Prefazione a
Walter Veltroni. Lo scompiglio tra scommessa e azzardo
Giuseppe Lumia
Il progetto del
Partito Democratico di Walter Veltroni sta scuotendo dalle fondamento la
politica e la stessa realtà italiana. All’inizio ha sorpreso tutti ed ha creato
un doppio effetto: nel ceto politico smarrimento, visto che è alquanto insolito
nel contesto politico italiano fare una scelta così forte e innovativa al punto
tale da rompere il quadro delle allenaze e procedere, praticamente da solo, come
PD alla competizione elettorale. In una parte della società italiana ha
innescato un carico di entusiasmo perché finalmente sono state dette delle
semplici verità sull’elevato e insopportabile numero di partiti, sulla
necessità di riformare la politica e la classe dirigente e sulla coerenza del
progetto di governo rispetto alle alleanze.
Ma il progetto del
Partito Democratico non va solo misurato con le contraddizioni e le
opportunità dell’oggi. Rischierebbe di diventare l’ennesima risposta
congiunturale e di corto respiro.
Il metro da
utilizzare è quello un po’ più lungo della storia alla pari di quegli eventi che
portarono alla costituzione alla fine dell’Ottocento del Partito socialista, e
poi, successivamente, degli altri partiti di massa come il Partito popolare, il
Partito comunista e la Democrazia cristiana. Un evento segna la storia e getta
le basi per la germinazione di una nuova cultura politica. Un progetto di tale
portata richiede naturalmente la capacità di Veltroni e degli organi dirigenti
di collocare il PD nel cuore pulsante di tre grandi sfide: la crisi della
politica, la crisi delle istituzioni, la crisi della società.
Sulla crisi della
politica molto si è detto e attivato nella società italiana. Ma nessun progetto
è stato capace di costruire un percorso vero di riforma della politica. In molti
casi si è addirittura confusa la riforma della politica con la riforma
dell’economia, o dell’welfare o delle stesse istituzioni. Si è negata in
sostanza l’enorme difficoltà che la politica aveva in sé nel suo modo di
pensarsi e agire. La crisi è stata trascurata e alla fine è esplosa in tutta la
sua drammaticità fino al punto di alimentare una campagna di anti-politica e di
anti-casta. Non c’è stata, né dopo la crisi degli anni Sessanta, nè dopo la
crisi degli anni Novanta la capacità di autoriformarsi nei valori, nella cultura
politica e nei meccanismi di decisione e di partecipazione.
Adesso è necessario
farlo e Walter Veltroni ha avuto il coraggio di avviare un percorso.
Partecipazione e decisione finalmente non vengono posti in conflitto. La
partecipazione diventa una risorsa da attivare a discapito di chi ha teorizzato frettolosamente l’eclissi di tale dimensione delle democrazie mature. Le
primarie sono state uno strumento per innescare la scintilla della
partecipazione, Adesso è necessario coltivare tale dimensione sul piano
progettuale e territoriale per supportare la classe dirigente e la vita
democratica dei cittadini di nuovi strumenti in grado di incidere sulle grandi
decisioni nazionali e sulla vita locale nelle sue diverse articolazioni.
Ma sarebbe un errore
pensare alla partecipazione come antitetica alla decisione. Anche quest’ultimo
tratto della politica deve essere riformato e deve essere visto come una grande
risorsa che segna le capacità delle nuove leadership
E della funzionalità
democratica delle Istituzioni.
Decidere non è il
vecchio decisionismo. Decidere è esercizio della responsabilità e capacità di
selezionare le possibili scelte. Decidere è trasparenza e soprattutto applicare il modo di fare politica che è ormai parte integrante delle nuove
leadership europee che possiamo riassumere nello slogan “detto, fatto” che già
Zapatero oggi, e prima, Tony Blair hanno saputo ben applicare.
Ma non basta la
riforma della politica, c’è anche di fronte al Partito Democratico la riforma
delle Istituzioni. Anche le Istituzioni debbono subire un profondo cambiamento.
Furono pensate nella nostra stupenda cultura costituzionale per rappresentare
e includere nella democrazia tutti i soggetti sociali e i territori nelle
Istituzioni. Ognuno doveva ritrovarsi e sentirsi parte integrante delle
Istituzioni democratiche in un Paese con alla spalle una debole storia
democratica e statuale e attraversate da tensioni antisistema come il
terrorismo e di corrosione del sistema come le mafie. La diffusione capillare
della democrazia è stata affidata ai partiti e le Istituzioni hanno svolto un
ruolo ancillare.
Oggi abbiamo bisogno
di Istituzioni forti e funzionanti, in grado di tenere il passo con il
cambiamento della società. Naturalmente libere da conflitti di interesse e da
pulsioni autoritarie. Il progetto del Partito Democratico può sbloccare
realmente il nostro sistema istituzionale con un bipolarismo mite e competitivo,
libero dalla cultura amico-nemico e anche dal tarlo del consociativismo. La
legge elettorale dovrà essere coerente con tale nuova impostazione, così come
il Parlamento dovrà avere una sola Camera avente funzioni legislative, un
ridotto numero di
Parlamentari, dovrà
conseguire una maggiore speditezza nei lavori e liberarsi di tutti quei
privilegi che hanno trasformato i parlamentari in una casta.
IL Partito
democratico dovrà forgiare la sua identità e la sua cultura di governo
confrontandosi con un’altra grande sfida: la crisi e la trasformazione della
società.
La società italiana è
ormai troppo chiusa, organizzata in corporazioni, con profonde ingiustizie
sociali e territoriali e con una debolissima capacità dinamica di stare al passo
della competizione nel complesso della globalizzazione. Fiducia, valori di
coesione, sicurezza, capacità produttiva, innovazione e ricerca,
sburocratizzazione, giustizia ed equità fiscale, lotta alle mafie hanno
bisogno di una leadership adeguata e di un progetto di riorganizzazione del
Paese con grandi e radicali riforme. Solo con un forte partito e con una moderna
classe dirigente si potrà affrontare questa sfida.
Veltroni l’ha
lanciata, adesso bisogna farla vivere capillarmente nel cuore e nella testa
degli italiani.
Il libro di Emanuele
Giudice ci invita a comprendere il progetto fi Veltroni e del Partito
democratico attraverso un cammino nella vita sociale e politica italiana, ci dà
una lettura intelligente degli avvenimenti, ci mette di fronte ai passaggi
cruciali dell’avvio del progetto, ma il suo linguaggio diretto e arguto scorre
sempre dentro i binari della memoria e della tensione progettuale.
Un testo, insomma,
per capire meglio ed entrare dentro la logica e il cammino del Partito
democratico.
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