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Sull'arte e sulla letteratura frenniana di Leonardo Selvaggi, presenti nel saggio Dai mosaici alla poesia

a cura di Tito Cauchi

Dinanzi ad Autori ai quali va il riconoscimento della sobrietà espositiva, rimane l'alternativa o di limitarmi a fare un mero elenco degli stessi, o riportare alcuni giudizi fondamentali ed emblematici, perché non vadano dispersi; e comunque, afferrare quel quid specifico, proprio e funzionale alla presente esposizione: sono come cerchi concentrici nell'acqua serena o come voci che si diffondono e man mano si allontanano per poi ritornare, innumerevoli volte.

Brandisio Andolfi, a sua volta richiamando suoi precedenti lavori, tra cui il saggio su La serie dello Zodiaco nell'elaborazione musiva di Gabriella Frenna, così conclude: "due validi Artisti che trattano materie diverse, ma molto affini per ispirazione e descrizioni.

Giuseppe Anziano, nella dotta recensione ammira la vasta cultura del Selvaggi, le conoscenze filosofiche, "poeta, saggista... in una progressione critica ben calibrata ", coglie la fusione Padre-Figlia in un binomio armonioso. "poetessa delicata e sensibile", che "traluce la sua concezione esistenziale, fondata su valori cristiani e trascendenti.", la sua visione del mondo è limpida, come pure il suo ottimismo ``messaggio poetico di un umanesimo cristiano, fondato sulla bontà e sulla solidarietà". Il Maestro siciliano è sostenuto da una forza interiore che dà calore e anima alle sue creazioni. Tematiche varie evidenziano Famiglia, Natura, Lavoro. Arte Sacra. Soggetti Sacri e Profani, Nature Morte, passato e presente: ne elenca alcune opere.

Lucia Battaglia, profonda conoscitrice dell'arte frenniana trae a sua volta ispirazione. coglie la sensibilità dell'Editore Sandro Serradifalco, che lo accomuna ai Frenna. Rileva come Selvaggi faccia emergere quanto Michele Frenna abbia conferito dignità a questa arte. rinnovandola in modo originale. Si richiama al saggio di Domenico Defelice. "Riflessioni su Michele Frenna" rilevando nelle opere musive un sottofondo di malinconia e nostalgia.

Tito Cauehi, nella sua disamina, evidenziando pregi della Critica, di Leonardo Selvaggi, dichiara di prendere per sé come pietre miliari, dell'arte mosaicale e della scrittura, tanto i Frenna, quanto i vari interpreti della loro arte, che perciò essi stessi diventano protagonisti; e ciascuno a modo proprio ritrova se stesso (soprassiedo in questa sede per ragioni di opportunità; senza tacere sulla forza evocatrice delle immagini).

Carolina Citrigno, individua nella Critica qualcosa in più rispetto agli altri. perche .dette opera dà un "contributo personale che promana dalla capacità", forse anche per via della sensibilità o retroterra culturale" che esercita catturandoci. La carica umana e la maturità espressiva raggiunta da entrambi i Frenna, ci conquistano, dandoci un senso di solidità umana.

Tonino Citrigno, ammira la "riuscita sintesi d'arte" tra Padre e Figlia: si sofferma sulla sopra citata monografia di Domenico Defelice; confermando l'eticità nelle opere dell'Artista e concludendo: "L'arte è tempo vissuto e manifestazione di immediatezza espressiva dell'inventività umana... profondità di sentire".

Nuceio De Maria, parla della colta poetessa che esprime la fragilità umana integrando l'attività mosaicale del padre, il quale viene definito lontano da ogni sorta categoriale.

Emilio Diedo, fa l'elogio dei due Frenna, ai quali aggiunge Domenico Defelice per le sue Rifles.eieni, concludendo che gli spunti del Selvaggi offrono un "plusvalore, che senz'altro esalta le qualità di Michele Frenna".

Tiziano Dominianni, conferma la definizione che Selvaggi dà dell'opera del Maestro, cioè di Pittura Mosaicale, che sprigiona l'espressione dei sentimenti volti all'amore della sua Sicilia, all'insegna di una religiosità innata; indicando come: "Un'opera come questa potrebbe stare bene nell'altare di casa di ogni credente".

Maria Teresa Epifani Furno, rileva la vitalità di Padre e Figlia, che fanno da stimolo a tanti critici.

Antonia Izzi Rufo, parla di Selvaggi come di scrittore esemplare per la sua ricchezza di linguaggio e per le sue capacità introspettive. Ne La Rosa, di Gabriella Frenna, rileva quanto i versi siano intrisi di commozione tenera per la scomparsa della sorella Rosanna.

Laura Liberati, ha ammirazione per Selvaggi, "poliedrico scrittore", entusiasta della tripartizione della Critica (Gabriella, Defelice, Michele), osserva la rilevanza storico-culturale circa l'origine del mosaico; ha parole di elogio per La Rosa, e per La serie dello zodiaco, sotto il profilo tecnico e psicologico.

Giuseppe Manitta, giovane scrittore che dice: "Esaustiva e completa è la disamina".

Carmine Manzi, rileva come la Critica del Selvaggi abbia "intreccio tra mosaici e poesia per dimostrare non solo la perfetta simbiosi artistica ... ma anche per confermare ... il mondo frenniano".

Nunziata Orza Corrado, scorge nei Frenna "forte risonanza di essenze affini e di penetrazione psicologica reciproca", e leggendo il Selvaggi "si prova un godimento che è trasporto dell'anima..." a tal punto che il recensore è portato a riprenderne interi passi. Degno di ammirazione è l'Autore per la sua mirale esegesi che va anche in profondità psicologica quasi a leggerne i pensieri.

Giuseppe Pietrosi, dice che Selvaggi dà "molti spunti di riflessione", coinvolgenti e diretti verso l'amore, come ne è esempio la famiglia unita, sintesi nell'Arte, è esaltante "vivere un po- di questo meraviglioso calore o freschezza, autentica e genuina fragranza di vita"

Vincenzo Rossi, osserva che l'indagine esegetica di Selvaggi va oltre gli "affondi psicologici caratteriali e culturali", inoltre della Critica apprezza, fra l'altro_ il "materiale cartaceo di altissima qualità... caratteri nitidi e aggraziati, tutto frutto di un amore raffinata perizia- come opera d'arte.

Orazio Tanelli, nel breve intervento si compiace della Critica del Selvaggi, come dei due Frenna, avendone già trattato e scritta una monografia sul Maestro (2002 )

Gabriella Villari, infine, giudica positivamente da parte di Selvaggi "Meticolosa scelta d'interrompere le descrizioni delle opere artistiche con versi e citazioni di altri critici" come di Domenico Defelice.

Come possiamo osservare, a costo di sembrare ripetitivo, le voci degli autori sopra nominai si levano come in un coro, ciascuna nella propria collocazione, e tutte insieme formano le note di un pentagramma, senza stonature. Non vorrei fare errori che io stesso rimprovero agli altri: ma. mi pare, che gli autori-lettori dei Frenna, ne subiscano il fascino, e con nitidezza, senza sdolcinature o iperboli, entrano in sintonia, pure essi, presi dal loro contagio. Simili contagi, sono bene auspicabili.

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