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Prefazione a
Canti non solitari

Un giudizio ungherese sull'opera di Maria Grazia Lenisa

Kalman Ternay

Maria Grazia Lenisa sa fissare momenti di meditazione e di sogno in versi schietti non appesantiti da rime... Per esempio, «Il Cortile» alita la visione candida di una fanciulla: essa racconta col canto le piccole gioie che le offrono le erbe, il sole i prati i fiori: la comunione affettiva con la natura è indizio di un'anima assetata di luce.

Si sente che chi scrisse queste poesie è nata in mezzo ai campi, ne ha la semplicità nelle vene e nella parola; di questo è testimonianza la stupenda «Mezzadria» che contiene un passo commovente della cronaca famigliare, e scolpisce profili nitidi senza orpelli romantici: come si addice ai figli della terra. Anche «Il solaio» parla un linguaggio genuino, quelle dei ricordi radicati nel suolo e nel cuore

«Il tempo muore con noi» ha dato titolo, intonazione e cornice generale simbolica a questi canti, che hanno la freschezza di lor genesi nei suoi giovani anni, ma nel contempo esso titolo contiene come un calice d'oro il simbolo cardine e chiave di questo mondo lirico.

L'immagine metafisica è sostenuta da un accorato senso umano del trapasso – melodia principale di meditazione di ogni nostro momento terrestre; è uno snodarsi di immagini e di concetti poetici, eppure ha la struttura diamantina di un sillogismo, la solida costruzione di un corollario che si compie con la conclusione, ad un tempo molto ponderata e suggestivamente risolta: « Sì, il tempo muore con noi... noi...»

Il culmine della forza poetica di questa poesia è nel rimpianto di aver perduto l'abbraccio con la Madreterra e negli impulsi ineluttabili della nostalgia.

Vi sono delle battute semplici che equivalgono a tante confessioni. Ritorna nella mente ciò che Goethe disse nelle sue liriche...; questi canti non sono che die Rruchstuecke einer grossen Confession. (Esempi: «Seppi allora...», «Ora, talvolta, guardandomi...»). Qui si sente il contatto mai rilassato che legò Anteo alla Terra...; e secondo me è una prova della vera vocazione al canto.

Infine le tre liriche, vincitrici del premio «Vallombrosa», sono permeate da una poesia cosmica potente: come visione solitaria di mondi in composizione e decomposizione, come concezione pessimista dell'essere universo e come espressione sostenuta di solennità, conforme all'argomento. E l'accorato senso di caducità che pervade ogni ritmo del «Crollare di miti...». Che dire di questa maturità di esegesi delle contraddizioni immanenti della vita umana, in una giovinetta? La poetessa Maria Grazia Lenisa è destinata ad attingere altissime vette.

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