani da quei luoghi, ma che un palloncino volando lontano, lontano, avrebbe forse potuto raggiungere.

Si avvicinava ormai il Natale ed il venditore di palloncini capiva che era diventato troppo vecchio e stanco, per poter continuare ancora a lungo quella vita all'aperto, al freddo e alle intemperie e prima di lasciare, per sempre, il suo posto nella piazza, decise di fare un ultimo regalo ai suoi piccoli amici.

Un mattino, con aria misteriosa, chiese ai bambini di portare, l'indomani, un biglietto con sopra scritto il regalo desiderato, e lui avrebbe provveduto a recapitarlo, perché il desiderio potesse essere esaudito.

I bambini, sorpresi ma non troppo, conoscendo la bontà del vecchio, prepararono il messaggio, con le loro calligrafie incerte, ed a grandi e buffe lettere scrissero ciascuno il proprio desiderio.

Il venditore di palloncini li aspettava con ansia e, dopo essersi fatto consegnare i messaggi, attaccò ciascuno di essi al filo di un palloncino; erano moltissimi i desideri dei bambini, ma egli non aveva mai avuto tanti palloncini come quel giorno, ed era così bello guardare i loro visi, così attenti e fiduciosi, mentre lo osservavano attaccare i piccoli messaggi.

Quando l'operazione fu terminata il venditore di palloncini, con un gesto improvviso, lasciò andare tutti i fili ed i palloncini si innalzarono, librandosi alti nel cielo, sordi ad ogni richiamo terreno.

I bambini, affascinati da tutto questo, erano rimasti tutti con il nasino all'insù, fino a che l'ultimo palloncino disparve all'orizzonte.

Però adesso il venditore di palloncini sembrava così triste e solo, senza la sua mercanzia colorata, che alcuni si essi presero la sua mano per consolarlo; egli sembrò allora riscuotersi, da quella improvvisa malinconia, e diede appuntamento ai bambini, da lì ad una settimana, per dare tempo ai messaggi di giungere a destinazione.

I bambini se ne andarono fiduciosi, ma i giorni seguenti era così solitario il parco, senza il venditore di palloncini, che essi non vedevano l'ora di arrivare alla fine della settimana, per poterlo finalmente rivedere.

Giunti così al giorno stabilito, non appena videro il vecchio, i bambini si misero a correre tutti insieme verso di lui: al posto dei palloncini colorati egli aveva un enorme sacco, pieno di pacchi, pacchetti e pacchettini, legati con grandi e allegri fiocchi rossi.

Il venditore di palloncini cominciò a distribuire i regali ed era tanta la gioia, che vedeva riflessa nei volti dei bambini, da indurlo a smettere di pensare al suo futuro di solitudine, non più illuminato dai tanti colori e dai sorrisi dei bambini.

Solo molto più tardi, dopo aver consegnato l'ultimo pacchetto, ed abbracciato uno per uno i bambini, si decise a lasciare il parco, dirigendosi lentamente verso la sua misera dimora.

Eppure quest'ultimo gesto sembrava averlo ringiovanito e non camminava più con le spalle curve e l'aria stanca, come negli ultimi mesi; i bambini lo seguirono, con lo sguardo curioso, fino a che non scomparve dietro la curva e poterono riprendere i loro giochi, resi ancora più allegri da quel nuovo regalo.

Il venditore di palloncini non tornò mai più al suo posto all'angolo del parco, nonostante i bambini lo attendessero speranzosi, ancora per lunghi e lunghi giorni.

I più piccini sostengono di averlo visto talvolta volare sopra una nuvola, appeso al filo di un palloncino colorato, ma i più smaliziati li zittiscono, con aria di sufficienza, dicendo che loro sono ormai troppo grandi per credere ai sogni ed alle storie fantastiche.

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