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Note critiche a
Il viaggio, la memoria, il sogno

Sebastiano Addamo

La prosa che a parer mio prospetta più libertà e complessità strutturale, meno legata alla ristrettezza tematica ma più aperta verso un problematicismo attivo, ha per titolo: “Emmaus, probabilmente". Emmaus, sappiamo, è il luogo, il villaggio, dove Cristo morto apparve a due discepoli, e nella prosa si parla di una "rivisitazione misteriosa, come se un ospite innominato avesse invaso tutte le fibre della carne". Quel che accade nello svolgimento del pezzo, non importa, e in fondo non accade niente, poiché non ci sono riscontri possibili. Il credente è contemporaneamente vittima, testimone e giudice. Si tratta di esperienze interiori, di cui soltanto il barlume, l'inizio inadeguato può essere comunicato. E infatti un termine che di continuo viene ripetuto è: "silenzio", come valenza mistica e dimensione attiva dell'interiorità.

Ho pensato a Nino Savarese, lo scrittore di Enna; ho pensato pure alla "Ronda", quel movimento letterario del quale Savarese fece parte. Ho pensato cioè, nei confronti di Giudice, a una scrittura malinconica e plastica dove le linee del paesaggio facil- mente si mutano da esterne in interne, una trama dove nelle cose riluce lo spirito dell'uomo che a sua volta si articola nella molteplicità del mondo. Questa percorrenza non lieta né dolorosa che diventa fatto neces-sario di espressione.

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Emanuele Giudice
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