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Lamento del cacciatore di zanzare

co-autore Stefano Fabbri

in: Monica Palozzi, Subdoli voli, 2009

Di certo l’ho ferita
ne porto ancora il segno sulle dita.
Era bella era bianca era rossa
ed ora ...
biancheggiano nel sole le sue ossa.
L’aspettavo nell’ombra delle sale
finché non la vedevo saliva in verticale
e pronte le mie mani segnavano il finale.
Presa una, era l’altra cui davo l'attenzione
sfidandola in un'unica e singolar tenzone;
ora qua ora là mi sfuggiva sui muri
gridandomi un invito “Vedremo quanto duri!”
L’inseguivo saltando su un letto e sull’altro
ma il mobilio più scuro la sua fuga aiutando
mi dirige le dita su un chiodo sporgente
lasciandomi in mano ancor meno di niente.
Eppure l’amavo, io l’ho corteggiata
mai persa di vista, seguita, mancata
potevi guardarmi con un po' di dolcezza:
volevo lasciarti UNA SOLA carezza.
Nascosta nel buio di un angolo ignoto
aspettavi il momento di vedermi immoto
per scendere a darmi quei segni d’affetto
che ti piacciono tanto quando sono a letto.
Mi sveglio, mi alzo, accendo la luce
inforco gli occhiali sulla faccia un po’ truce
ti cerco, accecato ma pronto e sicuro
non puoi che essere lì, sulla mia testa, sul muro.
Di certo l’ho ferita
ne porto ancora il segno sulle dita.
Era bella era bianca era rossa
ed ora ...
biancheggiano sul muro le sue ossa.

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