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Postfazione a
L'amore epigrammato

Commissione di lettura del
Premio Quinta Generazione 1992

Poesia d’amore “epigrammato” (quasi ossimoricamente titola il libro il poeta) cioè pungente d’ironia, qui però garbata (“E tu incosciente mi ridi amica”) e immersa nei sapori e nei colori della terra. Come incantato sui fenomeni del mondo, il poeta li registra lasciandoli intatti. Ma pur essendo il linguaggio piuttosto quello della lirica (bastino le immagini solari: “con raggi a siringhe | il sole inietta l’alba”; il sole che “batte sull’odore di primavera” e “gira senza parole”) che quello dell’epigramma, questa poesia non è né un naturalismo lirico o realismo magico, perché dall’alba “lentamente s’avvia la coscienza | al teatro del giorno | e oltre il sipario appare | il forte odore dell’uomo” (preziosa indicazione); fino alla conclusione, amaramente ma anche giocosamente rivolta alla donna: “in quale percentuale, | dunque ti ho inventata?”. Una poesia double face, religiosamente impostata, che, al di là della lucida pena nell’affrontare le faticose stagioni dell’uomo con solidale coinvolgimento lascia intatto il sogno e la possibilità di fuga della speranza lungo la tangente; una poesia che, nella forma, ha due registri bene armonizzati a creare una “malinconica solarità” (l’ossimoro ben indica la razionale simbiosi dell’incisività e dell’incanto, del palpito lirico e dell’asciutta compostezza: un discorso a fini operativi, insomma, attraverso filtri estetici.

autore
Filippo Giordano
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Filippo Giordano nell'Atlante letterario
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