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Acuta analisi estetica in un saggio di Domenico Defelice sul mosaicista Michele Frenna

Giuseppe Anziano

Domenico Defelice, scrittore versatile, dagli interessi disparati, sensibile verso ogni forma di manifestazione artistica, ha dedicato a Michele Frenna, maestro del mosaico, agrigentino di nascita, palermitano di residenza, un saggio puntuale e preciso, dove all'acribia dell'informazione si associa l'accuratezza dell'analisi estetica.

Premesso che il termine mosaico, derivante dal greco, equivalente al latino opus musivum, opera relativa alle Muse, indica una tecnica pittorica piuttosto diffusa nell'antichità, che, sorta in Oriente e radicatasi a Roma – ne a testimonianza la Battaglia d'Isso (333 a.C.) tra Alessandro Magno e Dario, re dei Persiani, rinvenuta a Pompei ed ora custodita nel Museo Nazionale di Napoli –, ha avuto ampio spazio in molte città italiane, tra cui Ravenna (S. Apollinare in Classe - S. Vitale) e che essa, nella sua evoluzione nel corso dei secoli, consiste nell'assemblaggio di formelli, di tessere varie, sì da formare un disegno preordinato, occorre, a mio avviso, dire in linea preliminare che nella lettura di un'opera figurativa – ed il mosaico è un'opera figurativa – si debbono distinguere due momenti complementari ed interdipendenti tra loro, l'osservazione e la compressione dell'opera, la prima come momento di analisi puntuale di essa sia sotto il profilo dell'ideazione, della struttura, del cromatismo, la seconda come momento dell' interpretazione dell'idea dell'artista, del messaggio che egli chiaramente o allusivamente ha inteso lanciare. Su questa direzione, su questa linea di lettura si è mosso con discernimento Domenico Defelice nel suo saggio Un artista del mosaico "Michele Frenna" (Koral 2001), in quanto, consapevole che un'opera d'arte non può essere amorfa, ma deve riflettere e lasciar trasparire la sensibilità dell'artista e i suoi intimi fermenti, tiene presenti, ai fmi della comprensione dell'opera, questi due momenti.

Il risultato è un libre essenziale, pur nella sua schematicità, dal quale emerge, attraverso l'analisi di questi due momenti, la figura di un uomo, Michele Frenna, che, in virtù della sua tenacia, una volta superati gli ostacoli che si frapponevano alla sua affermazione nell'arte musiva, ha saputo valorizzare la sua creatività, la sua versatilità con opere di elevatissimo spessore artistico, che, documentando il gusto pittorico, la qualità costitutiva delle immagini, la rappresentazione della realtà nelle sue molteplici forme, offrono lo spunto per meditare su aspetti dell'umana esistenza.

Nella prima delle due parti, per lo più a sfondo biografico – la seconda è di stampo prettamente critico/esegetico –, in cui si articola il libro, Domenico Defelice, dopo aver rilevato, preliminarmente, che in Michele Frenna sono presenti due mondi – passato e presente – senza soluzioni di continuità – incontro questo che si traduce in immagini nitide e trasparenti di una bellezza classica e moderna insieme –, e che nella sua ascesa artistica si possono distinguere due fasi, la prima di apprendimento, di acquisizione la tecnica e di esperienza – la definisce "artigianale" –, la seconda di distacco dall'insegnamento altrui e di affermazione della propria creatività – punto di demarcazione tra le due fasi a la Madonna del Rosario (1980) –, si sofferma prevalentemente sulla sua arte, che affonda le sue radici nell'humus di una terra solare, la Sicilia, dove costumi, riti, tradizioni, che hanno un rilievo costante nei suoi lavori, pur essendo espressione dell'autoctonia dei suoi abitanti, tuttavia risentono dell'influsso delle dominazioni straniere sull'isola.

I mosaici di Michele Frenna, nell'insieme, riflettono tematiche antiche, che si agganciano al moderno, e si caratterizzano non solo per la predisposizione verso aspetti folcloristici locali, per la freschezza e il realismo della sua visione, ma anche e soprattutto per un cromatismo marcato, dai colori accesi ed intensi, ben equilibrati, però per cui si può dire, a mio avviso, giustamente che in essi l'ispirazione sorgiva e l'armocromia regnino sovrane.

Nel passare in rassegna l'opera di Frenna, di cui rileva le tematiche preminenti (famiglia – natura – oggetti – atteggiamenti del corpo umano – personaggi ed elementi di spirito pagano che si associano ad altri che richiamano la cristianità), Defelice vede in lui un mosaicista sì, ma un mosaicista/pittore, essenzialmente impressionista, le cui tessere, "in sostituzione delle pennellate, danno l'idea del "Puntinismo", tecnica che suole suddividere lo spazio in tante piccole unità di colore, dai cromatismi accesi, che tendono ad isolare la luce e la natura della materia" e ne traccia un profilo, da cui evince l'abilità dello scrittore nel delineare la figura umana ed artistica dell'uomo. In sostanza Domenico Defelice, in una "trattazione ordinata e complessa", in un linguaggio che non ha nulla di aulico e di ricercato, che tende anzi al discorsivo in questo suo lavoro di ricostruzione biografica e artistica, analizza le varie espressioni musive dell'autore, che vanno dalle maschere ai carretti siciliani, alle nature morte, ai soggetti sacri e profani, mettendo in luce la capacità dell'artista da evidenziare, attraverso la simbiosi tra passato e moderno e il recupero delle tradizioni, la persistenza di esse nonostante il ritmo frenetico della civiltà moderna, la continuità di saldi morali, nonché aspetti solenni di vita sociale. Nell'ambito di una trattazione sistematica dell'opera frenniana, sulla scorta dei lavori indicati nella prima parte e presentati in chiave critica nella seconda – in questa Domenico Defelice si rivela studioso acuto e perspicace, critico profondo ed incisivo, esegeta attento e puntuale nell'analisi delle varie opere sia sotto il profilo dell'ideazione, della struttura e del cromatismo, sia sotto l'aspetto simbolico, metaforico, mettendo in rilievo lo spessore artistico di Michele Frenna e la capacità di trasferire nel mosaico, in un linguaggio figurato, non solo scene attinte dalla realtà , ma anche l'afflato lirico che nasce dal profondo del suo animo d'artista –, mi piace segnalare, seguendo l'iter percorso da Defelice, alcuni nuclei focali dell'ispirazione frenniana, espressione autentica del modo personale di concepire la vita nelle sue molteplici forme: la Famiglia, di cui sono espressione Lezione di pianoforte, Sacra Famiglia,  Rimembrando, dove è raffigurato il busto della figlia Gabriella, in ricordo dell'altra figlia scomparsa Rosanna – Gioco infantile e le due coppie del 1995 e del 1999 – in questi mosaici nell'invito alla famiglia come fondamento essenziale della società, come centro da cui si diramano i più svariati legami sociali, come sede in cui s'inculcano determinati valori che, nonostante le insidie esterne, rimangono ben radicati nelle coscienze, e ai giovani come futura classe dirigente, come persone operose e creative, a seguire la via della virtù e "a fare la loro parte" si avverte l'intento pedagogico dell'autore; il Lavoro, inteso alla stessa stregua di Isiodo nelle Opere e i Giorni non come fonte di abbrutimento, ma come emancipazione dello spirito e sorgente di appagamento interiore, con la trattazione di mestieri, dei quali alcuni sono ormai in via di estinzione (il Pescatore – il Minatore – il Fabbro – L'Archivista – Cantiere Scuola – La Prospettiva, nella quale, attraverso la rappresentazione malinconica di una vita scialba, monotona, senza slanci, si contestano certi ambienti e certi uffici); l'Arte sacra, dove, attraverso la magia dei colori, si riflette l'armonia interiore di Frenna, la sua partecipazione alla vita, il suo modo di vivere la religione – ne sono espressione la Sacra Famiglia, La Madonna di Lourdes, "autentica sinfonia di luci e di riflessi" (Defelice), Cuor di Maria, La Madonna del Rosario, il dittico San Benedetto e Santa Scolastica; la Natura, che, raffigurata nella sua flora e nella sua fauna (fiori, erbe frutta, alberi, animali, che fanno da sfondo a paesaggi rigogliosi), non come fine a se stessa, ma come preordinata ad esprimere alcuni stati d'animo, soprattutto la sua gioia di vivere, è presente in molti lavori: la Trinacria, "opera che affascina l'osservatore e gli crea uno stato d'emozione interna (Ricardo Echene di Lisbona), figura simbolo della Sicilia, particolarmente casa all'autore, dal volto della Gorgonie, dallo sguardo penetrante, dal capo avvolto da serpenti, che hanno valore ornamentale, un'immagine che "a chi la guarda trasmette qualcosa di indecifrabile, che sa tanto di mitica stregoneria", il Tempio della Concordia, il Tempio di Giunone, la Maschera Siciliana, Il Carretto Siciliano, testimonianze da un lato dell'antichità, dall'altro del folklore locale, lo Zodiaco di Famiglia "opera di estrema capacità sintetica e di particolare effetto sia plastico che coloristico" (C. Occhipinti), la Cornucopia, dal cui interno escono fiori dai colori smaglianti, "capolavoro per armonia, forme e gradualità di tinte", Cestino con frutta, una delle più belle nature morte di Michele Frenna – un rilievo a parte merita l'immagine della tartaruga/portalettere, in cui metaforicamente si evidenzia, anche con una certa ironia, un male cronico della nostra società, la lentezza del servizio postale.

In conclusione, il libro si connota per il respiro ampio, per la forte carica speculativa, per l'evocazione precisa dei particolari, per la chiarezza estetico/formale, per la passione con cui è analizzata l'opera musiva frenniana.

in: Pomezia-Notizie, nr. 2/2006

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