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Note critiche a
Le rose di Hebron. Un canto kaddish

Neuro Bonifazi
dalla nota introduttiva

“Il cammino di questa poesia, pieno di mirabili invenzioni e variazioni fantasiose, è dunque tracciato sullo schema di un dramma interiore che parte da un lutto familiare, ma arriva a coinvolgere con ostinata insistenza, l’intera storia religiosa (dove non mancano i riferimenti alla mitologia classica e alla misteriosofia orfica) e politica della civiltà occidentale ed ebraico- cristiana”. E più avanti: “… a quelle rose del giardino, ormai sfogliate e morte, si sostituiscono le rose di Hebron, le rose del conforto vitale della parola dei Profeti e del Dio di Abramo, le rose  che scacciano così il dolore e la tristezza come gli inganni dell’immaginazione che vorrebbe ancora viva la persona amata… La rosa diventa addirittura un colore: “l’acqua rosata dell’aurora”;  “apri la tua corolla | che nel rosa aurorale  del cielo trascolora”; “… l’ultima neve | la sola rosa”.

Francesco Gallea
dalla Prefazione

“L’autrice apre, con questa nuova raccolta di versi, ad una poesia di profonda e sofferta meditazione… Nei versi si coglie palpabile il senso escatologico dell’esistenza, il contenuto vivo di una realtà spirituale che recupera le scansioni del tempo di una vita (quella del padre scomparso), ma le supera e le congiunge con le radici dell'infinito”.

Sergio Giuliani
dalla postfazione

“… La poetessa si è cimentata nella sfida più ardua e complessa, la sola però a rendere ragione del dire poetico: iscrivere la nostra esperienza nel mare vasto della cultura e della tradizione del sentire di tutti gli uomini, tutti nello spazio e nel tempo a loro dati”. E ancora : “Una lettura irta di mito e di esperienza delle religioni, mai però usate come orpello decadente; una lettura e una costruzione faticate (…) e volute in un contesto complesso e fascinoso, è questo nuovo poema  di Franca Maria Ferraris”.

Giuria del Premio “Il Porticciolo”2001"

“E’ una poesia, quella di Franca Maria Ferraris, autentica per profondità, meditazione, ricchezza di immagini, e capacità di essere nel proprio tempo e fuori del tempo, di rispondere suggestivamente alle voci di altri poeti”.

 Renzo Nanni
dalla quarta di copertina

“… indimenticabile quel continuo tessuto – concerto di visioni di natura fatte di fiori e stagioni che rendono intensamente, e vorrei dire magicamente, lo scorrere delle memorie e si fanno metafore quanto mai suggestive…”.

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