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Prefazione a
Un artista del mosaico: Michele Frenna di Domenico Defelice

Carmine Manzi

Ho seguito il lavoro di Michele Frenna nel suo lungo percorso artistico di mosaicista e di pittore, e specialmente negli ultimi anni, attratto dalla forza del suo linguaggio espressivo, così immediato e così semplice, eppure capace nella sua scrittura di rendere appieno le emozioni del cuore e i trasalimenti dell'animo.

Ma sono anche un attento e profondo conoscitore dell'attività letteraria e critica di Domenico Defelice, del quale ho sempre ammirato lo stile spigliato e conciso, quella ricerca costante ed appassionata della verità che conferisce alla sua indagine il valore di una penetrazione in profondo dei motivi che sono alla base di ogni composizione e di ogni espressione d'arte e di pensiero.

Ed anche per queste considerazioni è per me una grande gioia ed una vera soddisfazione poter introdurre questo dovizioso e forbito saggio di Domenico Defelice, essenziale nella sua concezione e così lineare nella sua sintesi, sull'arte musiva di Michele Frenna. E' però anche vero che non è poi necessario ed essenziale conoscere da vicino gli Autori per parlare della loro opera, ma c'è senz'altro un motivo in più per procedere a delle comparazioni immediate e scendere, attraverso le immagini, nell'animo delle figure e delle cose.

Sull'arte di Michele Frenna mosaicista e pittore si è sviluppata nel corso degli ultimi anni una vera e propria letteratura. Anch'io ne ho scritto in un mio saggio, citato più volte da Defelice in questo suo testo, e così Vincenzo Rossi, Orazio Tanelli, Angelo Crapanzano ed altri ed altri ancora. Ma questo studio di Domenico Defelice, che certamente non ignora il pensiero critico degli altri commentatori, ha delle connotazioni tutte proprie ed introspettive per cui si impone ed eccelle, soprattutto per quel suo modo ordinato e lineare di avvicinarsi all'opera frenniana, in obbedienza ad un suo peculiare costume e ad una personale norma di vita.

Procede l'Autore secondo quel suo schema preferito per cui ogni suo saggio si distingue e si impone, sia che scriva di letteratura e sia che scriva di arte. E prendendo le mosse da lontano, da quei primi anni dell'impegno di Michele Frenna, ch'egli definisce di fattura prettamente artigianale, arriva subito dopo, periodo di transizione compreso, alla pienezza del suo modulo espressivo, fatto di tanta umanità e di tanto calore, in cui veramente si condensano i canoni ed i valori artistici con quelli delle vibrazioni dell'animo e delle emozioni più vive e profonde dell'essere.

La seconda parte, che riguarda un esame estetico più approfondito per lo meno di trenta, tra le decine e decine delle sue composizioni, e senz'altro un completamento del compendio di apertura (la prima parte) in cui Defelice passa al vaglio della sua approfondita, anch'essa, e laboriosa indagine introspettiva, tutta l'opera frenniana, non tralasciando proprio nessuno dei suoi caratteristici motivi d'espressione.

Ma anche Defelice, non meno degli altri suoi critici, si sofferma un poco di più sulla "pietas" di Michele Frenna, sulla sua religiosità come linea portante della maggior parte della sua produzione. La religione come motivo di crescita umana e sociale, e non solo come riferimento alle tradizioni ed ai costumi della sua terra siciliana, di cui il Frenna, nativo di Agrigento e residente ed operante a Palermo, esprime l'anima ed il pathos. Domenico Defelice si rende partecipe di questo suo mondo, ma non trascura neppure tutti gli altri elementi, la fauna, i fiori, il paesaggio, i templi famosi, che sono poi la caratteristica della terra di Trinacria; né manca il riferimento, come è nel suo modo di fare critica, al mondo della mitologia e della cultura classica che balzano, d'altra parte, così bene allo sguardo, alla lettura delle composizioni del Frenna.

Ed emerge allora, dalla comparazione, tutta una gamma di valori, perché un'opera è importante anche per quello che riesce a scavare nell'animo, per i sentimenti che essa suscita, per i valori a cui dà vita e per il coinvolgimento a cui trascina. Devo dire al riguardo che io convalido pienamente questa intensa penetrazione psicologica che Defelice riesce a fare così bene dei mosaici di Michele Frenna, i quali, se bene considerati, nella profondità dei loro contenuti, sono indubbiamente capaci di esercitare anche una forte azione educativa.

E non c'è motivo nascosto che, attraverso la intensa ed appassionata indagine critica di Defelice, non venga alla luce, perché si tratta veramente di una trattazione ordinata e cornplessa, rivolta soprattutto a dare una immagine completa della personalità del mosaicista e pittore, che tanta simpatia ed ammirazione gode nel mondo dell'arte e della cultura.

E Michele Frenna esce da queste pagine, anche se non sono molte, ben delineato nel suo pensiero e dei suoi canoni artistici, conciso, lineare, e soprattutto nella ricchezza della sua spiritualità. Anche i suoi lati umani sono molto bene analizzati e sviluppati, il colloquio del padre con Gabriella, la figliuola prediletta ch'è anch'essa una delicata interprete della sua arte e certamente la ispiratrice di alcune tra le sue più belle ed importanti composizioni, con la suggestione di quel suo mondo interiore che è la prima ricchezza a cui Michele Frenna attinge per i suoi tasselli.

Segue, come abbiamo già accennato, e conclude il saggio la parte, che è la seconda, dedicata alla presentazione critica, ben curata anch'essa fino ai dettagli, di ben trenta composizioni, non so se scelte a caso nella sua ricca e multiforme produzione, ma certamente tra le più belle e le più compiute e che costituiscono non solo un campionario d'eccellenza ma una vera e propria galleria.

Michele Frenna e Domenico Defelice: due artisti che nella loro specificità stanno molto bene insieme e si completano e si illuminano a vicenda. Forse perché hanno in comune il calore e l'immediatezza dell'espressione.

 

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