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Note critiche a
I Credenti
Cornelio Fabro
"Corriere degli artisti", Milano
Ora il paesaggio è completamente cambiato. E non alludo
al paesaggio geografico: la poetessa,
divenuta nel frattempo sposa e madre, ha lasciato il nostro Friuli...
Ma
soprattutto alludo al nuovo clima spirituale: tutto ora è o sembra
cambiato: la terra, gli uomini, il sole prima ancora del paesaggio. Non più i dolci colori della pianura e delle colline
venete, ma una terra a volte aspra,
investita da un sole
bruciante, a cui l'uomo strappa con disperata fatica appena il necessario
per sopravvivere. La poetessa ne ha subito il trauma e il
suo canto è il documento della sua umana, sofferta
partecipazione:la sua poesia pare ci voglia indicare questa indomita volontà
dell'uomo che, gettato dalla nascita sulla terra,
ha accettato la
sfida degli elementi avversi e vi rimane fedele come per un
antico patto sacro. Si ha quasi l'impressione che in tanto
fervore di studi meridionalistici soprattutto in questo secondo
dopo guerra,che la testimonianza di questa poetessa, già in
questo suo primo approccio al sud, abbia afferrato il segreto
dolore di codeste genti ben più a fondo delle dotte
dissertazioni sociologiche che imperversano da ogni parte. Le sue
impressioni sorgono dal fondo primo delle cose e ti feriscono
dentro, ti legano al loro dramma con un filo inistruttibile di
amoroso dolore.
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autore |
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