da: Monologo sulla pietà
Parabola curva
Nessuna eco di cori
a svelare emozioni di luce.
Siamo
alle diafane urgenze
dei ritorni,
lontani
dagli orpelli di lune
dei primordi.
Il mattino e la sera
il nostro evento,
la parabola curva
che ci adesca.
La notte
il deserto che ci chiude.
E l'alba che verrà...
la notte, l'abisso, la parola
Ancora
al suo sfinimento
s'arrende la parola,
frantuma in balbettio
la pretesa di dire.
Siamo genitori del nulla
e questa paralisi di suoni
a un silenzio marcio
consacra le sue impotenze,
pietrifica
l'abbrivio di rivolta.
Aspra
la pietà della notte
che ci avvolge,
alle insidie del sole
ci trafuga.
Rifugio e alcova
Rifugio e alcova
la notte
si lascia attraversare
dalle nostre paure,
le accoglie nel suo nido,
in fievoli illusioni
le tramuta.
Oh la notte
che accoglie i fuggitivi
e anonima
gira
su se stessa
esangue di rabbie,
la notte
stende in orifiamme di pietà
le sue solitudini.
Oh la notte,
dove geme la notte?
dove spende le sue liturgie,
le attese d'alba?
A questo capolinea del dolore
ferma è la notte
e il cielo spalanca i suoi furori
mentre ognuno s'aggrappa
al gioco dei rimpianti,
oscilla
tra il perdersi e il disfarsi,
tra uno sprofondare e un volare
dove suoni d'acque
prorompono in conviti di misteri.
A elaborare il lutto
ancora indugiamo
a partorire domande
come spade inceppate
alla paralisi del vuoto...
E brancola nelle sue agonie
come agnello ferito
la ragione,
s'arrende alle cadute di memoria,
ai grovigli di vipere
si blocca...
Scriviamo
il nuovo alfabeto
dell'orrore
e in acrostici roventi
ci incalzano sabbe di paure.
E la prima lettera-parola
apre un alfabeto altro
in cui giace sepolta
la pietà.
Auschwitz...
Parola-luogo
in cui il potere ci ha notificato
chi deve
e chi non deve
abitare la terra.
La storia è una condanna
a morte
per scontare la colpa di
essere nati.
Malinconie
della cronaca
Poi il mare.
Mare
questo che
ci possiede e imbriglia
in umori sparvieri
mare
non c'è che
mare
dormiente distesa
orfana di rabbie
di lucide sabbie
neromare
senza porta
senza uscita
senza soglia
di sogni
rode risposte
e secoli d'attesa
oltre il respiro
il tempo avaro
il freddo baro
lo spento faro
nulla
la notte s’annulla
nel nulla,
nella curva
il cielo
fuori il mare
le madri scure
le paure
i padri duri
i figli bianchi...
il mare
di lune spente
di sogni irredimibili
stive e ponti
gremiti
invade.
Il mare.
Arrese stanchezze
di frotte anonime
e bagliori intravisti
avvolgono
il mare.
Non si lascia dividere
come si divide la terra,
il mare.
Accoglie
illusioni d'albatri
liberi come venti
sopra i muri.
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