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Note critiche a
Dialogo per una scommessa
Renato Civello
Non è facile definire con
esattezza il genere della nuova opera: la forma del dialogo che si svolge tra
personaggi allegorici (la ragione, il Senso, la Speranza, la Memoria, il Potere,
la Vita, il Tempo, il Futuro, con il commento del Coro) sembrerebbe legittimare
la tipologia drammatica; tanto più che l'autore stesso, pur precisando che ha
voluto “delibera- tamente omettere ogni indicazione scenografica e registica",
accenna "all'eventuale realizzazione teatrale dell'opera", ritenendo essenziale,
in tal caso, il ruolo della musica e della gestualità".
Ma diciamo pure che si tratta di
un saggio, estremamente toccante, di filosofia poetica. I versi che lo
costituiscono, pur senza escludere il teorema di una lunga interrogazione che ci
assilla e c'intrica, hanno respiro di poesia totale. Ora violenti, a filo di
tragica requisitoria ("Anime senza croce e tomba | alzate gli occhi
| sui Caifa
della ragioni di Stato | sui Pilato inerti e pusillanimi"), ora fluenti sull'onda
di un musicale smarrimento ("Ti chiedo | dove stiamo andando
| così avvinti
all'arcano | o mia rondine? | E' così piena di tremori
| e di strani sussurri | la
sera!"); o stigmatizzano l'eterno divenire di Eraclito ("Io non so perché
fuggo | né quando ho cominciato a fuggire
|…"), o ricompongono i filamenti della
trama lacerata con le parole liberatorie del Nuovo Testamento ("Perché cercate
tra i morti | Colui che è vivo?").
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autore |
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