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L'immaginario francescano in Gabriele D'Annunzio

Prefazione di Giulio Cipollone. Aracne Editrice, Cantarano 2017, pp. 155.

 

I riferimenti dannunziani al francescanesimo risultano di una frequenza molto insistente. Le ragioni sono varie e confliggenti: includono la sincera ammirazione per il poeta cantore e per il missionario italiano e la narcisistica fantasia di assomigliare a san Francesco. Ma perché a lui e non a un altro gigante della storia quale ad esempio san Domenico, pur a lui ben noto? È per ciò che si è indagato sulla “mania fran-cescana” di d’Annunzio e si è visto che, se egli in genere ha fatto riferimento all’Assisisate in modo o vacuo o inopportuno o imbarazzante, su di lui ha intuito verità che fanno riflettere, anche grazie al fatto che praticò ampiamente la lettura degli scritti francescani.

Mani sacerdotali

Immagine di copertina: Lorenzo da Parigi (Laurent Lejeune +1631). Logos Edizioni, Padova 2016, pp.63 + ill.

 

Il libro si inserisce nel progetto di ricerche che ha avuto origine, ad opera del professore Gianvittorio Pisapia, dall’indagine in criminologia della valenza comunicativa delle mani e che si è allargato ad altri ambiti, compreso quello dell’arte. La postura delle mani è molto significante: può esprimere più della parola. In questo libro si considera come la postura delle mani dei sacerdoti in alcuni loro atti, a parte quelli che debbono esprimere un significato univoco e certo, connotino atteggiamenti del tutto personali: “narrano” l’attitudine dei soggetti.

Lo spirito e la carne
Conferenze e discorsi pubblici

 Premessa dell'autore. Cleup. Padova 2014, pp. 292.

Le recensioni di:
Luciano Nanni - Giovanni Spagnolo

 

Il libro raccoglie conferenze inerenti alle sfere della spiritualità e della carnalità. Nell’ambito della spiritualità, i temi toccano il misticismo in generale e figure particolari della storia della spiritualità, come Francesco d’Assisi, ma anche un risvolto controverso, quale quello demonologico secondo alcuni scritti del manzoniano Federico Borromeo. Tra spiritualità e carnalità si pone colui che ha coniugato le due dimensioni come espressioni omogenee e contigue del dinamismo vitale: Gabriele d’Annunzio. Infine, la “carne” si concretizza nella vera e propria peste bubbonica: un tempo, l’apice del male corporale. Una sezione è infine dedicata alla poesia: che, da sempre, è considerata “espressione della vita nello spirito”, ma che è anche espressione della vita nella carne.

Pisapia Gianvittorio, Manuale operativo di criminologia

Contributo etimologico e glottologico, di Francesco Di Ciaccia, Cedam, Padova, 2013, Terza edizione, pp. 231-312.

Presentazione...

 

I simboli linguistici e le relative accezioni si fondano sull’uso; e l’uso dipende dalla temperie culturale, che cambia nel tempo. Non stupisce dunque la polisignificanza delle parole. È utile però conoscerne il processo dalle origini, per usare le parole con cognizione di causa e per modificarne con competenza l’accezione. Riandare al loro significato originario consente di scoprire i collegamenti semantici risultanti da processi mentali che percorrono i tempi legando il passato al presente e potenzialmente al futuro. Ogni parola infatti, pur potendo cambiare di significato per processi alogici, contiene un nucleo concettuale che permane sostanzialmente fisso.

Regesto degli scritti editi

Premessa dell'autore. Nota dell'editore. Libraria Padovana Editrice, Padova 2013, pp. 88.

 

Chi ha passato la vita tra i libri delle biblioteche indagando sulla storia di un personaggio o di un momento storico, ha avuto l’occasione di mettere a disposizione del prossimo, tra libri e saggi mirati, una notevole massa di materiali e ad un certo punto della vita ha dovuto necessariamente, per sé e per gli altri, mettere in ordine la sua produzione affinché non andasse dispersa col tempo e per facilitarne la conoscenza e la diffusione in modo organico. (Giampietro Tonon, dalla Premessa).

Manifestazioni demoniache. L'opera di Federico Borromeo nelle “apparizioni del demonio”

Prefazione di Franco Buzzi. Premessa dell’autore. Postfazione di Gabriella Cattaneo. Gruppo Editoriale Castel Negrino, Aicurzio 2012, pp. 110.

Le recensioni di:
Luciano Nanni

Nel libro si parla di fenomeni del mondo fisico intorno a un misterioso universo di “incontri ravvicinati”, veri o presunti, degli umani col demonio. L’approccio sensibile, dalle molte forme, tra umani e dèmoni è datato dalle più remote età ed è testimoniato dal mondo classico; ma uno sterminato repertorio lo offriva, ai tempi proprio dell’Autore, il mondo moderno, sia nelle zone rurali della cristiana Europa, sia nell’area colta dell’Africa musulmana; e soprattutto lo imbandivano con dovizia di curiosità esotiche i Paesi tanto lontani quanto ricchi di eventi mai visti e mai sentiti. Sono perciò rievocati resoconti, mirabolanti o raccapriccianti, di naviganti e viaggiatori avventuratisi nell’estremo nord e nell’estremo oriente del pianeta, nei deserti roventi e allucinanti che annebbiano la vista e smorzano il respiro, nelle infide acque dalle tempeste apocalittiche; e sono riferite dicerie che, magari ingigantite, tornavano a circolare, come da tempo immemorabile, su figure orrende intraviste tra il magma infuocato dei vulcani o su voci gementi tra i ghiacci eterni delle terre fredde, visto che - ed è il giudizio dello speculatore - le preferenze dei demoni sono decisamente per tutte le cose “esagerate”.

Federico Borromeo, De cognitionibus quas habent Dæmones liber unus

a cura. Traduzione dal latino e Introduzione di Francesco di Ciaccia. Biblioteca Ambrosiana / Bulzoni Editore, Milano / Roma 2009, pp. 282.

Le recensioni di:
Ginevra Crosignani - Armando Torno

L’Autore si interroga sul problema di che cosa possano conoscere i demoni circa le realtà del mondo e circa i pensieri e i sentimenti dell’uomo, concludendo, nell’esame di testi letterari e teologici, che il più profondo dell’uomo – cioè i contenuti del libero arbitrio e dell’intelletto – non sono accessibili al demonio, il quale perviene, direttamente, soltanto alle immagini della fantasia e ai contenuti della sensibilità. Il volume edita il testo latino seicentesco, inedito, e contiene la traduzione italiana del curatore.

Federico Borromeo, Paralella Cosmographica de Sede ed Apparitionibus Dæmonum. Liber unus

a cura. Introduzione e Nota introduttiva di Francesco di Ciaccia. Biblioteca Ambrosiana / Bulzoni Editore, Milano / Roma 2006, pp. 232.

Le recensioni di:
Ginevra Crosignani - Giorgio Dell'Oro - Luciano Nanni

L’Autore narra di fenomeni, veri o presunti, in cui si manifesterebbero i demoni nei quattro fondamentali elementi del mondo fisico – terra, acqua, aria, fuoco -, in un repertorio di racconti offerto da viaggiatori nelle terre meno frequentate e conosciute del mondo. Il volume edita il testo latino seicentesco, inedito, il testo italiano seicentesco, inedito, e contiene la traduzione del curatore in italiano moderno.

Gabriele e Francesco. Orbi veggenti

Premessa dell'autore. Edizioni Decembrio, Milano 2005, pp.144.

Le recensioni di:
Roberto Bianchi - Luciano Nanni

Presentazione...

Francesco d’Assisi fu per Gabriele D’Annunzio una «fissazione». Tuttavia, se talora egli intese la figura di Francesco a propria immagine, talaltra lo fece con «veggenze» profonde. Alla base del suo rapporto mentale ed esistenziale con Francesco si impongono due fattori: il reale fascino che l’Assisiate esercitò sul suo animo, oltre che sulla sensibilità estetica, e la corrispondenza di alcune sensibilità che egli percepì tra se stesso e Francesco. I riferimenti al mondo francescano nella vita e nelle opere dannunziane risultano i più numerosi, dopo quelli al mondo femminile. Il presente scritto, perciò, accostando le variegate valenze «francescane» in d’Annunzio, ne tocca importanti aspetti biografici, non esclusi quelli erotici e politici.

Francesco e Domenico secondo Caterina da Siena

Edizioni Rosetum, Milano 2005, pp. 24.

 

Nel pensiero di Caterina Benincasa da Siena si individua non solo la scontata «convergenza» di intenti tra i due fondatori, Domenico di Guzman e Francesco d’Assisi, e la specificità di ciascuno, ma si nota anche, sia pure per cenni, un’altra convergenza: quella della concezione sulla povertà di Caterina stessa con l’idea che fu propria di Francesco d’Assisi, cioè la povertà effettiva, e non soltanto affettiva.

La poesia è ascoltare il cuore. Introduzioni liriche

Premessa dell'autore. Edizioni Decembrio, Milano 2005, pp. 94.

Le recensioni di:
Luciano Nanni

Leggi il testo integrale...

Nell’ideazione poetica il processo della parola è simile a quello della «parola» onirica. La poesia e i sogni provengono dagli abissi. È per questo che l’arte rivela il soggetto: dall’opera d’arte si conosce ciò che il soggetto non dice, si va alla sua «anima». Il volume raccoglie introduzioni dell’Autore di raccolte poetiche. Il risultato che l’Autore ne ha colto, dal punto di vista personale, è che gli autori delle collane di poesia hanno a volte confessato di essere stati conosciuti nel profondo, senza che l’Autore delle Introduzioni conoscesse né il nome, né il viso, né alcun altro dato degli autori delle raccolte poetiche.

Biblioteca e dipinti dannunziani di Gabriele d’Annunzio
con una lettera inedita del pittore Baccarini

Edizioni Decembrio, Milano 2005, pp. 48.

 

La mole degli scritti riguardanti san Francesco d’Assisi – dei quali viene non solo offerto l’elenco completo, ma anche indicato l’uso che ne fece il d’Annunzio – e le oggettive presenze francescane, al Vittoriale, nei dipinti, nei motti, nelle statue, evidenziano lo speciale interesse del d’Annunzio per il mondo francescano. Il libro tende anche a spiegare il senso e il significato di queste presenze materiche, inquadrandole nel pensiero e nella vita del d’Annunzio.

Dizionario operativo per il criminologo.
Con un’analisi etimologica e glottologica

coautore Gianvittorio Pisapia

Premessa degli autori. Cedam, Padova 2005, pp. 177-259.

 

Il volume contiene voci, ordinate in ordine alfabetico, relative al discorso criminologico esteso su vari ambiti di indagine, da quello giuridico e istituzionale a quello sociologico e filosofico. Con la medesima modalità di successione alfabetica seguono indicazioni circa l’origine dei vocaboli più significativi che intercorrono nel discorso precedente. Puntualizzare l’origine dei vocaboli è utile sia per farne un uso corretto, sia per modificarne eventualmente l’accezione.

Davide Albertario, due lettere inedite per un libello al cianuro

La pulce - edizioni di passione, Milano 2004, pp. 16.

 

Il testo integrale...

Davide Albertario, sacerdote e giornalista, fu uno degli esponenti più intransigenti della linea tradizionalista ecclesiastica – quella che, tra l’Ottocento e il Novecento, si contrapponeva alle innovazioni liberali, dette “moderniste”, sia filosofiche e teologiche, sia politiche e sociali, e che sosteneva la legittimità dello Stato pontificio contro le tendenze unificatrici dell’Italia. Il presente scritto serve a inquadrare due lettere inedite di Davide Albertario al Provinciale dei frati minori cappuccini di Milano, con le quali l’Albertario esprimeva il timore di essere inviso ai frati a causa di un suo scritto polemico.

«Ritratti» di Francesco d’Assisi, l’uomo e il serafico

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 48 + pp. 24 di ill. f.t.

 

Se Francesco d’Assisi era un po’ brutto ed era acconciato da «straccione», renderlo carino e vestirlo da «buon religioso» vuole dire cambiargli i connotati. Il presente scritto ripercorre, con semplicità divulgativa, le tappe del cambiamento di connotati iconografici di frate Francesco, da quando è stato ritratto – forse, ancora vivente – così com’era, fino a quando è stato ritratto nella sua raffigurazione mitica e mitologica.

La pace «pubblica» secondo Francesco d’Assisi

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 44.

 

«Mettersi dalla parte» del «diverso», dell’«ostile», in forza del principio «fraterno», ciò stesso dissolve il meccanismo del «contrapporsi»: la pace, nell’orizzonte mentale di frate Francesco, è intrinseca al suo concetto delle relazioni tra gli esseri. Il presente scritto ricompone varie vicende della vita dell’Assisiate – dall’incontro con i ladroni al faccia-a-faccia con il Soldano, in quel d’Egitto – alla luce del principio di fondo del frate d’Assisi: la fraternità che è a fondamento del rapporto con gli esseri, dal fuoco ai topi, dall’uomo al lupo.

La «storia» di Jacopa e Francesco d’Assisi

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 32.

 

Lo dicono le fonti antiche, con chiarezza: Jacopa era letteralmente “amica” di Francesco. Costui, il quale, quand’era a Roma, andava a mangiare a casa di lei i dolcetti preparati di sua mano, chiese che ella da Roma lo raggiungesse, di gran carriera, a Santa Maria degli Angeli presso Assisi, per portargli i mosticcioli: stava proprio per morire! Stava per morire, e chiese a lei di portare anche i ceri per la propria sepoltura: in pratica, santo Francesco eludeva le cure che spettavano ai frati. Questo scritto, narrativo ma rigorosamente documentato, sottolinea ciò che i primi compagni di Francesco recepivano: che il frate santo Francesco era veramente uomo e umanamente vero.

Il Cantico di “frate Sole” di Francesco d’Assisi

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 52.

 

Leggi il testo integrale...

Il Cantico di “frate Sole”, che costituisce uno dei primi testi in volgare nella nostra penisola, è preghiera di lode a Dio e rispecchia la umanissima sensibilità dell’Autore per le creature. La presente riflessione di impianto divulgativo vuole mettere in risalto l’aspetto più spontaneo, immediato e sensitivo del rapporto di frate Francesco d’Assisi con il mondo naturalistico.

Dante e san Francesco

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 66.

 

La Commedia di Dante risente dell’ideologia «pauperistica» influenzata dalla corrente radicale degli Spirituali dell’Ordine dei frati minori, secondo cui non solo per i francescani, ma per la Chiesa intera vige l’obbligo di vivere in povertà. Anche il canto «francescano», l’XI del Paradiso, sottende questa concezione. Ma, in esso, Dante elude ogni polemica animosa e offre un Francesco che, con disarmante naturalezza, s’innamora della Povertà e le «corre» dietro: “dietro a tanta pace”.

Pio da Pietralcina. Un ricordo

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 16.

 

Al di fuori di schemi agiografici, al di qua di immaginazioni mitologiche e al di là di impellenze favolistiche, un incontro, a tu per tu, con il frate. Punto e basta. In silenzio.

Il Cantico di Giovanni Scarale per il “frate del Gargano”

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 28.

 

Giovanni Scarale, ritenuto universalmente il “cantore di Pio da Pietrelcina”, ha scritto poesie e ha pubblicato raccolte poetiche sul “frate del Gargano”. La caratteristica della sua scrittura è quella rupestre come la terra garganica, patria del “cantore” e residenza del frate. La peculiarità del frate è vista nell’amore per l’uomo, nel sacrificio di sé e nella ricerca di sollevare le sofferenze umane.

D’Annunzio e la xilografia lauretana di Guido Marussig

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 36 + pp. 12 di ill. f.t.

 

La xilografia commissionata da Gabriele d’Annunzio a Guido Marussig raffigurante la Casa della Madonna di Loreto “trasportata dagli angeli” risponde alla passione di d’Annunzio per i voli aerei – le cui imprese sia civili, sia militari da lui compiute gli rimasero sempre nel cuore, anche negli ultimi anni, e su cui ebbe anche a scrivere tante pagine di prosa. La Madonna di Loreto era, come lo è tuttora, ritenuta la Patrona in effetti dell’Aeronautica, sia civile, sia militare.

I quadri donati da Gabriele d’Annunzio ai frati minori cappuccini

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 16 + pp. 8 di ill. f.t.

 

Nel 1926 d’Annunzio donò ai frati minori cappuccini di Barbarano di Salò il quadro di Dino Baccarini raffigurante il Francesco «laudese»: che sembra «lodare», estatico, il creato: un dipinto su tela, con cornice di legno leggera e «povera».
La sera del 3 agosto 1937 d’Annunzio poi donò al convento medesimo il quadro di Ercole Sibellato raffigurante il Francesco «crociato» che, con volto orante, è rivolto verso uno sfondo ove si staglia una nave crociata.
L’uno e l’altro dipinto coinvolgono una ben precisa fase poetica e ideologica del cosiddetto “francescanesimo” dannunziano.


I personaggi cappuccini ne I promessi sposi. Racconti letterari

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 73 + pp. 3 di ill. f.t.

 

L’intento del presente scritto è quello di permettere a coloro che siano mossi da spirito di curiosità culturale una conoscenza puntuale, ma sintetica, essenziale, circa i personaggi cappuccini ne I promessi sposi. I personaggi sono vari, e anche molto diversi tra loro: da quelli considerati tra i personaggi maggiori del romanzo – in particolare fra Cristoforo – e quelli che rientrano tra i personaggi minori. Qui sono presentati tutti con estrema semplicità.

Racconti storici di un’altra storia. Fioretti cappuccini

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 62 + pp. 9 di ill. f.t.

 

Clemente VIII, il 3 luglio 1528, a Viterbo, concesse a frate Ludovico da Fossombrone la bolla di fondazione dei frati minori cappuccini: riforma promossa da alcuni membri dell’Ordine dei frati minori osservanti. La barba, incolta, e il saio col cappuccio che serviva a ripararsi dal freddo, erano tra i segni esteriori di questi “capucciati”. Ma era la loro stessa vita a farli apparire “di un altro mondo”: dalla povertà concreta, penosa, ai “corpi scavati”. Fecero impressione. E tra il tenore di vita “disperato” – nel segno degli stenti – e la disponibilità verso i poveri, nacquero i “fioretti”: episodi tra realtà e fiaba, in cui la realtà supera la fantasia. I “fioretti” sono soprattutto, infatti, reali comportamenti basati su precise norme di vita dei frati cappuccini d’una volta: comportamenti, episodi e fatti che sono nelle fonti antiche (tra la metà dei sec. XVI e XVII) che qui vengono riproposte con fedeltà ma con parole moderne. Sono invece, in genere, invenzione dell’Autore i dialoghi che si leggono in questo agile e piccolo libro, intesi a vivacizzare gli episodi narrati.

Francesco e Domenico secondo Caterina da Siena

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 16 + pp. 1 di ill. f.t.

 

Nel pensiero di Caterina Benincasa da Siena si individua non solo la scontata «convergenza» di intenti tra i due fondatori, Domenico di Guzman e Francesco d’Assisi, e la specificità di ciascuno, ma si nota anche, sia pure per cenni, un’altra convergenza: quella della concezione sulla povertà di Caterina stessa con l’idea che fu propria di Francesco d’Assisi, cioè la povertà effettiva, e non soltanto affettiva.

Francesco d’Assisi. Letizia di feste e canzoni

Edizioni Rosetum, Milano 2004, pp. 20.

 

Francesco amava cantare. Già nella vita in famiglia, con i suoi amici, amava cantare. Vicino a morire, cantava e chiese che gli si suonasse e si cantasse. Il suo superiore, frate Elia, lo ammonì che non stava bene farsi udire dalla gente cantare e suonare, proprio in punto di morte! Secondo una fonte più vicina a Francesco, lo Specchio di perfezione, il morituro rinfacciò a frate Elia, con tutto “l’impeto” che poteva esprimere: “Tu mi dicevi [a Foligno] che non sarei sopravvissuto più di due anni. […] Adesso lasciami godere nel Signore e cantare le sue lodi in mezzo alle mie sofferenze […]”.

Chiara d’Assisi, una donna che non voleva morire

La pulce - Edizioni di passione, Milano 2003, pp. 20.

 

La storia di Chiara d’Assisi è tra le più dolci e tragiche, in ambito religioso, delle donne medioevali. Innamoratasi dell’ideale di Francesco, per il quale fuggì da casa, progettò con lui uno stile di vita assolutamente inconcepibile, a quei tempi, soprattutto per le donne consacrate: vivere con il lavoro delle proprie mani. Ma dovette accettare una Regola che sostanzialmente era benedettina. Invece, la Regola che ella voleva e che aveva composto, le fu approvata quasi in punto di morte ed era valida solo per il luogo in cui ella viveva, San Damiano. Alcuni anni dopo la sua morte, quel monastero fu abbandonato, per cui la Regola sognata da Chiara è sussistita ben poco.

Federico Borromeo. Manifestazioni demoniache

Prefazione di Franco Buzzi. Postfazione di Gabriella Cattaneo. Traduzione e note di Francesco di Ciaccia. Asefi Terziaria, Milano 2001, pp. 140.

Le recensioni di:
Attilio Agnoletto - Giorgio Cosmacini

La conoscenza del mondo extraeuropeo era, a quei tempi, limitata e soprattutto mediata attraverso testi e cronache poco precisi e saturi di preconcetti, non molto diversi dal capostipite Milione di Marco Polo; testi che, però, erano presi sul serio. La meticolosità di Federigo nel cercare le sue fonti sull’Asia, l’Africa e le Americhe risulta, perciò, vanificata dall’inattendibilità delle notizie e delle descrizioni antropologiche cui egli attribuisce piena fiducia, tra cui popoli afflitti da licantropi demoniaci, miniere d’oro abitate da omiciattoli pelosi assimilati ai demoni.

D’Annunzio e le donne al Vittoriale. Corrispondenza inedita con l’infermiera privata Giuditta Franzoni

Presentazione di Pietro Gibellini. Asefi Terziaria, Milano 1996, pp. 222 + XXVIII.

Le recensioni di:
Mario Bernardi Guardi - Max Bruschi - Paolo Di Vincenzo - Luca Orsenigo - Redazionale - Redazionale

Notizie bibliografiche e segnalazioni
Storia e dati della donazione

Banale non può certo dirsi questo carteggio con Giuditta Franzoni, l’infermiera che diede assistenza al poeta dai primi tempi del Vittoriale fino al l’1 marzo del 1938, quando sorresse sul suo braccio il capo reclinato del poeta morente. […]. Il tocco del maestro si riconosce anche nei passaggi fugaci, calibratissimi, che egli interpone alle comunicazioni pratiche, alle richieste formulate o alle disposizioni impartite; basta, talvolta, una frase per manifestare la gratitudine di un vero malato […]. [Il libro] scava tra le pieghe di ogni lettera: fissa una data, scioglie uno pseudonimo, ricostruisce un’occasione, corregge una versione vulgata […], ci conduce in punta di piedi nelle stanze del Vittoriale, ci svela i segreti della vita quotidiana […], ci conduce dentro i meandri della psiche dannunziana (la pignoleria, le piccole manie, i tic mentali). [dalla Presentazione di Pietro Gibellini]

Attrazioni e illusioni francescane in Gabriele D’Annunzio

L’Italia Francescana, Roma 1989, pp. 106.

Le recensioni di:
Ottaviano Giovannetti - Mario Masini

Segnalazioni librarie...

Lo scritto tenta di capire il senso per d’Annunzio di quel suo fascino che l’attirava verso l’uomo d’Assisi, l’uomo della Porziuncola e del Roseto pungente, l’uomo di Chiara, l’uomo della pace che, suonando con un archetto di rami, credeva di suonare davvero; verso l’ardito che, senz’arma, si presenta al Soldano in campo nemico e in piena guerra tra Crociati e Musulmani; verso l’uomo che morendo canta la vita e vivendo canta alla morte «sorella».

Da Dio a Satana. L’opera di Federico Borromeo sul “Misticismo vero e falso delle donne”

Edizioni Xenia, Milano 1988, pp. 222.

Le recensioni di:
Attilio Agnoletto - Giuseppe Antonio Brunelli - Elio D'Aurora - Rosario Esposito - Angelo Lattuada - Pier Giorgio Longo - Mariella Malaspina - Paolo Masini O.S.M. - Paolo Masini O.S.M. - Giannantonio Pompeo - Redazionale - Redazionale - Redazionale - Redazionale - Eugenio Sonzini - Armando Torno - Danilo Zardin

Federico Borromeo era preoccupato delle contraffazioni che gettavano tanta cattiva luce sulle esperienze mistiche. Il cardinale volle offrire criteri certi di valutazione, narrando anche casi da lui personalmente riscontrati. Siccome egli tratta fondamentalmente delle esperienze straordinarie d’origine naturale, il libro è importante per conoscere da vicino uno spaccato del Seicento nei suoi pruriti misticheggianti, nei giochi di magia e anche nel fantasmagorico diabolico.

Umiltà e francescanità nei Promessi Sposi

Giardini editori e stampatori in Pisa, Pisa 1987, pp. 266.

Le recensioni di:
Luciano Bottoni - Eugenio Bronzetti - Angelo Colombo - Rosario Esposito - Pompeo Giannantonio - P. Mario Masini - P. Mario Masini

Le vicende del romanzo sono consegnate più ai gesti di quotidiana solidarietà che all’ostentazione di eroiche imprese. Al potere e all’arroganza il Manzoni contrappone la solidarietà in una condizione sociale di uguaglianza e di sollecitudine con l’intento di una convinta prospettiva di amore per il prossimo e di compartecipazione ai suoi travagli. Questa morale permea la struttura sociale e il clima comunitario del romanzo. Il cristianesimo, perciò, filtrato attraverso il modello francescano, impegna la cultura del Manzoni, che rivive con animo moderno e con consapevole adesione l’insegnamento del santo di Assisi per razionale conquista di un esempio impareggiabile.

La parola e il silenzio. Peste carestia ed eros nel romanzo manzoniano

Giardini editori e stampatori in Pisa, Pisa 1987, pp. 282, € 20.

Le recensioni di:
Attilio Agnoletto - Luciano Bottoni - Angelo Colombo - Paolo Di Sacco - Rosario Esposito - Roberto Macchi - Mariella Malaspina - P. Mario Masini - Redazionale - Redazionale - Redazionale - Fernando Saisano - Giuseppe Santarelli - Domenico Tuccillo

Note critiche brevi...

Il saggio manzoniano accosta I promessi sposi e la Storia della colonna infame da un punto di vista particolare: la dialettica narrativa e storica tra le forze costruttive – il positivo, in senso etico – e quelle distruttive – il negativo. I personaggi sono considerati sotto questa precisa angolatura, senza tuttavia che essi si dividano, come avveniva nel Manzoni delle opere precedenti, in “totalmente positivi” e “totalmente negativi”. Da qui, la lettura dell’Autore tra le pieghe dei comportamenti dei personaggi, con scrupolosa attenzione al testo manzoniano, la quale si traduce in un’ampia rivisitazione degli scenari della peste e della carestia. L’indagine sull’«eros» permette di comprendere l’atteggiamento del Manzoni nei confronti dell’amore a partire dagli anni giovanili.

Le donne nella vita di Leopardi e la sua teoria dell’amore

In copertina: disegno n. 20, Lunge m'ispiri, di Francesco di Ciaccia. Edizioni Autori Nuovi, Milano 1985, pp. 182.

Le recensioni di:
Giuseppe Gattini - Lucia Miele - Redazionale

Le donne del Leopardi sono tante; e tutte, se cantate. Se non cantate, dai dati storici risultano meravigliose anch’esse: ma non per lui. Ciò fa pensare. Fa pensare che la donna del Leopardi è un’idea, cioè una figurazione sua, una immagine interiore: un suo bisogno. Del resto, lo dichiara proprio lui. E non ci sono dubbi. L’unico dubbio – o l’unico cruccio, per noi ammaliati dalla poesia del femminino leopardiano – è perché il povero Giacomo sia stato tanto sfortunato. Alcuni cenni, in questo libro narrativo, forse ne fanno comprendere qualcosa.

Gli umili ne “I promessi sposi”

Studi e ricerche francescane, Napoli 1984, pp. 126.

Le recensioni di:
Franco Buzzi - Giorgio d'Aquino - Mariella Malaspina - Lucia Miele

 

La categoria sociale degli “umili” nel romanzo manzoniano è stata ampiamente studiata dalla critica letteraria, poiché la sua rilevanza ne I promessi sposi ne costituisce una delle caratteristiche principali. L’aspetto sociale, cioè l’appartenenza ai ceti meno elevati nella sociatà, costituisce tuttavia solo una dimensione della “umiltà” nel romanzo manzoniano. In questa sfera di personaggi “umili” vanno considerati anche coloro che si collocano in una condizione subalterna per scelta etica o religiosa: i personaggi cappuccini.

Psicologia e adolescenza
(Come prendere i ragazzi per il verso giusto)

Editrice Autori Nuovi, Milano 1983, pp. 104.

Le recensioni di:
Gabriella Cattaneo - Mariella Malaspina

La problematica specifica circa l’adolescenza discende, da un punto di vista disciplinare, dall’epoca positivistica, ma in campo filosofico essa risale alle più remote culture. In epoca moderna, l’età adolescenziale è stata oggetto multidisciplinare di studio per la complessità della condizione di quell’età: psicologica, sociologica, esistenziale, morale. Per instaurare un contatto corretto e sapiente con gli adolescenti è utile e fondamentale conoscere le loro modalità d’essere, a livello interiore, e quelle, esteriori, del comportamento.

La condizione urbana.
Storia dell’Unione Inquilini

Feltrinelli, Milano 1974, pp. 140.

A seguito delle massicce migrazioni dal Meridione verso il Nord d’Italia nel dopoguerra e per tutto il periodo del boom economico italiano, grazie all’attrazione esercitata dalle industrie settentrionali si è avuta come conseguenza immediata l’impellente necessità abitativa della manodopera immigrata. L’edilizia pubblica, che pure ha cercato di approntare strutture dedicate alla classe lavorativa, non ha potuto star dietro alla domanda logistica e d’altronde non ha saputo che creare strutture di stazionamento – in cui mangiare la sera, e poi dormire: da ciò, la qualifica di quartieri-dormitori. L’insoddisfazione portò a rivendicazioni sempre più radicali – rifiuto di pagare il canone di affitto ai proprietari pubblici e occupazione abusiva di appartamenti. L’Unione Inquilini rappresentò la formazione più agguerrita e attiva nell’ambito della rivendicazione sociale della casa.

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