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La ricerca linguistica in Lucia Gaddo
Zanovello
Gian Gabriele Benedetti
Poesia non facile, in cui si concretizza l’acuminata e preziosa ricerca
linguistica, capace immancabilmente di far fiorire e maturare in modo felice le
ontologie del linguaggio stesso. L’Autrice, nel gioco elegante, armonico,
originale, profondo della parola, vitalizza doviziose isole liriche e, nel
contempo, riflette il suo composito paesaggio interiore di fronte ai grandi
interrogativi dell’esistere, dell’essere e del divenire. I versi di frequente si
palesano come momento fortemente avvertito in grado di condurre l’animo nobile
non solo allo stupore delle cose, ma anche di schiuderlo e di proiettarlo nel
mondo, nell’umanità per una progettualità premiante e per una destinazione
essenziale. Ne scaturiscono riflessioni e vibrazioni che si caratterizzano come
emblema di una tensione verso l’alto, verso l’oltre e come spinta per
un’evasione auspicata dalla banalità dei giorni, dal vuoto ricorrente,
dall’amarezza della solitudine, dalle paure esistenziali. L’A. è ben consapevole
che in questo suo itinerario nelle profondità incommensurabili e misteriose
dell’esistere diviene arduo arrampicarsi su sentieri scabri, quasi impossibili e
che il volo audace può impigliarsi in terreni minati di zone oscure e piene di
insidiose incognite. Tuttavia l’impossibile corteggia l’uomo con i suoi lampi
inafferrabili che lasciano intravedere una probabile salvezza dell’ultima
sponda. E così la poesia autentica non conosce limiti e confini e ci indica il
tratto più sicuro da percorrere con vigore e coraggio, soprattutto quando ci
accompagnano, come nel caso presente, l’amore schietto (in tutte le sue più alte
manifestazioni), la memoria cara, sempre capace di offrirci angoli di riposo e
di crearci la nostra consapevolezza storica, la fede, che diviene rifugio. Forza
dissotterrata, scintilla nel buio, decisivo valore etico nelle insondabili
risorse del cuore, ed infine la cultura, in grado di regalarci la migliore
fioritura del pensiero. E la poesia, in questo modo, si attesta come voce
profetica e privilegio di libertà.
Fornaci di Barga, 8 giugno 1999
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