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Note a
Minuetti per quattro stagioni
Giorgio Bárberi Squarotti
(…)
Adesso i Suoi Minuetti, meglio accorpati e così opportunamente condotti fino al
racconto, all’incontro saporoso e alacre, alla rapida e vigorosa descrizione, mi
sembrano davvero molto belli e originalissimi. Fa bene a pubblicarli in modo
autonomo per rilevarne meglio l’esemplarità.
Sebastiano Lo Iacono
Fragile, ahimé,
l’essere è. Tuttavia insiste, esiste e coesiste nel circolo rotondo dell’eterno
ritorno. Haiku giapponesi, imagismo, riflessi,
assonanze, gioco di specchi. Verseggiare scarno. E, al tempo stesso,
denso e intenso. Liricità
epigrammatica. Naturalismo etico. Togliere è meglio che ridondare in questi
Minuetti a una sola voce.
Tutto ritorna
nell’universo delle stagioni siciliane e nebroidee di Giordano. Amori, sapori,
colori, ardori. La terra è un utero. La montagna è un seno (non solo materno).
L’arancio delle arance, il bianco della neve bianca e dei mandorli. Gatti
sensuali e dlen dlen di vacche. Il rosso dello scirocco e quello della
lava etnea. Il rosa dei porci e dei fiori di pesco. Il verde dei prati, il
grigio della roccia e i cavalli al biviere.
L’azzurro del cielo, che è sempre tale dall’era della creazione,
è segnato da fiori di melograni. C’è pure l’acqua, segno di trasparenza e impermanenza
dell’essere. Ci sono ancora il vino, il tressette e il gioco a scopa (anch’esso
circolare).
La fortuna, dea cieca e pagana, che non concede lo stesso
miraggio che i tigli odorosi accordano alle narici, è un numero. Una cifra
pitagorica. La donna è femmina. Come la pulicaria dei campi.
Ogni sguardo è una freccia. Stessa freccia rese martire il
martire Sebastiano, due volte martire. Anche la speranza, come gli arnesi di Cupido, è fatta di dardi e
saette. Arriva l’autunno. L’estate si sgonfia. Con strazio.
L’uva è matrona. Ogni grappolo è follia. Estasi dionisiaca. E
non mancano i cachi e neppure i ficodindia.
La poesia si fa spina. Spina di cardo. Chiodo. Ferita. Punge
l’anima. Punge per il giorno dei morti e punge fino alla fine dei tempi. Quando
ritornerà dicembre. Ci sarà una nuova epifania: il bianco della neve bianca e
l’arancio delle arance. Il fiore
della speranza sboccerà ancora. Fiore irritante e urticante. Come quello (viola)
del cardo.
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