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Note critiche a
Curve di livello, 2006
Giorgio Bárberi
Squarotti
Ho
letto Curve di livello con partecipazione e ammirazione. E’ una scrittura
poetica fattasi sempre più fervida e intensa, fra visionarietà, invenzione e
riflessione, con scatti, a tratti, di appassionata protesta davanti agli
orrori ed errori della storia. Con testi di profonda rappresentazione di
luoghi,personaggi, stupori, davvero bellissimi. (lettera 2006)
Luca Benassi
La Ferramosca restituisce centralità alla parola poetica come elemento
insopprimibile di comunicazione ed incontro con l’altro. Emerge una componente
mediterranea sentita non solo come ricerca delle proprie origini, ma come
scoperta di archetipi, di paradigmi attraverso cui vedere il ripetersi della
storia collettiva come quella delle emozioni personali. Questo rimbalzare tra il
canto del mondo ancestrale e mediterraneo delle proprie origini e la complessità
del villaggio globale contemporaneo rende questa poesia corale, profondamente
nostra, situata in una geografia spirituale e reale in cui tutti possiamo
riconoscerci. (Noi donne, marzo 2007)
Maria Grazia Calandrone
…chiudiamo il libro avendo attraversato la densità di un'esperienza certamente
adulta, pagine nelle quali si assume su di sé il tempo e il suo portato di
scenari con energia e leggerezza e che hanno dietro l'eco della grande poesia,
da Leopardi a Saffo al già citato Rilke. (La Mosca di Milano, nr. 15,
dic. 2006)
Marcello Carlino
… perché i segni realizzino
il processo di traghettare il tempo, quindi continuare a determinare
la storia, a segnare il percorso, a non arrendersi di fronte alla storia
dicendola, per dir così impossibile o finita, occorre che la parola poetica
recuperi questo suo compito e questa sua realizzazione, attraverso la
componente mitica. In due accezioni: il confronto con il mito e quindi con le
parole consegnate al mito che ci provengono dalla nostra civiltà occidentale;
e occorre d’altra parte, per problematico che sia questo suo tentativo, per
destinato che sia a risultati soltanto parziali o temporanei, che la poesia
non smetta una sua tensione anche utopica a farsi
mitopoiesi, cioè a costruire il mito, a isolare cioè
la figure che tratta, i personaggi che schiude, le
dimensioni che rappresenta, a presentarcele con quel nitore, quella dimensione
definita, che ovviamente è del mito, come figure che in qualche modo si
presentano per essere consegnate alla nostra memoria.
E questa mitopoiesi,
con tutto ciò che la
mitopoiesi significa su un piano culturale come attraversamento e
confronto con le culture, con la tradizione, è un tratto distintivo della
poesia di Annamaria Ferramosca. (intervento registrato, Libreria Bibli,
Roma, 28 nov. 2006)
Alberto Casadei
Curve di
livello: Annamaria Ferramosca riesce molto bene negli accostamenti di campi
semantici e metaforici lontani, con incursioni in ambiti tra mito e inconscio,
che vivificano descrizioni di luoghi e situazioni. (lettera 2006)
Vittoriano Esposito
Una voce validissima, collocabile tra l’antico e il nuovo, riconducibile
-cioè- a quella linea “mediana” che personalmente
prediligo. (lettera 2006)
Silvana Folliero
…una delle più affascinanti scritture poetiche di questi ultimi anni:
le ragioni emergono potenti dalle pagine di questa raccolta. L’autrice
percorre un cammino fatto di dispersioni e desideri, attraversa luoghi,
visitati con gioia, che non sono diafani ma concreti, mentre invece leggero e
giovane è l’io che guida e gusta ciò che vede e percepisce. E lo fa
incidendo nel nostro spirito e nella cultura contemporanea. E’ questa una
poesia densa di elementi esistenziali, psicologici, etici, poesia che
paradossalmente rivela la prevalenza della ragione; il pianto del mondo non
sommerge l’autrice poiché lei è consapevole che il suo vestimento psichico è
fatto delle densa materia sacra e profana delle parole. (Hebenon,
n 7-8, nov 2006 / mag 2007)
Lorenzo Gattoni
La poesia di Ferramosca arriva al lettore come richiesta e affermazione di
armonia, come percorsodi empatia, come volontà femminile di porsi al medesimo
livello dell’interlocutore. Da qui anche la natura della raccolta come
“racconto” privo di distanza e di autoritarismo. Da qui l’intento unitario
perché espressione del medesimo desiderio, della medesima richiesta e ambizione:
essere vita e poesia insieme. (poetrywave,
www.vicoacitillo.it, 2006)
Letizia Lanza
Tutte poesie di elevato livello, quelle di A. Ferramosca, che meritano di
essere analizzate partitamente con grande
attenzione. anzi, con amore e stupefazione, oserei
dire. Anche per un particolare molto significativo: l’assoluta mancanza di
punti fermi, a introdurre le maiuscole di inizio periodo. Dunque la capacità
della poeta di assecondare, meglio, di lasciarsi
misticamente andare al flusso delle voci che scorre inarrestabile così da
ricreare richiami, echi continui, non interrotti, non franti.
(intervento registrato – Università di Padova, 4 ott. 2006)
Tutti brani di livello, senza dubbio alcuno. E meritano di essere ascoltati
con adeguata attenzione, anzi, con amore e stupefazione, direi. Una poesia
ricchissima: sia di concrete presenze scientifiche sia di lontane suggestioni
elleniche e bibliche.(prox. su La clessidra e su L’immaginazione)
Maria Grazia Lenisa
Una cosmicità del poetare che non annulla
i riferimenti spazio-temporali; il Mediterraneo sognato e posseduto assume una
dimensione di metafisica vitalità, è Creta, ma anche una Roma insolita. I
luoghi si narrano attraverso le visioni, sono cantati dagli occhi attenti dei
vari protagonisti odierni, talvolta senza un’identità precisa, personaggi
virtuali e corali; è un Mediterraneo solcato perciò anche
dai novelli Ulisse dei conflitti etnici, religiosi e della
globalizzazione, ma ad ogni buon conto parte di
una geografia spirituale, non un semplice transito. (Punto
d’Incontro, n.3/4, sett-dic.2006)
Angela Lo Passo
Il percorso poetico di A. Ferramosca in Curve di livello passa
attraverso la certezza che l’incontro crei nuovi equilibri, nuove coordinate,
che la luce che nasce dall’esigenza di riconoscersi nell’altro generi nuove
linee, sia la vera strada da percorrere. L’occhio che indaga si appunta
costantemente sui tre aspetti della poesia, del mito, e dell’essere donna.
(La colpa di scrivere, n.8, ott-dic.2006)
Gianmario Lucini
Appassionata negli accenti è questa "salina" raccolta di Annamaria
Ferramosca. Il mare infatti, con il suo portato mitico, il fascino degli spazi
aperti, il richiamo alla riflessione e alla contemplazione segna decisamente la
prima parte del libro e gli conferisce un afflato lirico-discorsivo, un ambito
di raccoglimento e di silenzio interiore popolato dai miti della grande civiltà
mediterranea, dai suoi colori, suoni, odori che scorrono quasi in un poema-fiume
per le prime 40 pagine. Poi l'Io si muove, di orienta, sussulta, si dis-orienta
fra il fragore delle cronache, l'irrealtà del reale intasato da odio, violenza,
distruzione, frenesia di potere. Infine ritorna come un'onda a depotenziarsi
sulla spiaggia del proprio privato-specchio-del-mondo, dell'oggidiano che vuole
redimersi dall'insignificanza cercando un senso nel rito del vivere per mezzo
della poesia, con tenacia, con metodo, perché altra via di "salvezza" non è
possibile. Il vagare e il tornare, l'immobilità e lo scatto, il movimento
dell'Io da un "dentro" a un "fuori" e viceversa, costituiscono pertanto
un'odissea, una felice dissipazione che si ubriaca di spazi chiari e squillanti
dove l'Io cerca e trova le sue corrispondenze, ma anche di ombre fresche e di
riposo, dove la materia dell'esistenza viene indagata con l'occhio di una
sensibilità attenta. (www.poiein.it, 2006)
Ivano Mugnaini
Annamaria Ferramosca ha saputo
proporre con questa sua nuova, convincente opera poetica, Curve di livello
uno scandaglio ampio e incisivo del mondo. Ha saputo oscillare con moto
isocrono tra la concretezza dei dati di fatto dell’essere e
quell’aspirazione, ugualmente solida, a crearsi
una “mitologia del quotidiano”. I luoghi d’elezione, gli incontri, le
presenze, le assenze, la comprensione dell’incomprensibile. L’attimo breve che
dà senso, o speranza di senso, al tutto. Questo libro è un utile e ispirato
“manuale di volo” da leggere prima, dopo e durante i tentativi di decollo e di
atterraggio sui suoli sassosi del nostro tempo.(poetrywave,
www.vicoacitillo.it, 2006)
Alfredo Rienzi
Il mondo, osservato appassionatamente da A. Ferramosca - per sensi e simboli,
miti e cronache -, in tutte le latitudini possibili - dalla molecola alla
costellazione -, decifrato con tutti gli strumenti – ragione, intuito
immaginazione,–, sceglie per mostrarsi la vis della parola, scolpita come
una cicatrice, nella «dolce terra [e nella] carne insieme, dilaniate». Di questo
tramite Annamaria Ferramosca si assume, assolvendoli con merito, tutti gli
oneri, anche estetici ed etici, elevando così la propria parola narrante al
rango privilegiato di autentica parola poetica. (da
Scorpione
letterario)
Enrica Salvaneschi
Quello di Annamaria Ferramosca è un linguaggio colto, talora
felicemente culto, dai contenuti “forti”. Ma ciò che importa è la lucidità di
passione mitico-storica, in cui le parole hanno un
peso scabro e autentico. (lettera 2006)
Valeria Serofilli
Un fil rouge dai segni alle parole quello che tende tra questi due estremi
Annamaria Ferramosca, come ci propone la struttura anaforica della lirica che
apre la prima delle tre sezioni in cui è articolato il volume Curve di
livello : in questa i suggestivi graffiti di ipotetiche grotte di Lascaux
“traghettano” il tempo come sulle pagine la scrittura, in un abbattimento di
curve e barriere spazio-temporali come solo la magica forza del poieo sa
operare. E
anche se fili spinati e prigioni (“Alcatraz”) incidono ferite di memoria, anche
se maremoti (cfr. “Tsunami”) corrugano fondali e sconvolgono il cosmo, la forza
salvifica della parola trionfa comunque: in sinestesie pregnanti e mai
eccessive, nel ricco apparato fonoprosodico di rime interne e allitterazioni,
nell’alta musicalità e nell’armonica e omogenea struttura e impalcatura del
testo. (dalla motivazione del Premio Astrolabio 2006)
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