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Prefazione a
Nel soffio

don Luigi Vitturi
docente presso lo "Studium generale Marcianorum"

Una parola che si fa carne!

Oggi sembra di assistere quasi impotenti al declino delle parole, che perdono sempre di più peso a vantaggio delle immagini. L’ascolto si fa difficile, più faticoso, assecondando così il bisogno di vedere. E quando ci si affida alle parole, spesso ci si accorge che sono sempre più sbiadite nel loro significato, tanto da diventare anche equivoche. Il sintomo più evidente è che nessuno ha più il tempo di fermarsi ad ascoltare: tutto scivola via veloce, troppo veloce. Esigenza dell’uomo d’oggi è recuperare il silenzio dell’ascolto, non un silenzio vuoto, una semplice assenza di rumore, ma un silenzio che aiuti od obblighi a rientrare in se stessi, a fermarsi, per ridare alle parole la concretezza che meritano e che è loro propria.

La poesia, “giocando” con le parole, assicura da sempre lo spazio necessario per il silenzio, per l’ascolto, per la riflessione, permettendo di riappropriarsi di ciò che rende l’uomo davvero e sempre di più uomo. Le parole, poi, come veicolo di relazioni e rapporti, di intimità e di familiarità, ci avvicinano sempre di più anche a Dio, la cui Parola in Gesù si è fatta carne.

L’autore della presente raccolta di poesie, nate da una riflessione umana e di fede, da una lettura meditata della propria e dell’altrui storia, lasciandosi provocare spesso dalla Parola del Vangelo, è riuscito a dare “spessore” alle parole, non solo riempiendole di significati, ma soprattutto lasciandole parlare da sole, sottolineando le pause di silenzio tra una parola e l’altra.

La sua è una forma di poesia che non ha un metro ben definito, anche se non manca di una certa omogeneità. Più che di qualcosa di strutturato, sembra che i concetti espressi siano il frutto di uno “sfogo” spirituale, di una ricerca che tocca sia le corde della lirica, che quelle della mistica, lasciando la libertà a chi legge di cogliere degli stati d’animo, delle provocazioni, ed anche delle risposte, talvolta nascoste dietro quella leggera e semplice forma di “ermetismo” che è tipica di chi, leggendo nel proprio intimo, vuole trasmettere qualcosa di personale e nello stesso tempo di fecondo per gli altri.

Quasi in un gioco di parole, il lettore si trova all’incrocio tra i gemiti e i desideri che escono dal cuore di chi scrive, e la possibilità, leggendo, di riempire proprio quei vuoti che rendono inquieto il proprio.

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