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Introduzione a
L'amoroso gaudio
Ninnj Di Stefano Busà
Dentro un binario sempre agibile di immagini inconsuete, di metafore dilatate
e di miti, di illusioni, di chiaroscuri la parola lirica è continuamente
assorbita dalle infinitesime sue suggestioni: `parola amante" nelle latebre del
rituale amoroso. Quasi sempre la produzione di Maria Grazia Lenisa è stata
contrassegnata dai critici come sostanziata dalla contrapposizione sacro/profano
a carattere trasgressivo, ma il risultato è sorprendente, un chè di esperienza
straordinaria che convince ed è irripetibile, proprio perchè posto a controllare
un fecondo gioco di trasgressioni intellettuali della massima libertà
interpretativa. Si sostanzia alla carnalità circoscritta ad un ludus erotico,
tende ad una sublimazione che aspira alla conciliazione del reale, ove
confluiscono le sue piene sotterranee . Ella ritenta la pacificazione con l'io
(perchè no?), con l'angelo caduto in una temperie di estrema purificazione. Il
panteismo della sua religiosità è perno di quel tal segno mistico cui appartiene
il significato dell'uomo e si ripropone (uno e mille) al primo salto nel vuoto
del peccato originale. Dal parossismo demitizzante della perversione profana lo
spirito intuisce l'elevazione, come Icaro ritenta il volo per la salvezza. La
tensione del verso è panica, la rarefazione passionale si abbandona e si
stempera ad una visione cosmica e universale, quasi epifanica del linguaggio.
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autore |
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