|
| |
Prefazione
a
La Fiamma sulla Croce
Giuseppe Pasculli*
Mi accingo a fare qualcosa di insolito per me, ma che eseguo con molto
entusiasmo perche mi dà la possibilità di esternare un
plauso al valore ed ai valori dell'Arma dei Carabinieri,
che mi onoro di servire da molti lustri.
Ed è proprio all'Arma dei Carabinieri che Emilio Diedo
ha dedicato la sua silloge poetica La Fiamma sulla Croce.
L'emblema dei Carabinieri è la fiamma che
rappresenta per la genie il simbolo della difesa dei cittadini; temeraria
è la similitudine che Diedo propone: Cristo ha tribolato
sul Golgota per la salvezza dell'umanità, così
l'Arma è pronta al sacrificio dei suoi uomini, per la
sicurezza della società. I Carabinieri, consapevoli di
essere l'emblema della giustizia, non ostentano mai arroganza ma operano in
silenzio "usi obbedir tacendo... ".
Ho letto con attenzione ed interesse crescenti le poesie di Diedo, che
trasmettono con i versi le proprie esperienze e raccontano il lavoro del
Carabiniere, simbolo della giustizia dello Stato e come tale sempre all'erta,
vigile sulla gente, pronto a far tutto ciò che serve per
la sicurezza, sempre ligio al proprio dovere anche sotto
l'occhio inflessibile di una telecamera che spia, inesorabilmente, i momenti più
intimi come rileva la poesia "Consegna al Nucleo CC Bankitalia".
Il linguaggio dell'opera ha un lessico apparentemente immediato ma da cui si
evince la ricerca del termine adeguato che rende piu suggestivo il verso.
La lettura è piacevole anche per la forma poetica
e l'uso di onomatopee che rendono il verso simile ad un flashback
cinematografico. E la parola diventa immagine, come nella poesia "Ex
Jugoslavia". Diedo ricorre, nella poesia "Il vecchio
soldato", ad un gioco di allitterazioni che marcano la drammaticità
della guerra.
Non si può non sottolineare l'attualità
del contenuto dell'opera e quanto tocchi nervi sociali e politici ancora molto
scoperti, come l'assalto alle Torri di New York, la
guerra nella ex Jugoslavia, il terrorismo ed il sacrificio dei tre Carabinieri
trucidati a Bologna. Siamo tutti consapevoli di come le
notizie risuonino quando vengono comunicate attraverso la
Tv o la radio: il linguaggio dei media ha un tono
sgradevole, aggressivo, del tutto privo di sensibilità. Raccontare, invece,
quelle stesse vicende in forma poetica conferisce loro un tono di sacralità,
di martirio, di sacriftcio. La cronaca diventa poesia attraverso un linguaggio
figurato, un gioco di metafore.
La silloge si apre con una serie di "perché" che
l'innocenza di un bambino rivolge al Carabiniere, che da
sempre, nell'immaginario collettivo è il tutore
dell'ordine e della legge per antonomasia. Le domande restano senza risposta
perché la violenza, la brutalità che sono
sempre presenti nel mondo non hanno giustificazioni ma generano inevitabilmente
la guerra. La pace è un sogno, afferma Diedo;
l'uguaglianza, l'amore, la
tolleranza si fondono insieme a tutti i sentimenti più
puri che uniscono gli uomini, ma è una visione onirica
perché l'egoismo, il lucro, la violenza rappresentano la
realtà. Il senso di sconfitta dell'uomo giusto viene
superato dalla speranza del riscatto.
La raccolta si chiude con l'invocazione alla "Virgo
Fidelis ", protettrice dei Carabinieri. I versi si trasformano in un grido
d'aiuto per la lotta strenue del bene contro il male, affinché
lo sguardo clemente della Vergine possa proteggere coloro che tutti i giorni
rischiano la vita per la libertà e la democrazia.
* Tenente Colonnello (Comandante Provinciale di
Ferrara)
| |
 |
autore |
|