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Note critiche a
D'amore e di guerra

Liana De Luca, Enrica Di Giorgi Lombardo, Giovanni Chiellino
Premio "Massimiliano Kolbe"

Nel poema D’amore e di guerra che, attraverso cinquanta scansioni, percorre un ideale Via Crucis segnata dal rullo dei tamburi di guerra, dalla persecuzione, dal dramma della storia, Franca Maria Ferraris dipana con misura, e al tempo stesso con passione, secondo un ritmo di rappresentazione scenica, un canto epico ricco di metafore, e raggiunge, al di là delle inquadrature di morte e di dolore, un traguardo di sintonia umana, emblema di pace, di amore, di vita.

Giorgio Bárberi Squarotti
dlla prefazione

… il poema ha una coerenza rigorosa, perfetta… e nomi ed eventi della storia ci stanno dentro per la lezione di esemplarità che ancora danno, perché il male della storia si rinnova e ripete di continuo, e altri nomi, altre lacrime, altri morti potrebbero essere chiamati a fornire la sigla d’avvio dei testi.

Silvano Demarchi

Qui i momenti salienti del secondo conflitto mondiale, sono espressi in un verso fluente, appassionato, sotto l’insegna del sublime, nonché vivificato da immagini suggestive e singolari. Dal poema si coglie tutto il male della storia e la sua tragicità. (da: Giudizi critici, all’interno del libro)

Sergio Giuliani
dalla postfazione

I nomi si fanno leggeri nell’incidere poetico, flatus vocis (Armir, Varsavia, Rommel, Guderian, i Thunderbolt…), fermati però al registro talmudico e biblico, immani libri di fede proprio perché del soffrire corale.

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