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Prefazione a
Coraggio e debolezza

Giovanni Modugno

Che cosa può offrire la poesia all'uomo? "Qualche storta sillaba e secca come un ramo", non risposte certe, non può offrire nessuna luce "per illuminare il prato polveroso dell'esistenza". La parola non dà più un messaggio di salvezza, tutt'al più la coscienza di ciò che non siamo, di ciò che non vogliamo. (Montale)

Anche per il nostro poeta la poesia è documento di un male di vivere: "Quale felicità provare se faccio quello che non voglio. Quale felicità cercare se il mio mondo è chiuso. Quale felicità mi resta se non scommettere la mia vita al gioco quotidianamente?" Da queste premesse scaturiscono le scelte e le intuizioni tecniche del poeta, il quale rifugge da uno stile aulico e alto, mira a toni naturalistici e discorsivi, predilige un lessico quotidiano, accessibile, parole semplici che rispettano quasi sempre l'ordine della frase e che il poeta carica di significati profondi. Parole liberate dalla punteggiatura, isolate tra pause dai nessi sintattici.

Sono evocate emozioni attraverso le descrizioni di fatti e oggetti del mondo reale. Il mondo in cui noi viviamo è il mondo dell'apparire e del non essere, del vuoto, del nulla. "Nell'ora in cui l'apparenza svolge la sua missione l'anima reprime la naturalezza dell'essere, si finge per non essere. Così è la vita una fantastica espressione di quello che non si è". L'uomo di fronte al nulla si aggrappa alla vita, infinitamente più cara quanto più è prossima a sfuggire.

Le sue poesie sono canti brevi, intimi e vitali, una voce del nostro tempo e del nostro spazio. Ascoltare la sua voce è facile, sentirla e comprenderla anche. Le liriche assumono un aspetto calmo, lento, creano una sorta di equilibrio dopo sensazioni di dolore, affanno, angoscia. Il lessico si lega fortemente ai verbi, che costituiscono l'elemento sintattico importante, che indicano azioni ben definite o sussurrate o negate, mai dinamiche. La disposizione grafica dei segni linguistici imprime alle parole una molteplicità di ritmi ora mesti ora franti ora con una parvenza di movimento.

Protagonista è lo stesso poeta che si incarica di testimoniare, di riflettere, di guardare in silenzio o sottolineare l'impossibilità di un contatto con l'oggetto o la sua estraneità. Il rapporto difficile io-tu si snoda in quasi tutti i componimenti "Domani ti lascio... sola e tu mi lasci i tuoi sussulti e la mia rabbia che non so ancora come placare". Tenta di trovare un varco alla negatività del vivere, aprendo un contatto con l'altro, che prende la forma di volto, di viso, una specie di fantasma che non può salvarti: "mia madre porta negli occhi gli affanni della vita, la sera sgomenta di stanchezza si raccoglie e sprofonda ansiosa in un sonno, mi piacerebbe rubarle un suo sogno e renderla felice". Il poeta sa di far parte di un universo che è distante, lontano: "Non ti riconosco più, non ti sento mia. Il tuo profumo non è più selvaggio, sai di altro, di straniero. Spiaggia avventuriera hai venduto i cocci del mio scheletro".

La poesia è denuncia, è memoria fatta immagine e convertita in voce, non più impegno, come negli anni della seconda guerra mondiale quando i poeti partecipavano a proprio rischio ai fenomeni sociali e si sentivano coinvolti attivamente sul piano politico, si realizzavano nell'agire, nell'assumere le proprie responsabilità, sentivano il dovere, al di là di ogni pessimismo dell'intelligenza, di battersi per la difesa e la crescita della democrazia gracile e imperfetta. "Gettare il corpo nella lotta": questo il sogno vero della vita di Pasolini. Oggi, davanti alle sopraffazioni, agli abusi, alla corruzione, compito del poeta è svegliare le coscienze assopite, sospingerle alla riflessione e al confronto critico. Egli non provoca la società civile e l'obsolescenza cui è sottoposta, non ha ricette politiche o risposte certe; la sua funzione è insinuare, suggerire, spargere dubbi, dare l'allarme, mostrare e non dimostrare. "Non chiederci parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe". (Montale) La politica non ha più la forza che aveva un tempo, quando la società era meno complessa e la tecnologia era più elementare. Prevalgono gli interessi realistico-pragmatici, capaci di flessibità e adattamento. La vita risulta una terribile giungla di prevaricazioni, di compromessi, di ideali abbattuti e ingiustizie: per quale motivo dobbiamo meravigliarci che i giovani desiderano stame alla larga? L'immagine di uomo che continuamente ci viene propinata dai mass media è quella di un immorale opportunista, disposto ad annullare il diritto altrui per conseguire i propri vantaggi. E allora il nostro poeta non vede perché il giovane deve abbandonare i suoi sogni per immergersi in una mischia che sta distruggendo tutti i valori della vita. I giovani invece vogliono guardare avanti, hanno voglia di lottare: "La verità del nostro tempo la dobbiamo ricercare negli anfratti di un sistema colluso, nei meandri di una società appiattita, nella spavalderia dei ricchi, nei suicidi inspiegabili nelle parole che non si dicono".

"La verità del nostro tempo non è morta si è fermata nell'era cosmica dove l'evoluzione scientifica ha compromesso la vita intellettuale". Il poeta chiede di ascoltare e proteggere le verità: non si può arretrare all'infinito, c'è un momento in cui ci sarà il vuoto.

In una società incerta, priva di valori forti, l'uomo è stato abbandonato a se stesso con l'impossibilità di sperare, di sognare, di poter emergere e guardare al futuro con serenità, è stato lasciato solo con i suoi problemi e le sue ansie, senza garanzie e tutele. "I sentimenti puri i pensieri veri restano a te alla tua solitudine beffarda". "Ognuno è solo nel suo tratto di vita e l'altro non è mai con te". "E un dolce inganno il civil vivere un rituale ma ognuno resta solo terribilmente e nella sua immensa solitudine non entra mai nell'altro". Una vita sola è una trappola esistenziale, essa non ha senso, non potrà mai avere senso se non entrerà in qualche rapporto con gli altri. Da mille paure l'uomo è trattenuto nella cella della solitudine. "Qualcosa è cambiato intorno a me ma il battito del mio cuore è più affannoso. Disilluso placo le mie ansie con finte patacche di speranza ogni giorno". La libertà responsabile non si può ricevere in regalo dagli altri, ma si conquista camminando fiduciosi, verso una nuova alba e un mondo nuovo.

Certamente la perdita dell'identità e della memoria, la velocità del vivere, il potere tecnologico, la banalizzazione del sesso che ha omogeneizzato l'amore, la noia esistenziale hanno ucciso le passioni e le speranze. Uomini fragili, dunque, disorientati, spaventati dalla sofferenza, solitari in mezzo a una folla che li contiene. "La frivolezza la menzogna governano quest'epoca truccata e intrepide cavalcano sentieri che portano verso un orizzonte iridescente". "Mi sento sconfitto da una realtà suicida da una indifferenza traboccante". Cercano di uscire da quel vuoto di plastica che li circonda e li soffoca; avvertono il bisogno di reagire, di resistere stando in piedi, con la volontà di affermare il proprio essere, di aprirsi ed esprimere i propri sentimenti repressi, liberando il corpo dalle sue tensioni: "Quando vengo a trovarti con lo spirito ribelle cerco nel tuo corpo la mia essenza", "quando senti il vigore affievolirsi e i nervi perdere la loro grinta... quando vedi il tuo essere dileguarsi in uno stato di cosciente abbandono... per liberartene daresti te stesso e accetteresti la tregua?" Senza dubbio nelle situazioni di crisi, di pericolo, si è deboli, fragili, incerti, ma si ha anche un assoluto bisogno di persone a cui confidarsi, su cui contare. L'amicizia e l'amore diventano moralmente e particolarmente esigenti. "Ho lasciato scorrere la vita pensando a te. Non un passo non un gesto se non c'eri tu. Tu mi appartieni e ogni cosa mia porta il tuo nome".

La verità del nostro tempo è "accanto a te invisibile come l'aria che ti inchioda alla terra dura come gli occhi impietriti di un profugo, è autentica come la macchina umana che sa tutte le verità ma cela la sua dottrina in un angolo della propria mente". Una società incerta e irresoluta ha nutrito un mondo altrettanto irresoluto, ma non apatico e integrato. L'uomo "non vuole vivere in un'isola sconosciuta né morire come la luce fioca di una candela", è pronto a tracciare "il futuro con la forza delle proprie mani" e della propria mente, a mobilitarsi per la pace e a impegnarsi in forme diverse di volontariato, desiderosa di "qualcosa di nuovo, di frizzante, che le dia aria sopraffina da respirare, acqua fresca per lavarsi e dissetarsi". Ma questo senso attivo della crisi trova molta difficoltà, meno certezze, e allora, "consapevolmente infelice, trama felicità esteriori", "Matera - Bari - Napoli appagamenti temporanei di un malore viscerale".

"Come fringuelli se ne vanno nel cielo, consci di incontrare la mano perfida del cacciatore". Ma quanti hanno la forza e il coraggio di urlare e di buttarsi con fiducia nel costruire un futuro diverso? Molti sono quelli che hanno paura di essere liberi, e piangono, si rassegnano, si adeguano e stanno a guardare: "La fuga verso orizzonti impossibili non giungerà alla meta catturerà il pensiero per un attimo".

Gli ideali, le battaglie per cui lottare ci sono e ci saranno sempre. Basta saper guardare e avere voglia di lottare: "Concedetemi solo un attimo... voglio illudermi di spezzare il mondo con queste mani di terracotta, di ardere la terra con il fuoco della mia rabbia".

La paura è fondamentale per sopravvivere, perché è il segnale che ci obbliga a superare gli ostacoli. L'uomo può gestire produttivamente la paura, trasformando la sua debolezza in forza: "Rabbrividisco a questo appiattimento agonizzante, sono fiero della mia dolce pazzìa".

Si vive parcheggiati in spazi in cui la società non svolge alcun richiamo, dove il tempo è vuoto, il senso di sé si smarrisce, l'autostima non si conquista, dove non si impara a pensare in modo sistematico. E questo è molto pericoloso. "Quale felicità provare se faccio quello che non voglio. Quale felicità cercare se il mio mondo è chiuso. Quale felicità mi resta se non scommettere la mia vita al gioco quotidianamente". Occorre riprendere l'abitudine ad analizzare, a discutere, a dialogare, ad usare le parole in modo preciso, a comprendere ciò che accade e ad agire responsabilmente...

Nel passato il bisogno ha condotto le masse popolari a rivendicare i loro diritti e ad entrare nella dinamica della storia: "I miei genitori camminarono sempre per la strada giusta della vita... io non mi sono sacrificato più di tanto per raccogliere la loro eredità". I problemi per i nostri padri non erano mai personali, ma collettivi. Lotte operaie e leggi avvedute hanno fatto sentire il lavoro come un insostituibile piacere perché riempiva la vita e rallegrava le famiglie. L'uomo si sentiva realizzato grazie al lavoro, visto come strumento di sopravvivenza e di crescita libera e autonoma da posizioni di intollerabile sudditanza. Quando la società era meno complessa e le tecniche più elementari, il momento della decisione politica era fondamentale. Il mondo del lavoro era costituito da due soggetti con uguali diritti: l'impresa e gli operai. Oggi l'unico soggetto è l'impresa. A quale società possiamo pensare se il lavoro viene svuotato come valore e i lavoratori perdono la loro dignità e la loro identità? "Ci ritroviamo spaesati in questo guado comune per vincere una tranquillità bugiarda. Ci stanno abituando a vivere di stenti a morire di precarietà... ci siamo ritrovati logorati dal tempo senza più rispetto né fratellanza". "Ci siamo illusi del salario fittizio del giornale mattutino della gita al mare. Il nostro discorso si è chiuso in un cerchio ellittico consumando i nostri anni alienandoci".

Un mondo fermo, senza speranze, una terra di sofferenze, di stenti, di fame, di pianto. "Come mummie chiusi in sarcofaghi di cemento armato continuiamo a vivere". "Impazzirò in questo labirinto di anime penzoloni senza aver trovato la via desiderata". La ricerca di sé diventa drammatica confusa e poco produttiva. Vivere in una velocità senza soste e senza previsioni, cambiare tutto a un ritmo forzato è un rischio, perché semina angosce, dubbi, catastrofi.

Il Sud deve avere più coraggio e creare una nuova rete di valori e di riferimenti. Tutti così troveranno la forza di uscire dai loro recinti e, legati da fini e progetti comuni e situati fuori di loro, scopriranno se stessi e il loro territorio. La realizzazione di sé, infatti, è legata alla speranza e al coraggio di impedire che "facinorosi ambulanti scendano a conquistare questo eldorado svanito e che lo sciacallo rubi i semi migliori sterilizzandoli".

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