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da Quando il poeta è donna, 2002

Kamikaze

Ora la notte è muta

Nell’attimo della tua scissione, nel riverbero
del rito appena consumato
udisti i venti di dio affievolirsi, i cieli
chiedere solo nubi

- Estremo flashback - ti vedesti
bambino, tra mille e un fratello
farti - sempre la stessa -
domanda muta, udire
mille e una risposta
chiare, dai burka trasparenti
di mille e una madre

Seguivi il filo inconfondibile
che lega al possibile
mille e una parola
Poiché solo le parole deflagrano
abbattono muri, in cascata
crollano altri muri, avanzano
nuove ere
al passo di mille e una fiaba, vere

Eri un uomo rivoluzionato, fatto
d’erba e d’ali, di sangue, fatto
d’ogni conosciuto sangue
ibrido plurimescolato
bastardo benedetto
Unica condizione necessaria
per scivolare insieme
fino alla radura sonora
dove inermi
interroghiamo la notte

E la notte risponde

Fame. Famiglia

Fame. Famiglia
ardente voglia
primo mio nodo naturale
nido, progetto incardinato nella culla
Già specchiato negli occhi-mondo
dei miei madre padre
Nave serena
sughero di quercia
instancabile fune sulle rocce

Cercare un’altra fune a intrecciare
il canapo che segna
una piccola guerra ad ogni giro
e grande, ogni volta, una pace

E prima che tu voli, figlio
raccontarti, io e tuo padre
dei giochi del mondo e dei mari
da navigare insieme
rive approdate dove
piantare salde palafitte
per fratelli infiniti
Una famiglia in mezzo alle famiglie
vertebra del mondo ricomposto

E’ notte e indegna oscillazione ha il tempo
se ci trova soli a contare
i giri a vuoto, i cerchi indisegnati
Fame. Famiglia
ardente voglia
di condividere, a sera, ogni domanda
Di rimanere uniti
nell’attesa

Alba di nozze

Oggi la sposa
ha conosciuto un’alba diversa
misteriosa
un’alba lenta
timorosa
di aprire le porte della notte

Eppure un cielo rosazzurro
piano scintillava
ed era di sicuro un’alba allegra
di garofano e melagrana
Divampava – suono di timpani –
dalla finestra sui capelli
e sulla fronte alla sposa
pensieri a far capriole
sugli angoli assorti delle labbra

Un’alba  come sorella
che confida il furore
segreto della condivisione
Sorelle, la rosa che si schiude
e l’alba
corrono insieme e ridono
del burbero sentiero e della ghiaia
che se stride, oggi è un canto
Oggi perfino la civetta ammicca
abbaiano i cani del cielo
Fissa l’unicità del giorno

Avanza ora la sposa
piano
verso l’arco giusto del compimento
Domani intenso il cielo
sembrerà vorticare
E’ l’alba
che danza in elica, insieme
a due destini
che s’avvolgono in uno

Curve di livello

Sebbene la mia carta sia disposta
col margine superiore volto a nord
non ritrovo né oriente né occidente
La carta sembra ormai dis-orientata

Nulla, della fissità cartografica, tranne
un’attitudine incerta, tremula
resistenza alla deriva
Ondeggiano le isoipse - eppure sono sobria -
scosse, come su di una faglia in atto
Si slacciano i punti dalle linee
non più obbedienti all’ordine
- tutti in riga,allo stesso livello sul mare -
E una nuova linea si ricompone, lucida
s’allunga,veloce
saetta sulla carta, la perfora
transfuga scia di luce vola
sul nostro cerchio, lieve
ci tocca in fronte, in petto
Allineati, ci stringiamo le mani
Bruciamo di limpida invasione
Fugge, caricata di luce, pellegrina
dei continenti. Si ricercano
                                      punti
                                            allo stesso
                                                         livello
                                                               d’amore

Isoglosse

Lo sentivo da riva, quando costeggiava
quel canto di lingua alla deriva
Docile alla corrente, ritmico, fatale
come istinto di rondine che migra
Ricordavo il racconto
dei suoni che attraversano il mare
insieme alle anfore, nascosti
nell’incavo di labbra
Intrisi di spezie, pronti alla seduzione
approdano su altre labbra, fondano colonie
I rami del geniale albero dei geni
intrecciano altre zattere

Batte il mare l’ala di theòs
con la lingua tra i denti
da Thessaloniki e Athina
fino ai venthi
soffiati di Calabria
Sin autorizaciòn si presenta
ai palacios di Spagna
occupato su espacio
ritorna sull’oceano - sua culla thermale
la corrente del Golfo -
For the third time approda in Inghilterra
Ora dilaga on the teeth -sui denti-
                                              dei continenti

Planisferi

Mi sta stretta la planitudine
la contentezza dell’orizzonte
la sua sazia piega
di racconto finito
erosione compiuta
Preferisco i versanti inquieti
il moto ondulante
dei desideri delle profezie
la statua alta barcollante
portata a spalla nella processione

La superficie piatta dell’oceano
può solo incresparsi
inebetita dalla misura. Ma sotto,
le montagne covano
voglia ribelle di corrugarsi,
spingere, unirsi
Unirsi tanto, fino a farsi male
Forse soltanto dall’insensatezza
è destino  rinascere

Così l’occhio del dolore
è l’occhio delle guglie
l’occhio della città
l’invito al respiro
lo spigolo che taglia la verità
soffia la sabbia
sospende la legge di gravità

autore
Annamaria Ferramosca
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