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Prefazione a
Poesie. Un giorno di radici
di Angelo Di Mario

Fulvio Castellani

Forse la moda cancella la vera personalità dell’uomo. Di certo riesce a spostare le sue intenzioni sociali. Non per niente i carrozzoni pubblicitari sono tali appunto per il fatto che sono in grado di smuovere quell’apatia che a volte condiziona l’esistenza della nostra collettività. Quest’anno tutti parlano di Alessandro Manzoni. Perché? E’ logico, ricorre il centenario della sua nascita. Fino a ieri ci si ricordava appena che “I promessi sposi” era un romanzo guida, che don Abbondio poteva rispecchiare l’indecisione e la viltà del nostro secolo, che il cardinale Federico ha lo stesso sguardo della società dei consumi: avido ed insaziabile.

In questo vorticoso mulinello, la nostra ricerca critica sulla poesia non poteva tralasciare un aforisma del Manzoni: “A chi dicesse che la poesia è fondata sulla immaginazione e sul sentimento e che la riflessione la raffredda, si può rispondere che più si va addentro a scoprire il vero nel cuore dell’uomo, più si trova poesia vera”, al quale vorremmo aggiungere: La fonte d’ogni poesia è il sentimento profondo dell’inesprimibile”.

Da questi brevi aforismi, il discorso sulla poesia di Angelo Di Mario diventa più eloquente e meno complicato.

Angelo Di Mario in Un giorno di radici mette a nudo una ricerca spasmodica di stati d’animo che giocano di buon grado con il sentimento e la cruda realtà. C’è quella naturale predisposizione per l’introspezione, per la denuncia, per la parapsicologia. E’ un fattore importante conoscere il nesso logico che intercorre tra le singole composizioni, perché tutte le poesie risultano concatenate con un leggero filo conduttore che si dipana attraverso sentimenti e aspetti poliedrici della nostra epoca.

Dalla riflessione più acuta Angelo Di Mario sviluppa un discorso lirico caldo, in cui l’umanità, con i suoi tanti risvolti sociali, ribolle di una luce che non è intermittente ma continua, accecante, imprevedibile. Tutta la sua poesia, del resto, contiene in embrione questi risvolti, queste sfumature, questi passaggi. Costruire una piramide da cui spaziare sul vuoto del mondo può essere facile e difficile al tempo stesso. Costruire un organismo poetico che solidifichi in quadro dell’uomo è senz’altro difficile, specialmente oggi che tutti siamo presi dalla meccanica rivoluzione del sesso, della macchina, della droga. La poesia e la filosofia – perché il poeta è anche filosofo – rimangono così isolate, addirittura dimenticate, tanto l’uomo crede nella pochezza della propria fantasia, del proprio buon senso, della propria coralità psicologica.

Angelo Di Mario, contrariamente a quanto avviene per altri scrittori che pure vanno per la maggiore, rifugge da facili accostamenti con la dinamica sociale attualmente in atto e con versi forti butta sul tappeto i problemi più vicini al suo mondo, che naturalmente diventa il nostro mondo, quel mondo in cui ogni giorno cerchiamo di trovare un po' di spazio per non morire e per vivere un po’ dignitosamente.

Notiamo così l’evanescenza della realtà (“Ho appreso a salire spirali d’ansia, – stringendo mani ventose e labbra nivee”), il desiderio di rimanere ancorato al passato (“Ho sentito chiamare – lungo i muri, – la voce era attaccata – alle foglie notturne – e non moriva, – come d’autunno le vele delle nebbie – umide di ricordi”), il calco dei giorni non dimenticati (“Il mio paese era cima e rudere…– ma se ci torni un giorno di radici, – e rapprendi le lacrime in un cristallo di sorriso, – nessuno si accorgerà che stai raccogliendo – elemosine grigie, dentro fermi gridi”), la paura del domani (“Metti via la macchina – soffoca la radiolina – qui c’è l’erba accòstati – qui c’è l’ombra acquiétati – qui c’è l’acqua purìficati”…

Il dilemma del nostro futuro con tutte le incognite che racchiude si sviluppa in parte dell’intera raccolta Un giorno di radici, tanto che a volte ci troviamo come tuffati nell’aria a raccogliere manciate di cielo e di luce, senza quell’eterno spauracchio dello smog, dell’inquinamento, del rumore.

“La natura ride con le braccia alzate”, ci attende quasi; sta a noi ritrovarla e comprendere le sue necessità.

La poesia di Angelo Di Mario fatta di semplici addentellati e di tanti sottintesi vuole essere un invito alla riflessione, a ritrovare nel silenzio di noi stessi la gioia di vivere e di sognare, perché “nei poeti sogna l’umanità” (Hebbel) e “il mondo è proprio bello da guardare, ma specialmente quello dei poeti” (Goethe).

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