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D’Annunzio e le donne al Vittoriale.
Corrispondenza inedita con l’infermiera privata Giuditta Franzoni

Notizie bibliografiche e segnalazioni

Silla di Ciaccia
in: «Abbruzzo nel mondo», n. 9-10, novembre-dicembre 1998

D’Annunzio e le Donne

Le donne di D’Annunzio non cessano di appassionare gli studiosi del Vate, i curiosi dell’uomo e gli abruzzesi più devoti. Per i tipi editoriali della ASEFI di Milano, Francesco di Ciaccia, docente di letteratura italiana, scrittore fecondo che ha ricevuto molti premi nell’86, ‘88, ’89, ‘90, e fra essi il Premio della Cultura della Presidenza C.M. e il Premio Città di Pescara, ha scritto di recente «D’Annunzio e le Donne al Vittoriale - Corrispondenza inedita con l’infermiera privata Giuditta Franzoni» (presentazione del professor Gibellini).

L’Autore esamina e scava fra le parole del carteggio inedito su Gabriele, l’ultimo, quello che riguarda la fedele e discreta Giuditta, l’infermiera che gli diede assistenza fino al 1° marzo 1938, quando il poeta, prematuramente, reclinò il capo per sempre (forse avvelenato): “irriprovvisamente mi stringe forte la destra, me la fa battere sul tavolo come per dirmi resta qui. E si accascia sul suo braccio”.

In copertina invece la foto della bella Maria Hardouin di Gallese, sposata a lui giovanissima, in matrimonio segreto, sfuggendo alle ire dei genitori di lei.


Segnalazione
in: «Tuttoscuola», febbraio 1998, n. 379

Infine un D’Annunzio in prospettiva diversa da quella della storiografia ufficiale è quello di D’Annunzio e le donne al Vittoriale. Corrispondenza inedita, di Francesco Di Ciaccia (Terziaria, pp. 227). Ne esce un uomo con abitudini che riflettono i meandri di una personalità contraddittoria.


Antonello Satta Centanin
in «Poesia», ottobre 1997, n. 110

Gabriele D’Annunzio non morì scrivendo (“sulle sudate carte”, è stato spesso scritto), come fino ad oggi hanno sostenuto le svariate biografie a lui dedicate, ma accasciandosi sulla sedia tra il tavolino da lavoro e il letto. La nuova versione sulla morte del poeta è illustrata nel libro D’Annunzio e le donne al Vittoriale di Francesco di Ciaccia (Terziaria Edizioni), nel quale sono raccolti documenti inediti di Giuditta Franzoni, l’infermiera privata di D’Annunzio. Secondo le nuove testimonianze, le ultime parole del Vate furono: “Dite alla Giuditta di portarmi un calmante”.


Segnalazione
in: «Corriere della Sera», martedì 12 agosto 1997

D’Annunzio, non fu una morte «eroica»

Gabriele non morì “sulla breccia”, cioè sul suo “tavolino di studio”, mentre stava scrivendo al Vittoriale. Secondo la testimonianza inedita della sua infermiera privata, Giuditta Franzoni, la morte del Vate risulta meno eroica di quanto sia stata presentata da tutti i biografi. La sera del 1° marzo 1938, in realtà, il poeta stava a letto, malato com’era da tempo, e non a scrivere; fu colpito da un malore, e si accasciò sulla sedia tra il tavolino da lavoro e il letto. La nuova versione sulla morte del Comandante è offerta dallo studioso Francesco Di Ciaccia nel libro «D’Annunzio e le donne al Vittoriale» (Terziaria Edizioni)


Guido Vigna
in: «Corriere della Sera», 8 giugno 1997

Carteggi / L’ultimo D’Annunzio

L’ultimo D’Annunzio, tormentato dagli acciacchi e dai malanni, si può scoprire in D’Annunzio e le donne al Vittoriale di Francesco di Ciaccia (Terziaria, pp. 222). Il libro, a dispetto del titolo che vuol essere intrigante, propone le lettere di D’Annunzio a Giuditta Franzoni, l’infermiera che gli fu al fianco negli ultimi anni e che l’1 marzo 1938 «sorresse sul suo braccio il capo reclinato del poeta morente».


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