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Prefazione a
Come un piccolo sogno
di Roberta Degl'Innocenti

la Scheda del libro

Maria Rosaria Perilli

Dal cuore al cuore

«... Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te». É così che si pronuncia Edmond Rostand nel secondo atto dell'ottava scena della sua più famosa commedia teatrale, regalando la propria voce al protagonista Cyrano.

Parole cariche di fascino, profondo significato, le stesse che hanno caratterizzato l'intera produzione di Roberta Degl'Innocenti e maggiormente caratterizzano questo suo undicesimo lavoro, quasi una biografia, scritta però scavalcando la forma classica del romanzo per trasformarsi in originale unione di racconti, fiaba e poesie. Originalità che sfida le regole, ci accompagna in un viaggio intimo, un percorso espressione del mondo interiore dell'Autrice e che mai sa tramutarsi in linguaggio di inquietudine, sofferenza. Rimane lieve pur solcando le inevitabili rughe di dolore: «Poi, un giorno, è arrivato in punta di piedi il Grande Silenzio e si è appropriato della stanza con le sue mani di velluto».

Ogni verso, ogni frase è un battito dell'anima a scivolare sulla carta, a donare ritmo a un testo dove le liriche si sposano in maniera perfetta con la narrazione, perché anche nella stessa, Roberta, con la sua peculiare cifra stilistica, sa trasmettere emozione poetica: «... cullo le mie paure in onde lattiginose, immersa in un sogno umido, mentre la città mi abbraccia come una palude». Lei, la ragazza dai riccioli bruni, con uno pseudonimo racconta l'alluvione del 4 novembre 1966, acqua infinita che non le fa paura – ha solo undici anni, è ancora una bambina – ma le porta via le cose più care, i libri, la bambola, e il suo mondo d'infanzia.

Si ascoltano gli odori, in questo libro (se riusciamo ad ascoltare gli odori, rimarranno indelebili nella nostra memoria) e tutto parla. Parlano i colori della casa dai luccicanti mattoni rossi, una casa che non conosce il tempo e lo scorrere, e i cigni nella vetrina del salotto. Loro lo faranno in una fiaba, saranno, insieme al Bambolino, alla ricerca di un nome. Roberta li sente discutere con gli altri protagonisti, in allegro ritorno dalla precedente pubblicazione “Pisolina, la Befana pigra”, e socchiude la porta, complice e discreta, per riaffacciarsi in quel salotto solo il giorno dopo, e divertirsi.

Artista sensibile, come lei stessa si definisce, capace di sprofondare nei ricordi e farne una raccolta, riviverli nella quotidianità, donando ai suoi “ammirevoli e dolcissimi lettori”, con uguale delicatezza descrittiva, una ricetta della tradizione toscana, gli gnudi, e una immaginaria lettera – bellissima, toccante, dal sapore a tratti manzoniano - scritta a una sorella mai conosciuta, scomparsa troppo presto, a cui l'autrice chiede, con stupore di termini, di curare il suo dolore, senza chiedere niente, finalmente in pace.

Un testo breve, sereno e struggente al contempo, dedicato ai suoi cari non solo nell'insieme, ma anche nelle singole liriche, in cui ritroviamo i genitori, le tate; in cui ritroviamo la casa, “la stanza socchiusa, vestita di petali e di amore”, pagine di vita e di viole, suoni mandolini, gerani addormentati; in cui troviamo il profumo dei giorni andati e immortali, leggero e delicato quanto estiva brezza.

Poesie capaci di abbracciare ogni stile: il verso libero, l'endecasillabo perfetto, fino all'endecasillabo spezzato di ungarettiana forma. E proprio con l'endecasillabo spezzato si rivolge al padre, nel momento diventato ormai memoria, vedendolo “in trasparenza, come in volo”.

Prosa poetica e liriche quale meraviglioso accordo, un nuovo genere, capace di avvolgere e farsi leggere in un soffio.

In questo libro la ragazza dai riccioli bruni mette tutto il suo cuore per arrivare al cuore, dove si scopre e commuove, annullando quello spazio che ci separa dal passato, per poterlo rivivere, ritrovare, carico del suo più profondo significato. La parte di ognuno che non può restare indietro, ma si distende e si dilata. Ci raggiunge.

Roberta Degl'Innocenti l'ha intitolato Come un piccolo sogno. Non poteva esserci scelta più appropriata: tra prosa che si fa musica, tra rime sparse, baciate e intrecciate, s'alza un coro di parole, “una dolce carezza che non fa rumore ma apra cieli lindi di salvezza.”

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