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Michele Frenna: uno dei validi rappresentanti dell'arte musiva dei nostri tempi

Brandisio Andolfi

Michele Frenna, mosaicista siciliano di valore e di prestigio, è oggi uno dei validi rappresentanti di una delle arti più nobili e classiche: il mosaico. Un'arte antichissima, difficile, paziente che richiede abilità e amore di applicazione; un'arte nata qualche millennio prima di Cristo, come attestano reperti che risalgono al tempo dei popoli mesopotamici, dei Faraoni, dei Greci, dei Romani; e giunta fino a noi.

Michele Frenna è un artista dei nostri giorni che fa rivivere l'arte musiva con le sue splendide opere. Diciamo subito che l'Artista coniuga l'opera col verbo della complementarietà dell'arte antica, perché essa sposa una tematica ispirata sì al classico ma anche al moderno oggetto figurativo: templi, figure nacre, paesaggi, nature morte, soggetti umani, storici e mitologici da lui chiaramente rappresentati lo dimostrano. Se diamo uno sguardo attento al suo prodotto musivo balza evidente ai nostri occhi questa congiunzione espressiva con soggetti ed oggett antichi e moderni.

Nefertiti (Regina dei Faraoni), il Tempio della Concordia di Agrigento, il Tcmpio di Giunone di Agrigento lo ispirano alla nobile arte egizio-greco-romana, aggraziata da una sua tecnica e fattura nuova di perfezione formale personals, da una capacità di illuminare di una Iuce fluida e solare ogni sua opera mediante il paziente e perfetto incastonamento delle tessere musive in uno stile inconfondibile.

L'Artista non poteva non manifestarsi dotato di tale capacità operative ed espressiva, essendo figlio di quella Sicilia che gode di un retaggio artistico e culturale unico ed introvabile in altre parti della terra; di quella parte del mondo che custodisce lo spirito di un'arte millenaria tutta mediterranea e classica.

Tutto è classico e solare nell'opera di Michele Frenna; tutto è amore per il hello, tutto è perfezione figurative, descrittiva ed espressiva nell'accezione più alta del concetto. Perciò si rimane profondamente colpiti nell'amrnirare una sua opera, sia essa di argomento religioso, paesaggistico, rappresentativo delle attività umane e persino favolistiche. I vari volti delle Madonne manifestano, come del resto anche quelli del Cristo, chiara l'espressione della sofferenza, anche se un velo di dolcezza traspare dalla raffigurazione sacra ed ieratica del personaggio. Le descrizioni dell'uomo nei vari momenti dei suoi lavori, le fantasie floreali, persino i vari giochi dei bambini coi palloncini, con la palla, evidenziano una capacità artistico-espressiva che difficilmente si può riscontrare in opere di altri mosaicisti; per cui bene si contraddistingue tra le altre l'arte di Michele Frenna per la bravura lavorativa oltre che plastico-coloristica. Le tematiche della geografia ispirativa del suo mondo gli danno la possibilità di esprimersi in una varietà di argomenti che lo stimolano e lo gratificano nello spirito e nel lavoro. In una sua lettera mi rivelava così il piacere che provava: «Solo con il mosaico riesco invece a navigare libero, ove non trovo scogli che mi impediscono il cammino per avvicinarmi con amore sia alla fauna che alla flora, dove si p trovare nei miei quadri che uno scorpione offra un fiore ad una colomba».

Il linguaggio espressivo dell'artista siciliano è semplice, pulito, comprensibile perché la scrittura musiva è ordinata, lineare, precisa; rispetta i canoni dell'arte nell'ordito e nel materiale usato, sia tradizionale che nuovo e moderno con il quale e sul quale lavora. Il compensato, per esempio, che a prima vista sembra inadatto e ostico all'uso del mosaico, sotto la mano dell'artista Frenna diventa un supporto operativo docile e adatto al completamento dell'opera.

L'originalità e la novità dell'arte del Frenna sta anche in questo saper usare anche un materiale nuovo e pur valido per il suo lavoro del mosaico. Niente gli impedisce di manifestare la sua creatività che, anzi, si rivela nuova ed originale nello stile e nella capacità tecnico-operative, conforme all'evoluzione del progresso umano, della cultura e del sapere dei nostri giorni.

in: Areopago Cirals, 9-12/1998

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