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Certezze, 2002

Prefazione

Cristiano Mazzanti

Navigazione marina e aerea. Il dubbio la stella polare con il "forse" come bussola. La poesia con ali di farfalla, di falena e di aquila come mongolfiera lirica al vento della Storia.

Il porto segnato sulla mappa interiore, ancora nascosta nel cofano dei pirati con la nave – albero ancorata nell'infanzia, a quello della Verità anche se le sue scogliere sono morsi di piraña sul fondale affilato dei ricordi.

Le tematiche della silloge, apparentemente diaristiche o intimiste, sono molteplici e si presentano in un crescendo poetico ed emotivo fino alle liriche finali segnate dalla magistrale descrizione della Morte tramite il "colpo di requiem" e il cimitero arato dal silenzio.

Fra le prime liriche, vivaci, allegre e descrittive, quasi primaverili, fa già capolino tutta la profondità della poetessa non solo con acquerelli di parole come "rosato turgore d'oleandro" (un flash così avrebbe fatto invidia senz'altro agli impressionisti) ma con affondi simbolici nello scenario dove l'amore sciolto nel mare (e quindi obbligato a divenire salato) fronteggia una meravigliosa descrizione macchiaiola della vecchia assediata dal pulviscolo dei discorsi dei flirts piroettanti. (Immediata una sensazione di riferimento al Sabato del Villaggio con il Leopardi in fuga dalla domenica).

Le cicatrici affettive trovano una espressione sublime nel corpo-anima sacrificale trasformato in un altare dove si nota la presenza classica della farina e del miele: due ingredienti innocenti di squisitezza culinaria che vengono a incidere una delle immagini più efficaci. Anche l'amore, infatti, si presenta come farina e miele, impasto di corpi, di promesse, di sensazioni e dolcezza e poi rimane il calco come nei fossili preistorici.

La rotta di queste poesie, man mano che si srotola il portolano, non ammette fughe, neppure nell'intimismo spirituale più volte adescato dai chicchi del Rosario, irregolari in quello domestico, come un serpente vertebrato: le Beatitudini sono in forma esistenziale, nel "Dasein", nell'essere qui, nell'esserci e d'altra parte gli stessi vangeli dicono beati quelli che... al presente, non ad un futuro imprecisato.

L'autrice, nelle sue confessioni "tecniche" nel senso di poesia poesis, artigianato verbale e fonetico, si mostra anche abile domatrice del tempo, con i giorni che scodinzolano, e delle parole che si presentano ora in un ripostiglio per aver mancato l'appuntamento con il mare, ora in abito da sera, in frac ma col pericolo di aver la coda tagliata. (E non sarebbero pochi quelli pronti a spennare il "pinguino" lessicale, da Modugno alla falce di luna).

Molto rimane ancora da evidenziare considerata la particolare forza descrittiva e sintetica di queste liriche che dovrebbero essere strizzate come un limone, possibilmente acquistato da Montale.

Per non fare inghiottire al lettore – navigatore, troppa carta "fuori ordinanza" – chiudo con una raccomandazione che scaturisce dalla prima poesia e da una delle finali: dobbiamo scioglierci, tuffarci nell'oceano della esistenza per ricercare il seme originario della nostra umanità e saper vivere per condividere. E questo ve lo dice una scrittrice così realista che porta il suo sogno a fare la scalata ...in trattore!

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