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Note critiche a
Monologo sulla pietà

Giuliano Manacorda

Emanuele Giudice invia ai suoi lettori – e vogliamo dire all’uomo che avrà la ventura di imbattersi in un testo così totale nel messaggio e nel destinatario – un poemetto la cui densità tematica e polivalenza formale sono ben al di là di quanto si è soliti oggi leggere in quelle forme che vogliono dirsi poesia, E per questo piuttosto “cantata” vorremmo definirlo cui ben si apporrebbe la polifonia di un Palestrina o di un Handel, tale è la ricchezza, la drammaticità e la varietà dei temi che essa contiene.

Che sono poi un tema solo, la sorte dell’uomo nella totalità del suo esistere, il venire alla realtà, il permanervi e infine lo scomparirvi senza che la sua piccola ragione possa comprenderne il senso se non nelle minime cose che lo accompagnano lungo un itinerario la cui ragione totale sembra per sempre destinata a sfuggirgli.

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Emanuele Giudice
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