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Note critiche brevi a
Il canto stonato della Sirena
di Monica Florio

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Corriere del Mezzogiorno, Domenica 11 novembre 2012

Monica Florio irride la Napoli salottiera

Una Napoli a più voci vista con lo sguardo degli emarginati, dei disadattati, di chi vive ai bordi del mondo su quel bordo del mondo che è la città partenopea.
Sanno di malinconia e rimpianto, ma anche di vitalità viscerale nostrana i racconti de Il canto stonato della Sirena, prima prova narrativa in volume – ha finora sempre pubblicato in antologie – della giornalista partenopea Monica Florio. I protagonisti narrati nelle tante storie che contiene questa pubblicazione de “Il mondo di Suk” sono i cosiddetti “outsider”, i cui handicap, come l'omosessualità, sembrano come amplificati nella Napoli che dagli anni '90 arriva fino a quella di oggi, ma che forse sono un valore aggiunto.
Non manca nel convincente esordio, una vena polemica verso un ambiente culturale sempre più cinico e salottiero all'ombra del Vesuvio.

Andrea Jelardi
Il Denaro Patinato, n.6, ottobre 2012

Si intitola Il canto stonato della Sirena - Racconti di una città smarrita la raccolta curata dalla giornalista e saggista Monica Florio e dedicata agli aspetti più oscuri della Napoli contemporanea, luogo bellissimo da tempo immemorabile paragonato a una splendida sirena il cui canto appare però appunto stonato a causa del suo irreversibile e recente degrado.
In sintesi, una prosa asciutta ma con toni talvolta lirici, il volume offre un ritratto di metropoli contraddittoria e sfuggente nella sua quotidianità, sfigurata da tanti contrasti fin quasi al punto di essere spersonalizzata proprio come la sirena ritratta in copertina, nel cui volto senza tratti ognuno ha però la possibilità di riconoscersi, in bilico tra diversità e normalità, sogni e aspirazioni, piccole delusioni e grandi illusioni, eppure sempre sulla soglia di una speranza non così flebile al punto di non lasciare uno spiraglio per sfuggire ad un destino solo in apparenza già segnato.

Annella Prisco
La Repubblica, sabato 29 settembre 2012

L'attenzione alle realtà che vivono ai margini della società costituisce l'asse portante di questa raccolta di di ventisei racconti legati da un comune denominatore, l'universo dei più deboli.
I protagonisti sono perdenti, discriminati e arresi, ma dotati di uno spiccato senso di dignità che li rende esemplari nella drammaticità delle loro vicende, raccontate spesso in prima persona.
Interessante e singolare anche la scelta dei titoli: ricchi di una luminosità, in contrasto con gli intrecci delle storie. La Florio lancia un messaggio di speranza e di riscatto: la sofferenza ha un valore catartico e ripristina il ciclo di armonia e riscatto dalle sofferenze umane.

Antonio Spagnuolo
“Il denaro”, sabato 26 maggio 2012

Storie pregne di luminosità, scelte con la delicatezza del racconto per una limpida scorsa attraverso incidenti di quotidianità o di normalissima vicenda umana. Partendo dalla semplicità attonita di una banale storia di coma, storia .che potrebbe capitare ad ogni "sprovveduto" giovane lavoratore, ingannato ed illuso dal suo capoufficio, scorriamo verso le dignitose decadenze di personaggi illustrissimi o meno noti. Di interesse il riscontro di molte pagine che sono scritte al maschile, intrise di toccate intellettuali tecnicamente orchestrate. Il lavoro non appartiene alla letteratura della memoria, ma rappresenta una certa riscoperta lirica della realtà quotidiana, caratterizzata dalasciuttezza dell' espressione, dalla maturità del linguaggio privo di ridondanza, che – invece – molto spesso ritroviamo in autori contemporanei dediti al prolisso. Qui la trasparenza della prosa passa attraverso le varie esperienze delle occasioni.

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