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Prefazione a
Il tempo muore con noi

Ettore Allodoli

Maria Grazia Lenisa è una giovane studentessa di terza liceo classico a Udine e ha cominciato prestissimo a scrivere versi, al solo scopo di rendere più buona e più vera la sua vita agli inizi della giovinezza.

Sono tante le poetesse, si dirà, e non si dovrebbe incoraggiare la nascita di altre. Ragionamento capzioso; perchè impedire il sorgere di una vocazione, quando è spontanea e sincera come in questo caso della Lenisa, sarebbe cosa antinaturale e crudele.

La Lenisa, sebbene giovanissima, ha in sè i requisiti necessari per potersi affermare pubblicamente: ci sono in lei doti istintive, una pensosa intelligenza, e la sensazione di esser pronta a rendere manifesto, anche agli altri, il suo mondo interno. La sua presa di contatto con la realtà delle cose, della natura e del pensiero è un possesso afferrato in modo delicato e originale. Essa diventa tutta una cosa con l'erba che cresce, con la spiga, che s'alza diritta verso il sole.

C'è soprattutto in lei una grazia di dire anche le cose più trepide e cariche d'ignoto destino o di sofferenza: attraverso il sorriso di questa giovinetta s'intravede, come essa stessa dice, un'altra sincerità più genuina: quella del pianto.

Nonostante la giovane età il suo pensiero si ferma sulle cose ineluttabili e sul destino del vivere, quando dice: «L'anno che si aggiunge all'anno | mi rende intensamente vecchia, | d'una vecchiezza che non ha rughe, | liscia come buccia di mela, | ma l'anima, invisibile | porta invisibili solchi. | Gli anni... nessuno s'accorge che passano, | quando il sangue si carica di brividi | se uno sguardo attraversa la carne innocente. | Poi un bacio vi lascia il suo segno | e l'ora acquista un tacito sapore angoscioso». La Lenisa, la quale s'accorge come il tempo muoia con noi, sogna appunto un'ebbrezza spirituale, quella di vivere senza tempo.

Giovinetta e donna che sa anche gustare, ripensandolo, il dono di essere stata bambina. Ma, insieme, la sua femminilità in attesa non è che una contingenza occasionale.

E' un poeta che comincia a cantare con una voce tutta sua, una voce che è già forte e piena ed ha un tono ora dolce ora grave, che sì distingue nel coro affannoso e incomposto dei tanti nuovi poeti.

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