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Prefazione a
Lettera dal Paradiso

Gabriele Turola

Emilio Diedo si ripropone come scrittore eticamente impegnato. Anche in questo romanzo la riflessione, la ricerca di valori profondi, l'introspezione, i contenuti escatologici costituiscono il leitmotiv dominante e gli permettono di affermare una sua sigla personals. La sua Musa lo guida per mano e gli consente di sentirsi libero, di spaziare in orizzonti vasti e metafisici per raggiungere il fine ultimo dell'artista: la gioia creativa che appaga nel momento stesso in cui esterna il suo mondo ideale.

Il romanzo incomincia con toni quasi apocalittici, con la descrizione d'un'estate torrida in un paese di campagna. Il linguaggio usato da Diedo coniuga termini arcaici, aulici, parole di uso corrente, neologismi perfino gustosi e icastici da cui si deduce quell'ironia che contraddistingue lo scrittore veneziano, il quale si riallaccia alla secolare saggezza popolare per ricavarne lezioni di vita.

Diedo si spinge sì sulle vette dell'idealismo e dell'utopia ma non perde di vista la realtà quotidiana, attingendo ad essa come fonte perenne d'ispirazione. Lettera dal paradiso si basa su suggestioni liriche per cui è facile dedurre che l'autore tende a sublimare il mondo reale attraverso il filtro di una fervida fantasia che non gli viene mai meno. Suhito, fin dall'incipit, entriamo nell'intreccio di una dimensione fiabesca: apprendiamo che il protagonista riceve una lettera da sua nonna, che da poco è passata a miglior vita, da lui collocata sul piedistallo di una vera e propria venerazione. In tal modo viene confutato il tradizionale assioma secondo il quale i morti non danno più notizie di sé dall'altro mondo. Questo evento meraviglioso si inserisce con tanta naturalezza nella trama del tessuto quotidiano che semhra non sconvolgerlo nemmeno. Proprio da qui ci accorgiamo di quel garbo, di quell'ironia honaria che sono le note peculiari del romanzo, capace di risvegliare l'interesse del lettore senza frastornarlo con fiurni di parole retoriche, anzi quasi cullandolo sulle onde di un linguaggio musicale e lieve, sottratto alla forza di gravità. Ci viene in mente in proposito il celebre film, del 1951, Miracolo a Milano di Vittorio De Sica su sceneggiatura di Cesare Zavattini, dove l'apologo fantastico si sposa con la rappresentazione d'una realtà quanto meno misera e dimessa, cara al miglior cinema neorealista. Ebbene anche il romanzo di Diedo ci trasporta in una dimensione onirica strettamente legata ai fili della realtà. Cosicché cronaca, diario, fiaba, sogno, si sposano felicemente.

Ma in che modo la corrispondenza epistolare con un trapassato può arricchire la personalità e l'esistenza d'un uomo? E' quanto scopriamo scorrendo le pagine del libro, dove constatiamo che le vicende inverosimili ivi descritte non scadono in nessun momento negli esiti lugubri di certi romanzi parapsicologici, anzi, come in una fiaba di Natale o in un romanzo di Dickens, il buonumore, la fiducia nella vita costituiscono il fil rouge che collega tutte le pagine. Gli ectoplasmi raccapriccianti, i treppiedi traballanti, le apparizioni sulfuree sono messe al bando per privilegiare una concezione della morte, oserei dire, solare e rasserenante, che va oltre "gli amorosi sensi" di foscoliana memoria e che affonda le proprie radici nella speranza cristiana in una vita ultraterrena intesa come premio e dono divino.

Nonna Milia, ora che ha raggiunto quel luogo di beatitudine e magnificenza che è il Paradiso, può rispondere ai mille quesiti dell'esistenza: perché tanti lutti, dolori, tragedie? Ella diviene insomma una specie di spirito-guida come fu, insieme a Virgilio, gia Beatrice per Dante. Sì, anche il protagonista del romanzo di Diedo, sia pure nell'attività onirica, affronta un avventuroso viaggio nell'oltretomba.

Va detto che dietro a queste vicende si celano, sublimate dalla fantasia, i ricordi dell'infanzia e della giovinezza dell'autore. Il romanzo si rivela così, oltre che un atto d'amore verso una persona cara rapita in cielo, un pretesto per infonderci fiducia e per invitarci a guardare in Alto.

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