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La Prefazione a
Ascolto

Paolo Ruffilli

La prima considerazione sul nuovo libro di Mirella Genovese è che esso attesta, pur nell'articolazione e nello sviluppo, la continuità rispetto alle precedenti prove. Continuità insieme di motivi e di stile, riconducibile prima di tutto a una sorta di fedeltà intellettuale che caratterizza quest'ultima raccolta così come le due precedenti. All'insegna della traiettoria che si compie, raggiungendo altre mete e intanto rivalutando quelle già raggiunte nel passato. Nella forma di quel "diario" o "romanzo di una vita" che è la storia della personale educazione, nel riscontro delle opere e dei giorni, dei sogni e dei pensieri, dei fatti e degli eventi.

Mai titolo fu più appropriato, a dare il senso di questa ricerca profonda che trascina la poesia di Mirella Genovese dalle dimensioni mitiche dell'antropologia culturale (Codice segreto del 1999) e dalle mappe della quotidianità esistenziale (Cartografia del 2004) ai territori rarefatti, sia pure umanissimi, dell'ansia spirituale e dell'anelito religioso di Ascolto. F, nell'organizzazione tripartita del libro, ecco che all' "ascolto" della tensione mistica individuale della prima parte si susseguono l' "ascolto" del tempo della storia personale e collettiva nella seconda parte e l' "ascolto" della parola religiosa dei testi sacri nella terza. In un discorso intenso e autenticamente originale che, senza avere mai niente di confessionale, punta a focalizzare il bisogno metafisico irrinunciabile nel contempo legandolo, in una chiave molto "al femminile", alla partecipazione ai problemi della società e all'amore per il mondo e per la vita.

Si diceva della compattezza e della omogeneità della poesia di Mirella Genovese. Vale aggiungere, a corollario, il fatto che in essa si specchia per intero la personalità di una donna che ha fatto dell'impegno e della testimonianza ragioni portanti tra le altre ragioni della sua vita. Nel riferimento anche a quelli che si definiscono i "principi civili" dell'esistenza; senza tuttavia, questa è la nota sorprendente, che si debba parlare di poesia civile, quanto allo specifico letterario. Perché, come si accennava più sopra, a fare da filo rosso lungo l'intera raccolta è piuttosto una fedeltà intellettuale (fedeltà intellettuale che, sempre "al femminile", non separa l'intelligenza dall'intuizione e la ragione dal sentimento). Nel segno dunque di una testimonianza "involontaria" e, proprio per questo, tanto più significativa nell'assenza di ogni elemento volontaristico o ideologico.

La poesia di Mirella Genovese parla, perciò, con voce propria. E la natura personale di tale voce sta in quel discorso sinuoso e complesso, tutto intessuto di realtà, che già conoscevamo nelle precedenti raccolte. ('n discorso che si materializza in una pronuncia musicale tenue e delicata, sostenuta al grado medio, e che si affida spesso ad un processo analogico per cui il paesaggio diviene il "naturale" specchio dell'animo.

Si può dire che proprio su questo scenario di natura, al passo misurato e trasparente di una melodia, l'autrice coniughi un suo dialogo con se stessa, dietro l'espediente del tu. Un tu, intendiamoci, del tutto reale e "oggetto" di esperienza; ma, qui, risolto in funzione di alter ego e perfino di controfigura, nell'atto in sé drammatico (ma elegiacamente risolto, sulla pagina) dell'autrice che pensa" la sua storia e la storia di noi tutti e, pensandola, la pronuncia a sé e agli altri in forma di poesia.

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