Servizi
Contatti

Eventi


Ferruccio Gemmellaro


Narrativa

Critica d'arte

Saggistica

 

Poesia

Critica cinematografica


2016

Paesaggismo quale coscienza collettiva

‘na toeta per solidarietà
XXV Esposizione collettiva
Sala convegni Villaggio Solidale Treviso
9 aprile 2016

Ferruccio Gemmellaro

In 143 opere esposti nella galleria “‘na toeta per solidarietà” edizione 2016, oltre quaranta esprimono la tendenza paesaggistica degli autori, il resto si attesta in ritratti, nature morte, nell’informale e nell’astrattismo e, infine, da evidenziare una sezione concernente la zoologia, ossia studi di animali.

Il nudo specialmente femminile pare del tutto oscurato, forse perché, dopo i canoni del verismo e del romanticismo, ci accingiamo a entrare in un’epoca dove una coreografia di disinibizione, complici tv, cinema e fumettistica, ci ha trascinato a considerarlo peccaminoso e perverso, vanificando l’innocenza di una nudità artistica ereditata dalle botteghe e dalle accademie.

Alcuni anni orsono, nel 2009, inviai a una testata di argomento artistico e cinematografico, con la quale collaboravo, un reportage fotografico sull’allora edizione della Biennale.

Tra le diverse opere vi aggiunsi una suggestiva immagine pittorica di Elke Kristufek, dove erano configurati un uomo e una donna del tutto adamitici, verosimilmente adagiati su una battigia.

Il responsabile della testata non la pubblicò giustificandosi che molti giovani scorrevano quelle pagine e pertanto non sarebbe stato opportuno.

Immaginatevi il mio stupore e un malcelato disappunto.

Può allora accadere che pure i nudi classici, come già avvenuto in altre epoche, vengano virtualmente censurate.

Il mio pensiero andò a Daniele Ricciarelli alias Daniele da Volterra, che nel 1565, a seguito del Concilio di Trento che aveva censurato la nudità artistica, gli fu ordinato di far indossare le mutande ai personaggi dello stupefacente affresco michelangiolesco del Giudizio Universale in Cappella Sistina, e che per questo è ricordato col nomignolo di Braghettone.

Voglio quindi ribattere che spetta all’artista riappropriarsi liberamente dell’irreprensibilità iconografica degli ignudi per non far cadere nell’oblio, quando non nell’ingiusta riprovazione, la bellezza storica dei corpi che ammiriamo sin dai tempi dell’antica arte greca, abbrivo della nostra cultura europea.

Parliamo ora della poesia del silenzio, da intendere le raffigurazioni degli interni, delle intimità domestiche, che tanto hanno ispirato gli artisti nordici ma che non attraggono con convinzione i nostri illustri artisti mediterranei, complice forse il clima, i quali preferiscono votarsi all’ en plein air così come avevano osannato gli impressionisti.

Potremmo insomma affermare che l’intimismo dei nordici, il silenzio degli ambienti, esprime una sorta di coscienza famigliare mentre nei nostri, con il loro paesaggismo – e qui come dicevo c’è una nutrita iconografia - esprimono la coscienza collettiva, non solo di un microcosmo ma via via dell’intera comunità umana basata sul dialogo e sulla convivenza con la natura sia essa cosiddetta pittorescamente morta.

Eppure, un certo legame inconscio, o psicologico come vogliamo definirlo, con la poesia del silenzio, quella cioè intimistica, la si può evincere dalle opere ritrattistiche e in parte zoologiche.

Mi soffermerei, permettendomelo, a meglio analizzare che cosa accade nell’iconografia pittorica di artisti che scelgano il Paesaggio.

Un paesaggio però concepito per la pittura ed è qui che si evidenziano ispirazione ed estro dell’autore oltre alla sua abilità tecnica.

Tale tecnicismo pittorico legato al paesaggio è il prodotto di un conflitto in seno all’artista, in concordanza con quel nuovo cosmo psicanalitico che va ad aprirsi.

Lo scontro, insomma, tra le sue due anime, che continua tuttora, l’una legata alla conservazione nel senso migliore dell’ambiente tradizionale che lo circonda, l’altra, invece, espressione intrinseca dell’autore che vi omologa la mutabilità del pianeta a pari passo con le sue creature, sia nel bene sia nel male.

In altre parole, il Paesaggio nella pittura è definibile quale tropologia, un percorso metaforico atto a comunicare e a incantare, se non a ravvedere, il fruitore dell’opera.

Si paventa da più parti, e voglio così concludere, che l’arte pittorica non avrebbe bisogno di parole per essere illustrata e compresa, come oggi stiamo costruendo, la mia persona e l’amico prof Vecchiotti.

Attenzione però: mentre la parola fa ragionare, l’immagine, in generale, cristallizza la memoria, pertanto tutte e due – immagine e parola - sono indissociabili; intendiamo qui opera artistica e critica.

Inseparabili, è vero, ma posti in risonanza armoniosa per il godimento dei fruitori.

Le arti quali la pittura e la poesia, ma in un’ultima analisi si esprimono in unificazione, appartengono alla nobiltà del pensiero umano come l’aristocrazia appartiene alla nobiltà sociale.


2013

‘na toeta per Solidarietà

XXI Mostra collettiva di pittura e scultura
Villaggio solidale Treviso 13 aprile 2013

Presentazione a cura di Ferruccio Gemmellaro

Eccoci ancora insieme a parlare di questo magnifico evento annuale “ ’na toeta per Solidarietà” grazie alla Cooperativa Sociale Solidarietà, a Il Villaggio Solidale e ai volontari della Don Paolo Chiavacci.

Un numero sorprendente di artisti partecipanti che supera le due centinaia, accorsi con entusiasmo a testimoniare con le loro opere come sia chiaro che la categoria è tra le più fervide ad accorrere al richiamo di porgere il proprio sostegno sociale, umano, altruistico.

Nelle edizioni precedenti avevamo già assodato che questa doviziosa esposizione racchiude una straordinaria mappa, unica a Treviso, la quale ci instrada nel comprendere verso quale direzione guardano e si orientano gli artisti trevigiani.

Viviamo un segmento di tempo al mondo che a poche generazioni è dato di esserci, intendo il valico tra due millenni, oltre logicamente ai due secoli.

Non è solamente un dato cronologico della nostra era: tale transito, in pratica, condiziona il soffio d’estro di ogni espressionista, sia esso pittore, scultore, letterato, musicista o altro.

Il varco dell’anno Mille comportò una rinascita spirituale, di fede, e le attività artistiche che si susseguirono ebbero tale innegabile impronta di vaste proporzioni.

Gli anni articolatisi tra il 1800 e il 1900, invece, sono ricordati per il Crepuscolarismo letterario, perché gli attori mostravano di non possedere emozioni particolari se non un’imprecisa malinconia; sono ricordati per il Decadentismo poiché l’artista raccontava del proprio intimo con un deciso senso d’individualismo e soggettivismo, ricorrendo al simbolismo.

Che cosa percepiscono e raccontano gli artisti trevigiani che abbiano oggi scavalcato la frontiera dei due millenni e che sono qui in mostra.

Non siamo certamente al cospetto delle melanconie letterarie dei Crepuscolari ma esse possono essere riconoscibili artisticamente attraverso i toni bigi di Claudio Calligaris in “Punta secca”, le solitudini di Daniela Benedetti in “Passeggiata sulla Restera” e di Agostino Brunello in “Tramonto di una vita”.

Non siamo sicuramente al solipsismo dei Decadentisti ma si avverte una fuga da una sorta di costrizione psicologica traducibile in fervore nostalgico, evocativo dei grandi maestri del passato; lo comprovano le nature morte di Francesco De Leonardis con “Fiori e castagne”, Giuliana Zanardo con “Vaso di fiori” e lo riaffermano Bonifacio Sanson con “La Gioconda a Treviso” e Antonino Nigido con “Murales omaggio a Leonardo”, in ogni caso entrambi in odore di Pop-art.

Più che nostalgia, si ritrova un certo ripiegamento verso i movimenti e le correnti nati nei due secoli scorsi, quali l’Impressionismo, dove al soggetto si preferiscono gli effetti luminosi e cromatici, qui raffigurato da James Bisigato in “Casolari in balera” e da Sergio Del Moro in “Nevicata” il quale ci riporta alle panoramiche di Giuseppe De Nittis; l’Espressionismo, dalla rappresentazione drammatica dei sentimenti, qui adottato da Isabella Cappellesso in “Fascio di luce” e da Paola Bottega in “Ispirazione”, e poi l’Astrattismo-Informale abbracciato da Marina Costantini Conti in “Figura, da Susanna Paludetto in “Fantasie d’amore” e da Franco Schiavon in “Composizione colorata”, dove le premesse dell’Espressionismo e del Cubismo conducono via via da una forma stilizzata addirittura alla sua negazione ma ricca di raffinatezza tecnica.

Si rintracciano, infine, gli spazi infiniti del Romanticismo in Adriana Craighero con “Luci nella notte” e in Franco Vivian con “Laghetto Caldai”, le cui figurazioni rincorrono il sublime e il pittoresco.

Ci chiediamo allora “Che cosa percepiscono e raccontano gli artisti trevigiani che abbiano oggi scavalcato la frontiera dei due millenni e che sono qui in mostra”.

Chiuderei l’argomento con una risposta concisa ma esaustiva: amore per la creatività e devozione per i grandi autori che hanno loro preceduto, certi che da essi viene il retaggio culturale e ideologico, per concepire un’eredità che dovranno trasmettere perché l’umanità non smetta mai di indossare gli abiti della bellezza, vale a dire dell’arte.


2010

‘na toeta per solidarietà

Sala nuova Tempio S. Francesco Treviso
10 aprile 2010, ore 16

Presentazione a cura di Ferruccio Gemmellaro

Ringrazio vivamente d’essere stato ancora invitato a presentare questa doviziosa esposizione d’arte la quale com’è noto è di lodevoli finalità.

Una ricchissima ed eterogenea mostra i cui autori, ed è comprensibile, non possono essere tutti citati e annotati con pur brevi analisi senza gravare sull’attenzione degli amici e personalità presenti. Pertanto, oggi, mutandone la portante critica, aggiungerò ai segnati la volta scorsa altri autori e così facendo spero di raggiungere alfine la totalità.

La portante critica di oggi e il Manierismo.

La definizione di Manierismo è dovuta al Vasari che nel ‘500 andò a indicare un’arte libera dalla devozione di rappresentare rettamente la natura e in continuo richiamo ai maestri del Rinascimento; quest’ultimo aveva avuto inizio nella metà del ‘400, sentita come rottura del Medioevo, conduzione ai canoni dell’Umanesimo, e quindi “rinascita”. Si può addirittura affermare che il Manierismo risorge in contrapposizione ai richiami classicistici di ogni epoca.

Il bello manieristico nacque così tra il Rinascimento e il futuro Barocco, si diffuse preminentemente a Roma, Mantova, Firenze e Genova, grazie ai geni di Parmigianino, Pontormo, Tintoretto e di tanti altri, coinvolgendo oltre frontiera la Francia e le città di Madrid, Praga, Monaco. Lo stesso Michelangelo può essere considerato un manierista.

Perché allora, oggi, quando si definisce manierista un pittore, si sottace la sua “non originalità”.

Il conflitto critico è sorto quando s’è voluto proiettare il fenomeno manieristico facendo riferimento a correnti artistiche, per esempio l’Impressionismo e l’Espressionismo questo con i suoi derivati quali il Surrealismo (psicologico), il Metafisico, il Cubismo, l’Astrattismo e l’Informale in genere.

Il manierista Michelangelo provocò il sorgere di artisti che ne avrebbero seguito l’ideologia e il tecnicismo in complanare con altri che avrebbero preferito far riferimento a Raffaello.

Ecco che in tal caso un artista diviene “colui che dipinge alla maniera di…” , un manierista insomma.

Nel campo cine-teatrale, l’indimenticabile artista Anna Magnani è la manierista per eccellenza, lei che recitava alla maniera delle popolane romane.

Essere manierista, presume, dunque, e sfatiamo una tendenza critica, profonda conoscenza dell’indole umana, della letteratura artistica, della fede e grande competenza tecnicistica, pertanto egli è un artista per maestria e pregevolezza.

Tracce di Manierismo in questa esposizione ho riscontrato nell’informalismo scultoreo di Simone Benetton e in quello pittorico di Tiziano Ronchin, nel macchiaiolismo a più largo respiro di Arturo Bertoncello, la mediterraneità di Lalla Checchin Donadon e di Chiara Marangon, l’impressionismo di Ornella Golfetto e il postimpressionismo di Vally Gambino, il surrealismo freudiano di Raffaela Longo, il romantico vedutismo di Adry, Alice Stradiotto, Piero Ruggiu, Giovanni Cremonese, Sonia Gobbetto, infine nel fumettismo di Vittorino Morari.

L’artista di oggi, insomma, tramite il manierismo è l’uomo che in un mondo globalizzato, di crisi imperante, di smarrimento delle ideologie, continua a cercare se stesso, la propria figura giusto ricalcando l’animo del suo simile che si era mosso per risorgere dagli anni oscuri del Medioevo, un po’ come la mitica Fenice la quale rinasceva dalle sue ceneri più bella che mai.

 
 

Tavolozza trevigiana

Museo S. Caterina Treviso
6 febbraio 2010

Presentazione a cura di Ferruccio Gemmellaro

Grazie innanzitutto per avermi eletto a presentare questa collettiva dei “quindici” della Tavolozza trevigiana, che, come ebbi già a dichiarare, raffigura (è il caso legittimo di usare questo verbo) la sintesi della mappa artistica non solo trevigiana ma di una tendenza tutta italiana, classicistica.

La Tavolozza, insomma, designa la conoscenza artistica in ampio respiro nazionale.

Oggi desidero rendervi partecipe di una riflessione su quanto si discute in ambienti appunto artistici; stiamo o non attraversando un periodo di Rinascimento, meglio di Neo-rinascimento delle arti? Dall’interesse ormai teso a lievitare dopo anni di oscurantismo, vedi le code ai musei, alle grandi mostre e alle vernici, in aggiunta alle aste televisive senza soluzione di continuità, pare che la risposta sia affermativa. Questo fermento neo-rinascimentale, poi, si tonificherebbe dall’utilizzo di novità tecnicistiche, quali il Pittorialismo digitale e, ultimo nato, il metodo proposto da Eric Daigh ormai indicato come “l'uomo delle puntine”.

Il Pittorialismo, già movimento sorto alla fine del XIX secolo quando un fotografo scoprì di poter essere un pittore, rimaneggiando le immagini con la proprio fantasia. (Tutti abbiamo in mente, tra l’altro, quelle gigantografie in bianco e nero dei nostri ascendenti, con gli occhi, capelli, baffi e sopracciglia ridisegnati, con ritocchi cromatici, poste in bella mostra in sala o addirittura nelle camere da letto dei nostri nonni e oggi sono pezzi di antiquariato per amatori rintracciabili nei mercatini.) Tra le opere importanti dell’epoca vi rammento I wait di Julia Margaret Cameron – 1860, in cui all’immagine fotografica di un ritratto di bimba appose dipingendo delle ali da angioletto.

L’americano Eric Daigh, invece, crea ritratti modellandoli mediante puntine da disegno colorate. Il giovane artista, radunando ventimila puntine di solo cinque tinte, realizza opere che misurano i due metri di lato, da completare in otto mesi di lavoro. La sensazione è di un’immagine fotografica talmente ingrandita da mettere in risalto i suoi pixel.

Il Pittorialismo è ritornato dall’Ottocento ma questa volta l’immagine è modificata, trasformata, talvolta resa irriconoscibile, dall’utilizzo del computer. I ritratti delle puntine di Eric Daigh, infine, ci riportano ancora all’Ottocento, col Divisionismo che in Francia era definito Pointillisme (puentijism), Puntinismo, appunto per la visibilità dei puntini colorati. Ci chiediamo allora se lo siamo in un Neo-rinascimento o è solo una trovata propagandistica per promuovere aste televisive e rielaborazioni tecnicistiche.

L’arte è realizzazione dell’uomo che utilizza esclusivamente le proprie mani e amministrate dal proprio cerebrale che la natura gli ha donato; fuori di questa norma l’uomo sfugge dall’essere artista e diviene manovratore di protesi, con tutta la genialità che può contenere (l’uomo che corre a piedi è un atleta naturale, se corre in auto è un manovratore di protesi).

E qui, merito della Tavolozza trevigiana, abbiamo artisti puri, ovvero coloro che utilizzano esclusivamente le proprie mani grazie al dono dell’estro che la natura ha alitato nel loro cerebrale. Artisti che, di questi paesaggi trevisani (o diversi) interpretano le tonalità cromatiche e sonore, le dinamiche di un’allegria di gente e le afone nostalgie delle stesse. Artisti che intendono proporsi periodicamente in un’offerta ognora qualificata, un’offerta che sin dall’inizio vuole creare occasioni di alto profilo artistico e culturale.

            Sergio Del Moro – (il maestro-guida di oggi) Treviso n. a Pistoia
…ci costringe ad andare oltre, ancor più staccati dal Postimpressionismo ed è un incanto.

            Andreina Aramini – Veneto Tv
…non sono le immagini a emozionare il visitatore ma le rappresentazioni del suo dentro, che gli era ignoto.

            Iolanda Brazzalotto – Treviso
…dove il colore assume la dolcezza muliebre.

            Lucia Bruzzolo – Treviso
…dalle sperimentazioni sia cromatiche sia materiche.

            Denis Cagnin – Preganziol Tv - n. Zero Branco
…dai rinnovati giochi prospettici.

            Piero Cappellazzo – Treviso (Olmi)
…capacità nell’astrattismo con propaggini postastrattistici.

            Rita Favaro – Treviso
…omologisticamente oltre l’astratto, oltre la poesia.

            Ennia Gobbo – Ponzano Veneto TV - n. Venezia
…Le sue suggestive immagini dipanano le riflessioni nell’osservatore.

            Antonio Lavina – Treviso
…creatore tropologico fuori dell’ordinario.

            Michela Malerba – Treviso (unica scultrice presente)
…le immagini assumono la proprietà del misticismo.

            Marinella Mirata – Treviso
…Altra artista che merita la definizione di Omologista.

            Enrico Spinato – Treviso
…riesca a scaldare l’osservatore, il suo cuore, pur con le raffigurazioni di un naturale inverno.

            Alberto Zanetti – Treviso
…paesaggi, uomini, animali in una descrizione di parabola colorata


2009

Festival del Cinema Indipendente Foggia 2009

dal 27 novembre al 5 dicembre
Sezione Il cinema e le donne in Manfredonia
Teatro S. Michele 28 novembre

• ore 19:15 circa Proiezione dell’intervista filmata in Siponto a Ferruccio Gemmellaro ripresa dal giornalista Luigi Starace sul fenomeno dello Struscio.

Intervento integrale di Ferruccio Gemmellaro dal quale l’autore ha tratto le risposte all’’intervista

Nel volgare localizzato al Sud della penisola, ma in rapida comprensione altrove grazie alle emigrazioni, esiste il termine Strùscio che vale “lunga passeggiata collettiva sul corso principale”. Lo Struscio, per accezione, riguarda la sera dei Sepolcri, il Giovedì Santo, per recarsi nelle chiese (almeno sette), dove è allestito simbolicamente il Sepolcro (Repositorio), e venerare il Corpo di Cristo.

La voce dialettale Struscio è connessa con il lemma Striscia, questa da un onomatopeico STR C con riferimento agli animali che si muovono rasenti il terreno, lasciando pertanto “tracce a strisce”. In ambito indoeuropeo, l’onomatopeico STR riappare nell’inglese STRIP striscia, cui i globalizzati Strip per “striscia di fumetti” e “striscia sulla quale si riportano i dati di un aereo in volo” nella terminologia convenzionale del Controllo del Traffico Aereo.

Sulla tradizione popolare e socializzante dello struscio si potrebbe addurre una fattore, che sarebbe rimasto per lungo tempo occulto nella mappa genetica del meridionale prima di conclamarsi. L’occupazione spagnola (Aragonese e Borbone) avrebbe infuso negli animi cittadini la convenzione sociale del passeggio, serale e non, oltremodo durante le festività, a sfoggiare eleganza e riverenze.

Una convenzione da diporto che si ritroverebbe tra le genti storicamente accumunate dalla dinastiaaristocratica franco-spagnola dei Borbone, i cui membri salirono al trono in vari stati europei, Francia (Bois di Parigi), Spagna (Rambla di Barcellona), Regno di Napoli (Via Toledo e Mergellina)…

Elemento scatenante dello struscio in tempi moderni sarebbe stato il frequentare i centri urbani per gli acquisti negli esercizi commerciali, oltremodo in quelli d’abbigliamento, nei giorni precedenti le grandi festività o il cambio di stagione. Negozi che dal dopoguerra erano enormemente cresciuti in provincia, doviziosi di vetrine e insegne sempre più sfolgoranti, che hanno reso il passeggio cittadino affascinante come non mai nel passato; non più dunque prerogativa delle capitali come Palermo, Napoli, Roma e Milano.

Un costume che ha praticamente cancellato le affannose attese delle sagre (feste patronali) quando solo allora si affollavano le strade per l’acquisto di prodotti innovativi proposti dai venditori forestieri sulle loro bancarelle, dando fondo al monte dei risparmi appositamente accumulato da un anno.

Uno struscio da shopping che oggi, specie al nord, si è riversato nei grandi spazi degli ipermercati, aperti alle masse finanche la domenica e in orari non restrittivi, e dove esse ritrovano il piacevole supporto dei climatizzatori.

Nel meridione, per meriti climatici favorevoli, avrebbe via via innescato la tacita mobilitazione quotidiana, anche in tardo proseguo fuori orario serale dei negozi, dal momento che la gente ha imparato a godere lungo la via principale, un vero e proprio salotto metropolitano, dell’incontro con amici e parenti, di bere insieme un caffè, senza il disturbo di gironzolare per le abitazioni; il motivo per cui, in queste contrade, non esiste nella normalità il “vediamoci dopo cena” dato che, appunto come gli spagnoli, si cena al rientro dallo struscio e prima di andare a letto.

Una voglia di uscire semplicemente assai quindi ridimensionata al nord dove si continua a disertare il centro alla chiusura degli esercizi, fatta eccezione l’osmosi ormai globalizzata tra piazzette e pub dei giovani frequentatori sino a tarda notte.

Un esempio di esperienza personale è vedere ben dopo le venti Calmaggiore a Treviso semideserta e Corso Manfredi a Manfredonia affollatissimo.

C’è ancora da aggiungere, a valenza di questa ricerca delle sue origini, che lo struscio dei riti pasquali meridionali è giusto di eredità spagnola e spiega la similitudine della processione dei Misteri e degli incappucciati questi chiamati Perdoni a Taranto e provincia.

• ore 19:20 circa Proiezione del breve filmato tratto dal romanzo storico La mercenaria… di Ferruccio Gemmellaro

segue Intervento di Ferruccio Gemmellaro

Il breve filmato che avete seguito è opera del Centro di Documentazione Storico Etnografica del Veneto Orientale con sede a Meolo di Venezia ed è girato all’interno della quattrocentesca Ca’ Cappello oggi residenza municipale.

È tratto dall’opera del 2005 La Mercenaria-da Bianca Cappello ad Alvine Cassier l’ultima di una trilogia a mia firma che ha come protagonista la donna. La giovanissima veneziana Bianca era fuggita dalla casa paterna d’entroterra col fidanzatino toscano Piero alla volta di Firenze; qui divenne invece l’amante del granduca Francesco II che alla morte della consorte ne fece la nuova granduchessa, contro l’acerrimo parere del fratello cardinale Ferdinando. La giovane coppia scomparve uno dopo l’altra a distanza di poche ore e oggi con il metodo moderno degli esami delle ossa appare certo che siano stati avvelenati e la responsabilità ricade logicamente su Ferdinando.

La trilogia ebbe inizio oltre dieci anni fa (1997) con Stele daunia per la vergine Beccarini, la storia della vostra concittadina Giacometta che rapita dai turchi sarebbe diventata l’unica sultana di sangue italiano e di religione cattolica. Quello che più mi rende felice è che queste pagine sono state adottate in una classe di scuola media del veneziano e così quegli studenti hanno potuto conoscere la storia della vostra Giacometta.

Il secondo volume del 2001 La pulzella delle specchie narra della messapica Carmela, una giovane guardiana di porci che sarebbe divenuta una protagonista della Carboneria risorgimentale, affiancandosi al generale Guglielmo Pepe in Capitanata. Era fuggita dalle sue terre dopo essersi difesa, uccidendolo, dalle ingiurie di un prelato. Durante la fuga incontrò Cosimo, altro fuggiasco dalla Calabria…. e ha così inizio la loro storia al tempo in cui spadroneggiavano i francesi della campagna napoleonica..

Stasera, fresco di stampa, novembre 2009, vi introduco L’amante italiana di Annibale, si narra di di Iride, patriota partigiana antiespansione romana, figlia del magistrato di Salpi (Trinitapoli) e nipote della moglie del magistrato di Sipius (Siponto).

Iride riesce a irretire il generale Annibale il quale, su pressione di lei, libererà tutti i prigionieri italici che avevano opposto resistenza ai punici e, grazie alla strategia di questa donna, riuscirà a conquistarsi le alleanze con gli italici, gli irpini, i lucani, i dauni… in aggiunta ai liguri, galli cisalpini, messapi, bruzi, una vasta forza vincente contro Roma.

Il loro amore si nutre di battaglie vittoriose, si veste di Gargano, di laguna e di sale… sino agli estremi loro atti che segnano la fine dell’utopia meridionale per una terra indipendente; l’utopia che sarebbe stata ripresa dallo svevo Federico II, dai Borbone… poi dissolta dai Savoia e dall’intelligentia lombardo-veneta che avrebbero portato via cultura, tecnologia, scienza e lavoro pagandone, queste terre, ancora oggi le conseguenze.

Sezione La mente al cinema in Foggia
Tema “Mente ad arte”, cioè sul rapporto tra l’arte e la mente
Teatro del Fuoco 1 dicembre

• ore 20:25 a domanda del giornalista scientifico Luigi Starace risposta di Ferruccio Gemmellaro

Non sono un esperto della mente ma pubblicista impegnato a essere scrittore; come tale ho sempre bisogno degli esperti, delle loro opere, per documentarmi. Nello scrivere imprimo le mie emozioni e riflessioni.

Con l’operaprima L’acchiatura (opera giovanile) avevo già trattato il rapporto tra arte e mente: autobiografia romanzata col protagonista preda del Complesso di Edipo in un’età non più ammissibile.

Dall’età di sedici anni circa, poi, avevo sofferto di Emicrania a grappolo, la cosiddetta Cefalea dei suicidi in Francia. Tutte le terapie erano inutili. Uno specialista mi profetizzò che dopo i cinquanta la mia patologia si sarebbe via via estinta e così è stato. Chi conosce questa emicrania sa che è una bestia che azzanna il capo della vittima o un sadico che affonda la lama nel suo cranio.

La lama nel cranio, infatti, è il mio raccontare di una crisi, lavoro che ha ottenuto il premio letterario Le Muse 1991 e pubblicato nel ’99.

In questa cronaca – alcuni passi sono in diretta – c’è tutto il panico del dopo-crisi, in cui mi faccio un’auto-indagine allo scopo di capire se la persona che sento di essere è quella di sempre, ossia che ama la stessa donna, gode degli stessi profumi e preferisce i soliti colori… che la mente insomma non abbia subito danni.

a domanda del giornalista scientifico Luigi Starace risposta di Ferruccio Gemmellaro

Agli inizi del secolo XX sorse il pensiero filosofico dell’Eternismo, che vide il trevigiano Remigio Forcolin tra i più entusiasti assertori.

[R. Forcolin, musicologo, sofista, maestro d’ironia, decano del giornalismo trevigiano, negli ultimissimi anni della sua eternistica esistenza vissuta per tutto il secolo è stato presidente onorario del movimento culturale La Copertina che qui rappresento quale cofondatore e oresidente mi pregio di averlo avuto maestro di vita e di avermi preferito per scrivere e pubblicare la sua biografia: Il conte di Aci Castello – Remigio Forcolin e noi]

Il concetto eternistico ritrova l’antica utopia che solo attraverso l’arte si guadagnerebbe l’immortalità; naturalmente l’immagine di arte assume la propria valenza etimologica di tecnica, qui di originalità omologandosi in ogni attività umana.

L’Omologismo, termine coniato dal movimento culturale La Copertina nel 1993 con un pre-manifesto diffuso a mia firma attraverso il periodico Anni 90 (Rebellato Edizioni), si struttura allora in forma tridimensionale.

1 - Logismo richiamante voci dialettali (manierismo pasoliniano), e poi arcaismi, fossili linguistici, esotismi… correnti al tempo o nei luoghi ove si svolgono le vicende descritte dall’autore.
Scopo complanare è il loro giustificato recupero, se non del tutto deteriorati, allo scopo insomma di lenire il sovraccarico di troppi termini globalizzati, questi complici di una crescente disseminazione di buche nella lingua corrente. Occorre però precisare che in una struttura omologistica si possono considerare culturalmente pertinenti vocaboli appartenenti al patrimonio indoeuropeo

2 - Filosoficamente eternistica. L’Omologismo riconosce l’artista nella capacità di produrre un segmento proprio di originalità, ovvero unico tra tutti tracciati dallo stesso e superiore rispetto agli altrui.
Qui è da porre in evidenza, in glossario omologistico, un qualificato logismo d’autore, cioè uno o più lemmi in successione, i quali riassumono un significato di autosemantica, di costruzione del tutto personale, utile tanto alla logica quanto al ritmo poetico. Nel logismo, l’artista, quale individuo autodeterminante, può liberamente imprimere una propria tropologia.
L’omologista è l’artista che riesce ad omologare nel fruitore dell’opera le stesse emozioni (conati) che aveva egli provato al cospetto della fonte ispiratoria. Forza della poesia omologa è la rima risonante, la quale, in qualsiasi lingua venga tradotta non si smarrisce come accade con la rima tradizionale.
L’articolazione omologistica non è espressa unicamente in forma letteraria; il logismo d’autore si manifesta in un’iperbole espressionistica, oltremodo nel cinema e qui la successione dei lemmi si omologa nella successione dei fotogrammi.

3 - La terza, infine, di natura psicologica, altamente omologistica, è l’espressionismo della terza risposta, la risposta della diversità, la quale sgorga dalla dimensione Alter es, questa oltre l’inconscio – Transinconscio - sia esso individuale sia collettivo, ma giammai manipolato e contaminato dal passaggio attraverso l’Inconscio (Es) e il Subconscio (Id).
Questa è l’unica risposta che rimane all’individuo per produrre originalità.

Chi è interessato all’Omologismo, ai suoi movimentisti, può trovare il testo integrale del Manifesto Omologismodue nel sito Literary.it integrato dal Percorso omologistico – etimologico… nella cui versione 2010 riveduta e aggiornata si conteranno oltre 500 pagine.


2009

Collettiva Arte per Solidarietà

Sede Ma. Pi, Ro. Treviso
Inaugurazione 18 ottobre 2009 ore 16.30

Intervento di Ferruccio Gemmellaro

Grazie innanzi tutto per avere anche quest’anno chiesto la mia presenza. Oggi mi piacerebbe rivolgere esclusivamente una scorsa onnicomprensiva sulle opere e sugli autori proposti, culturalmente generica, una rosa rappresentativa, ma pur sempre qualificante per tutti.
L'arte – scrive Cedomor Vasic – è un sistema d comunicazione molto complesso che esprime l'uomo e la vita nella loro interezza, un concetto che Rita Favaro, Marsura e Miotello, presenti in catalogo 2009, lo affermano egregiamente nelle loro plasticità.
Esiste infatti un cosmo ben più inconcepibile, il destino dell'uomo, e l'immaginificio degli artisti ha sempre plasmato l'ineluttabilità del fato, al quale l'uomo, sin dalla sua apparizione si è piegato in una sorta di muta discrezione; parole che in questo catalogo mi sono state suggerite quale osservatore delle opere di Aramini, Babiychuk, D’Ambrosio, Meninato, Nigido e Roncoroni Fanna…
L'artista, tuttavia, ricade sovente nelle crisi, in cui avverte l'incapacità di conoscere se stesso, l'universo, di poter sciogliere i tanti misteri; ecco che abbiamo l’opportunità di tangere tali crisi esistenziali nelle opere a firma di Boghetto, Camarotto, Carrettin, Casarin, Davanzo Walter, De Zan, Falsier, Gadan, Girardis, Mazzon, Mirata, Palagiano, Ricci, Sartoretto…
Canaletto
, il vedutista, era già scomparso da un ventennio quando l’inglese Turner ne divenne il fruitore delle opere; da esse ebbe i suggerimenti per quegli orridi, la natura, l’atmosfera, gli spazi, i sogni e il sublime, ogni cosa, insomma avvolta di quelle tonalità che Turner ha impresso nel suo romantico vedutismo.
Proviamo a sfogliare l’album. 2009 della ‘na toeta e ci appaiono infine i romantici vedutisti di Bonetti, Biscaro, Brunello, Canciani, Cappellazzo, Commissati, Delle Feste, De Luca, Giovanni Forti, Pavanetto, Riva

La pittura romantica vede in Turner il grande maestro degli spazi infiniti. L'infinito è la dimensione, Turner lo sapeva perfettamente, l'unica, in cui anche una porzione d'esso è infinita, pensiamo alla numerazione. L'uomo-artista decide dunque di rivolgere il proprio estro a queste porzioni e qui additerei Bechini, Bincoletto Ravini, Cagnato, Paola Corona, Fuser, Gramola, Lovadina, Pietrobon, Salvatori…
Che cosa attrae oggi dell'Impressionismo, di un ordine pittorico sorto nella seconda metà del diciannovesimo secolo e che sembrava definitivamente inumato dagli artisti e dal gusto dei fruitori, a beneficio di espressionisti, surrealisti, cubisti, metafisici, astrattisti... del ventesimo secolo, anche questi in parvenza di estinzione.
La fotografia, che pareva avesse inferto il cosiddetto colpo di grazia all’Impressionismo, assorbita dagli scanner e manipolata dai mouse, così tecnologicamente predisposti a produrre arte neoinformale, ovvero gli imagovirtualismi, lascia finalmente spazio al ritorno creativo degli impressionisti, ai loro pennelli, al loro cromatismo su tela, e all'interesse degli amatori.
E questo rinascimento impressionistico lo tocchiamo qui, su questo catalogo, sulle pareti del MaPiRo, con le toete di Baggio, Biaducci, Botter, Brazzalotto Jolanda, Cecconato, Danesin, Del Moro, Frigo, Gatti, Michieletto, Pollini, Rota, Scotton, Toso…
Lo spirito del collettivismo espositivo – e concludo con una riflessione – dovrà alitare l’artista, pur in forma differente ma di sana autodeterminazione – come oggi qui al MaPiRo per solidarietà – per tutto l'arco dell'esistenza produttiva dell'artista.
E un artista, sia esso agli esordi sia affermato, non dovrà allora mancare di nutrire rispetto per il suo simile e, ove occorra, dovrà affiancarlo alla ricerca di spazi espositivi comuni. Insomma, ove l'artista, illustre che sia, risenta del confronto o avverte di essere sprecato in collettivismo, smarrisce gran parte della sua fisiognomica, al cospetto del prossimo, e tradisce quella spinta misterica che lo aveva indirizzato e guidato.


2009

Tavolozza Trevigiana

Fondazione Benetton
Via Cornarotta Treviso
Sabato 6 giugno, ore 18:30

Dichiarare che per me è un inciso di emozione ogni qualvolta mi chiamano ad introdurre la "Tavolozza Trevigiana", non è per niente un formalità d’enfasi.

La Tavolozza ha sempre rappresentato la mappa artistica trevisana, ed è bello che il pensiero a ritroso vada all’amico Neno Abiti (giurato nel Premio Comisso), agli artisti Luciano Gasper (presente in pagine internazionali), e poi a Giorgio Gasparini, Guglielmo Benedetti, Giambattista Rossetto… i quali tutti hanno contribuito alla definizione di Treviso città d’arte e ai quali direi di inviare subito un applauso.

Ho parlato di mappa, poiché il gruppo della Tavolozza non è confrontabile, per esempio, al gruppo degli espressionisti o a quello dei futuristi, giusto per citarne i più noti, questi affratellati ideologicamente e tecnicamente; gli adelfi della Tavolozza, invece, nel loro libero tecnicismo e nella loro autonoma concezione si raffigurano nella sintesi di una tendenza artistica trevigiana e non solo.

C’è di più: chi tra questi ha l’opportunità di un decollo in dimensione nazionale e internazionale, non dimentica mai gli amici della Tavolozza e partecipa con entusiasmo alle collettive. La prova questa di essere al cospetto di artisti mai guastati dal professionismo, sovente questo una maschera per nascondere intenti consumistici che nulla hanno dell’arte spontanea, che mai potrà decadere.

Lo dichiarai anni fa e lo ripeto oggi, “Ogni artista che si rispetti non può dispensarsi dal collettivismo espositivo; peccherebbe di immodestia e metterebbe in discussione non solo la propria figura ma il proprio ruolo nella società. dove l'artista dovrà comunque confrontarsi, ogni giorno, con i suoi simili. Gli artisti della Tavolozza Trevigiana lo sanno bene, merito di convinti maestri-guida vecchi e nuovi…

Oggi, come è naturale che sia, altra generazione di autori è presente in questa sana espressione di assisi artistiche; ho avuto modo di presenziare ad alcune loro personali , ma il vederli nuovamente assieme ed affiatati è segno inequivocabile della loro reale arte, disciplinata, seria e, ciò che più conta, genuina.

Ve li presento in visione essenziale, così come li conosco; nella premessa che ogni loro progresso sarà la chiave per riedizioni personali.

        Andreina Aramini – Mogliano Veneto Tv
Artista autodidatta, dalle cerulee tonalità, dal paesaggismo caliginoso e delle penetrazioni radiali.

        Iolanda Brazzalotto – Treviso
Olio, acrilico, acquerello… dove il colore assume la dolcezza muliebre.

        Lucia Bruzzolo – Treviso
Dalle sperimentazioni sia cromatiche sia materiche, dall’acquaforte all’acquerello, dal tessuto alla ceramica.

        Denis Cagnin – Preganziol Tv (n. Zero Branco)
La sua è scomposizione fotonica che costringe l’osservatore a ripiegare verso rinnovati giochi prospettici.

        Piero Cappellazzo – Treviso (Olmi)
Alfine sprizzato letteralmente dai canoni della neofigurazione per evolversi con grande energia e capacità nell’astrattismo con propaggini postastrattistici.

        Rita Favaro – Treviso
Lei ha scritto “Oltre l’astratto, oltre la poesia, oltre la realtà, oltre il colore, oltre noi stessi, verso un ignoto già conosciuto”. Insomma è definibile “artista dell’Omologismo”.

        (presente?) Antonio Fisicaro – Ponzano Veneto Tv (n. Bolzano)
Presente nella mappa artistica del territorio dagli anni 80, il tecnicismo infonde uno straordinario effetto tridimensionale.

        Ennia Gobbo – Ponzano Veneto Tv (n. Venezia)
Le sue suggestive immagini imprimono nell’osservatore la sensazione che siano queste a sciogliere le riflessioni che in lui vanno dipanandosi.

        Antonio Lavina – Treviso
Questo artista, grazie ad un istintivo logismo, è un creatore tropologico fuori dell’ordinario.

        Michela Malerba – Treviso (unica scultrice presente)
La connotazione è data da un espressionismo fuori dell’anima, dove le figure antropomorfe assumono la proprietà del misticismo.

        Marinella Mirata – Treviso
Le sue non sono affatto immagini del Mondo Questo, di definibile entità; esse vanno oltre l’onirico, oltre l’inconscio, sono le risposte di un Mondo Altro che svelano l’essere artista e l’essere fruitore. Altra artista che merita la definizione di Omologista.

        Sergio Del Moro (il maestro-guida di oggi) – Treviso (n. a Pistoia)
L’Impressionismo pretende che siano luce e colore ad impressionare l’osservatore; il Postimpressionismo impone scansioni di superfici piane e colori contrastanti. Sergio Del Moro, nel suo Impressionismo, ci costringe ad andare oltre, ancor più staccati dal Postimpressionismo ed è un incanto.


2008

Collettiva di Pittura ‘na toeta’ per solidarietà

16a Edizione ottobre 2008
Inaugurazione 11 ottobre ore 16
Chiostro S. Francesco Treviso

Introduzione sociale di Ferruccio Gemmellaro

Un franco ringraziamento va, per il mio tramite, agli organizzatori di questo XVI florilegio collettivo ‘na toeta, iniziativa Arte per solidarietà, di beneficenza per sovvenzionare la Casa Insieme a noi, oggi funzionante con 16 ospiti su un totale di 20 posti-letto in camere singole e doppie, situate in una cosiddetta prima elle.
La Casa è gestita dalla Cooperativa Solidarietà e qui, oltre a vitto ed alloggio, si svolgono attività artistiche, tutto con l’assistenza di capaci operatori del settore; per la storia, detta Cooperativa nasce un quarto di secolo fa (1982) a favore dei disabili, merito di una compagine di famiglie.
Una seconda elle, e questo dà a conoscere un costante impegno degli agenti, non solo la buona politica associativa e volontaristica fin qui svolta; una seconda elle, dicevo, da iniziare entro l’anno, per la quale occorreranno 2milioni di €, diverrà il Centro di Ricerca Sociale di famiglie in difficoltà, con l’attiva collaborazione dell’USL (psicologi, legali…) e ospiterà 3 famiglie già operanti nel sociale, occupate nel sostegno al nascente “villaggio solidale”, una edificazione di prestigio per S. Bona e per l’intera comunità trevisana.
Si evince pertanto che l’intero villaggio solidale, il cui presidente è l’egregio Mario Cendron, sicuramente remoto dall’avere l’aspetto di un ghetto, prevede due edifici a elle e nasce in un parco di circa 10.000 mq, acquisito in S. Bona. In quest’ ambito, è ognora aperta una sottoscrizione ed è auspicabile l’equo finanziamento non solo da chi ha il dovere sociale ed istituzionale d’intervenire, ma anche da chi, artista o uomo della strada, nel suo piccolo o nel suo grande, sente la propria responsabilità umana, quale appartenente alla collettività, di sentire ognuno quale fratello, quale sorella, senza distinzione alcuna, oltremodo se bisognevoli, meno fortunati; se ciò non fosse mai avvenuto nella storia, se li avessimo cioè esclusivamente esclusi o peggio combattuti, l’umanità intera non avrebbe conosciuto il progresso di oggi. Soffermiamoci a ricordare quanti “diversamente abili”, in ogni tempo, abbiano reso un importante contribuito alla scienza, all’arte, alla cultura, alla politica.
La spinta che ha indotto il Ministero della Famiglia a premiare questo Villaggio Solidale di via Fossaggera a Treviso, su terreno concesso dall’Usl 9, con una menzione speciale quale “straordinaria risorsa per la società” ed una sovvenzione di 30mila €.
Per concludere, diamo allora eco agli artisti partecipanti ed espositori, che hanno risposto in gran numero (ne ho contati oltre cento) e che hanno donato il cosiddetto mattone attraverso il ricavato delle loro opere; certo, conosco personalmente ed artisticamente molti di questi e non sarei disinvolto a citarli ad ingiusta diminuzione di tanti altri.
Permettetemi però di invitarvi a rivolgere l’attenzione verso un emblema delle opere dello scultore Gianfranco Miotello.
Ho già avuto l’occasione d’esserne fruitore in una esposizione: una madre seduta col bambino, modellata, ossia plasmata a ricordarci che tutti abbiamo avuto la madre e che ognuna possiede l’identitica fisiognomica della nostra, alla quale va il merito di avere creato un capolavoro, la nostra vita, un esistenza che contiamo miracolosamente diversa dalle altre.


2007

Collettiva di Pittura ‘na toeta’ per solidarietà

15a Edizione aprile 2007
Inaugurazione 13 ottobre ore 16
Chiostro S. Francesco Treviso

Introduzione sociale di Ferruccio Gemmellaro

Devo dire che sono pervaso di trasparente emozione, per l’invito rivoltomi ad introdurre questa straordinaria collettiva. L’emozione è ancora più intensa perché un’insolita coincidenza ha voluto che sia reduce di un contesto organizzativo d’identiche finalità, nel sipontino, grazie all’entusiasmo di Mary Armiento promotrice di un significativo DVD i cui protagonisti sono giovani artisti diversamente abili, e con la partecipazione di Francesco Napolitano presidente dell’Associazione “Il Risveglio” e del gruppo artistico-musicale “Ladri di carozzelle” costituito di artisti professionisti in tounée, costretti ad operare in carrozzella, insomma a viverci, per il quale propongo un vivo interessamento delle associazioni e, innanzi tutto, delle istituzioni, per favorire la loro ospitalità storica a Treviso.
Tornando a questa iniziativa di casa nostra, nata circa 20 anni fa, un ringraziamento di cuore va, per il mio tramite, agli organizzatori di questa XV Edizione della collettiva ‘na toeta, iniziativa di beneficenza per sovvenzionare la Casa Insieme a noi, oggi funzionante con 10 ospiti su un totale di 16 più 4 di pronta accoglienza (emergenza). La Casa è gestita dalla Cooperativa Solidarietà e qui, oltre a vitto ed alloggio, si svolgono attività artistiche, tutto con l’assistenza di operatori del settore; per la storia, detta Cooperativa nasce un quarto di secolo fa (1982) a favore dei disabili, merito di una compagine di famiglie.
Una seconda Casa, e questo denota non solo la bontà della politica associativa e volontaristica fin qui svolta, ma un intramontabile impegno degli agenti, una seconda Casa, dicevo, cosiddetta a elle, diverrà il Centro di Ricerca Sociale di famiglie in difficoltà, con l’attiva collaborazione dell’USL (psicologi, legali…) e ospiterà 3 famiglie occupate nel sostegno al nascente “villaggio solidale”; questo villaggio, sicuramente non ghettizzante, prevede due edifici a elle in un parco di circa 10.000 mq, acquisito in S. Bona. In questo ambito, è viepiù aperta una sottoscrizione per l’acquisto di un pulmino.
Per concludere, diamo valore agli artisti partecipanti ed espositori, che encomiabili in gran numero hanno risposto (ne ho contati 174); certo, conosco personalmente ed artisticamente molti di questi e non sarei disinvolto a citarli ad ingiusta diminuzione di tanti altri. Il dato certo è che nella loro intierezza si mostrano artisti di qualità, che meritano un incondizionato interesse da parte delle istituzioni. Mi spiego meglio: le istituzioni devono impegnarsi in maniera tale che questa iniziativa, gli artisti qui presenti, oggi e nel futuro, abbiano vasta eco, poiché questa collettiva rappresenta una fervida animazione nella mappa artistica della Marca, per una Treviso che veramente intende espirare la propria anima poetico-culturale in campo nazionale; insomma una doverosa e congrua parte di attenzione istituzionale che non sia essenzialmente preposta all’accoglimento di firme reboanti, le quali non possono rappresentare l’eredità di artisti e di uomini che hanno fondato la cultura trevisana e veneta


autore
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza