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Presentazione di
La luna e gli spazzacamini
di Roberta Degl'Innocenti

Venerdì 28 novembre 2008
Firenze, Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse

Carmelo Consoli

Bene buon pomeriggio a tutti e grazie a Roberta per la sua introduzione.

Oggetto dell’odierno incontro è la presentazione di questo bellissimo libro di Roberta Degl’Innocenti La luna e gli spazzacamini (terza presentazione dopo la prima ufficiale avvenuta un anno fa al Palagio di Parte Guelfa e una seconda fatta qualche tempo dopo a Villa Bandini, più una serie di letture in varie sedi). Lo facciamo con grande piacere e alla luce di eventi e gratificazioni che ne hanno seguito la nascita, ultima delle quali l’aver conseguito recentemente il 1° posto al premio Poeti nella Società, sezione narrativa, delegazione svizzera-tedesca di Basilea.

Ricordiamo brevemente le sue precedenti pubblicazioni: nella narrativa tre libri di racconti; in successione Il Venditore di palloncini e altre storie del 1995-97 Ibiskos edizioni, L’Azalea del 1998 Ibiskos edizioni, Donne in fuga del 2003 Sassoscritto edizioni, ai quali si sono alternati tre libri di poesia Il percorso del 1996, “Accademia Vittorio Alfieri”, Colore di donna del 2000 Chegai edizioni ed Un vestito di niente del 2005 Edizioni del Leone. Tutte pubblicazioni che hanno ottenuto primi premi in concorsi, nei quali ha vinto anche con singole poesie; sono oltre 20 i primi premi conquistati (ricordiamo tra tutti il Formica Nera città di Padova):

Ultimo nato dunque, questo libro, datato 2007, dalla vulcanica mente dell’autrice che ha già in gestazione editoriale una altro volume di poesie e si può dire ufficialmente che uscirà nei primi mesi del 2009.

Per chi non la conoscesse (credo siano veramente pochi) ricordiamo che Roberta Degl’Innocenti oltre che geniale autrice è donna intensamente coinvolta nella vita letteraria fiorentina e nazionale da oltre 10 anni, sia attraverso promozioni, presentazioni e incontri culturali, organizzazioni di recital, ideatrice di spettacoli anche teatrali, (ricordiamo lo spettacolo Estasi suggestioni di vita e di morte del 2004 presso il Teatro Rifredi; personalità dunque stimata e richiesta tanto che le sue poesie spesso sono state recitate in pubblico e presentate in trasmissioni radiofoniche e televisive; L’autrice è presente inoltre in molte antologie da Slanci e partecipazione-15 poetesse fiorentine a Pianeta Donna 2006; inoltre è l’organizzatrice del premio letterario “Semaforo rosso” che è in vita da ben 11 anni, è membro di giuria del premio "Lucia Iannucci Mazzoleni" a Bergamo.

Ha presentato in sedi di rilievo importanti poeti, scrittori, critici, ne cito solo alcuni Giorgio Bárberi Squarotti, Giovanna Fozzer, Ninny di Stefano Busà, Sirio Guerrieri, Ermellino Mazzoleni, Lia Bronzi, Nicla Morletti, Duccia Camiciotti.

A sua volta è stata oggetto di recensioni critiche tra le più autorevoli; su di lei hanno scritto Paolo Ruffilli, Giorgio Bárberi Squarotti, Roberto Carifi, Carmelo Mezzasalma, Fulvio Castellani, Giulio Panzani, Giorgio Poli, Giuseppina Luongo Bartolini, Anna Balsamo, Duccia Camiciotti, Anna Maria Guidi e altri, parimenti importanti (citarle tutte sarebbe impossibile). Concludo questa carrellata introduttiva dicendo che Roberta è Vice Presidente del Centro D’Arte Modigliani di Scandicci (Presidente Roberto Cellini).

Bene, quando ci si accosta ai contenuti letterari e umani di Roberta Degl’Innocenti ci si accorge di avere a che fare con una poliedrica personalità dalle molte anime artistiche tutte assolutamente genuine, profonde e straordinarie dimostrazione questa di un vero talento letterario.

Stupefacente la sua poesia complessa e ardua da tradurre in quanto creatrice di scenari onirici attinenti a mondi reali e surreali, eventi e situazioni sorprendenti, inafferrabili, fascinazioni e getti incontrollati della fantasia; poesia che sgorga da un linguaggi di emozioni, colori, odori, musicalità assolutamente innovativo e suggestivo (ne sono esempio più alto, a mio giudizio, i versi di Un vestito di niente).

Ma altrettanto stupefacente è la sua narrativa, quel calarsi in minuziosi scavi psicologici di personaggi, in racconti di ambienti e storie di vita veri o verosimili in cui si tenta di evadere dalla routine, dal male di vivere con in Azalea e Donne in fuga, e in cui si mescolano vari generi letterari dal rosa, al giallo, al noir tutti sorretti da un potente substrato poetico. Ricordiamo a questo proposito che l’autrice sente particolarmente la connessione tra poesia e psicologia (su questo argomento ha tenuto tra l’altro un ciclo di conferenze).

Con questo libro di fiabe in cui ha liberato tutta la forza dirompente della sua affascinante fantasia fanciullesca ci ha nuovamente sorpreso e deliziato. Talento ancora tutto da scoprire a mio giudizio, che può scrivere di tutto e in maniera eccellente, anche quel famoso romanzo che tirerà fuori prima o poi dal cassetto.

Della sua poesia misteriosa, percettiva, in cui inconsapevolmente ci si cala in un sogno di immediata solidarietà contestuale, matrice fondamentale di tutte le sue opere, parlerà più approfonditamente il professor Marco dei Ferrari.

Dunque stiamo parlando di un’autrice profondamente umorale, molto condizionata nell’istante creativo dagli stati d’animo presenti in lei, ma che al momento opportuno sa imbrigliare le emozioni e ricondurle sulla strada di una fondamentale saggezza e umanità. Ma presentarla e conoscerla vuol dire anche dimostrare una sorprendente identità tra il suo scrivere e la sua fisicità di donna con tutte quelle qualità caratteriali che ritroviamo nei personaggi e nelle storie dei suoi libri.

E allora la vedremo istintiva, sensuale o riflessiva, materna, oppure trasognante, vanitosa, o raggiante, ironica oppure malinconica col suo perenne portamento da fata-fanciulla, poesia e meraviglia in itinere, unghie rosse e passo di farfalla, ma al fondo sempre profondamente saggia e partecipe alle meraviglie e ai dolori del vivere.

Dopo aver scritto sei libri approda ad un testo di fiabe quando un giorno in quel di Madonna di Campiglio davanti ad una finestra dell’Hotel Milano, come ella stessa confessa, emerge prepotentemente quel “fanciullino pascoliano” latente in ognuno di noi, scatenando e trascinando la sua infantile fantasia creatrice in quel mondo in cui lei già da bimba si era immersa attraverso la lettura della “Enciclopedia delle fiabe”.

Nasce così questo libro, dieci splendide fiabe che si inseriscono con pieno diritto nella migliore tradizione italiana di questo genere letterario dal Pinocchio di Collodi ad altri autori come Bontempelli, Buzzati, Rodari e in quella internazionale dove troviamo scrittori come i fratelli Grimm, Andersen, Wilde e potremmo andare avanti.

Dieci fiabe scritte con un linguaggio magico-onirico di grande comunicabilità che al di là dei fondamentali contenuti rappresenta, a mio giudizio, la chiave vincente di questo libro, un linguaggio (come è nella tradizione fiabistica) costellato di ritualità, formule, prove, sfide, magie buone o cattive, viaggi straordinari, che è potente architrave, architettura lessicale e scenica raffinata e curatissima dall’italiano, oserei dire perfetto, dove si riscontra uno straordinario utilizzo degli incastri descrittivi, della punteggiatura, delle spaziature e sottolineature corredato insomma di tutte quelle minime pieghe, nervature, coralità che lo arricchiscono, impreziosito inoltre dalla felice intuizione di servirsi a seconda dei casi del tondo o del corsivo, dall’uso appropriato delle lettere maiuscole per dare risalto a dialoghi e narrazioni.

Capacità rare e preziose di scrittura a cui si unisce una parola poetica e umana sognante e saggia dalle mille sfumature e qualità dove si alternano e si plasmano intelligente ironia, tenerezza, gentilezza, semplicità, stupore, intrigo, vanità, insomma una intera gamma di qualità che trascinano il fruitore del libro ad una lettura intelligente, sobria, divertente, pienamente godibile felice fusione di mondi, anime, tinte, coinvolgente e magico moto di avventura.

Non poteva non essere immediata e molto positiva la risposta della critica letteraria, con molte importanti recensioni.

Vedete, saper raccontare fiabe non è così semplice come si pensi in quanto occorre possedere un senso al tempo stesso sacrale e utilitaristico della vita, la conoscenza di quella che è una natura immutabile a cui attingere e fare tesoro, in poche parole occorre possedere buon senso e praticità. Qualità che ha Roberta che aldilà dei suoi molti stati umorali, dotata di quel famoso terzo occhio, bene esclusivo dei saggi, dei maestri e che le permette la padronanza del corpo e della mente in qualsiasi situazione.

Non a caso ella ha sottotitolato il libro fiabe per grandi e piccini in quanto da sempre questo genere letterario che si basa su mondi edenici e fanciulleschi si costruisce però tenendo conto di aspetti e modelli primari della nostra matura coscienza (come dire continuare a sognare tenendo i piedi per terra). Fiabe quindi non solo per educare i minori ma anche per uscire dalle ristrettezze cognitive come afferma il prefatore Ruffilli.

Ma ecco che aprendo il libro e scorrendo le pagine ci troviamo su quel confine labile tra reale e immaginario, in un mondo animatissimo e coloratissimo di creature, oggetti personificati, elementi naturali e sovrannaturali e dove tutto e tutti hanno una voce, un nome, un cuore.

Ci vengono incontro storie di destini nelle loro componenti di vita, morte, tra gioie, dolori, solitudini, rassegnazioni portate avanti con accorata partecipazione e sapienziale maestria, giocate sul piano antico e sempre efficace delle contrapposizioni (ad esempio dei colori: “il bianco e il nero o scuro e chiaro”) oppure delle forme (grasso-magro) o delle qualità (buono-cattivo) ed altro ancora.

Il libro si presenta in una veste tipografica suggestiva e raffinata con illustrazioni del maestro Andrea Gelici di particolare bellezza e coloritura che ben si inseriscono e definiscono le storie.

Ricchissimo di suoni, rumori, si pensi ai vari… “Toc..toc” oppure Zzz..Zzz e ancora Clap Clap… effetti speciali, risonanze teatrali, cinematografiche, di sapori, odori di terre, foglie, legna, divertentissimo nella caratterizzazione dei personaggi, nei loro nomi (pensate alla vulcanica fantasia dell’autrice nel nominare i propri personaggi citiamo ad esempio Pietrozzo, Trabiccolo, Polpastrello, Martiria, Lacrima christy, Iridina, per definire pietre, vermi, polpi, conchiglie, cioppine malinconiche e lucciole).

Un fantasmagorico percorso ci trasporta di storia in storia dove ritroviamo morali e valori universali come il vivere in semplicità e accontentarsi di quanto si possiede in “Margie e Fosforina” e “Gnam Gnam il folletto grasso” oppure la necessità di aiutare e proteggere i deboli e prevedere i mali come in “Freddy la zanzara distratta” o l’esigenza e l’importanza dell’aiuto e dell’amore reciproco in “Virgola e Biancolina” e ancora il credere tenacemente ai propri ideali e sognare come nella “Pescatrice di conchiglie e Trecciolina” l’importanza di un sorriso in “Perla” ed infine i valori dell’amicizia e dell’amore nel “Valzer di Orso Bruno”.

Voi dunque avete ascoltato un brano della Luna e gli Spazzacamini con le strabilianti avventure di Pit-Put e Bachino di sego che dialogano con la luna astro di candore e loro luminosa madre adottiva. Ma ascolteremo anche un brano della storia di Gnam Gnam il folleto grasso e del suo mondo chiassoso pittoresco, dove vengono riprodotte quotidiane vicende umane di sacrifici, civetterie, vanità e sogni e se il tempo ce lo consentirà anche un brano della fiaba “La pescatrice di conchiglie”, e da “Virgola e Biancolina”.

Ascoltando queste storie si ha la netta sensazione che i protagonisti balzino fuori dalla loro dimensione cartacea, assumendo spessori e contorni iperrealistici, visivi palpabili.

Scontata oserei dire una versione teatrale di alcune di queste sorie (Roberta ha già curato la sceneggiatura di Margie e Fosforina (fiaba in due atti) che esordirà l’8 dicembre presso la scuola elementare Marconi di Grassina con attori scolari. Invitiamo tutti quindi a prendervi parte.

Avviandomi alla conclusione dirò che in una miscela sapiente di espressioni, in un intarsio prezioso di parole, spazi, sottolineature, formulazioni magiche degne del miglior repertorio fiabesco si viene rapiti e catapultati in un mondo di magie e di incantesimi che oltre a deliziare ed educare i piccini scioglie le irrequietezze dei grandi e strappa loro un sorriso e una speranza che i problemi possano avere una positiva e degna soluzione.

Allora un invito a tutti a leggere, ben comodi in poltrona, questo piccolo gioiello letterario, a entrare tra cielo e mare, boschi, folletti, elfi, straordinari percorsi e viaggi, musiche e danze.

Il messaggio forte e chiaro che ci lascia Roberta tra le pagine di questo libro devo dire coraggioso tra l’altro, (scrivere fiabe oggi nel nostro mondo ammalato di tecnologie e pervaso da un annichilimento di valori è sicuramente una sfida per la quale la ringraziamo) è l’invito ad estrarre il succo migliore dalla nostra vita (quella bellezza interiore e quella dignità umana che è nostra mirabile connotazione superando le barriere di un logico-razionale substrato di follia e smarrimento magari affidandoci e perché no a qualche formuletta magica come ella ci suggerirà al termine della prossima fiaba con sorriso e baldanza ed il gioco è fatto. Non vi pare? – Grazie.

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